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5 Aprile 2026
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Nel cuore dell’Affruntata, il racconto del capospalla della Madonna e quell’emozione che unisce Vibo (VIDEO)

Dalla tradizione tramandata di padre in figlio al momento in cui cade il velo. Francesco Colelli racconta cosa succede prima, durante e dopo: tra fede, tensione e pura emozione

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L’Affruntata di Vibo Valentia non è soltanto una celebrazione religiosa. È una memoria collettiva che si trasmette di padre in figlio, attraversando generazioni e trasformandosi in identità. Francesco Colelli, componente della confraternita del Rosario e capospalla della Madonna, lo racconta così: “Io sono legato alla confraternita dalla nascita. È una appartenenza che si tramanda: quando ho registrato i miei figli al Comune, il pomeriggio li ho portati in confraternita”. Un legame che non è solo familiare, ma profondamente comunitario: “È qualcosa di familiare ma anche collettivo. A Vibo la Pasqua è vissuta in modo ancora più intenso del Natale”.

La confraternita del Rosario, radici umili e identità popolare

La confraternita del Rosario affonda le sue radici nella storia sociale della città. Era la confraternita dei contadini, espressione di una comunità semplice e legata alla terra. Colelli ne rivendica l’identità: “Era una confraternita umile, legata al lavoro della terra. Le confraternite rappresentavano i mestieri della città”. E proprio da quella dimensione nasce una delle tradizioni più suggestive: i colpi di fuoco del Venerdì Santo. “Quei botti erano l’orologio dei contadini. Segnavano le ore per chi lavorava nei campi e annunciavano il momento di tornare per la processione”.

Cos’è davvero l’Affruntata

Il cuore della Settimana Santa vibonese è l’Affruntata: l’incontro tra la Madonna e il Cristo risorto, mediato da San Giovanni. Un rito che affonda nella necessità di rendere visibile il messaggio evangelico: “Nasce per rappresentare visivamente i Vangeli a chi non sapeva leggere. Era un modo per far conoscere la fede attraverso le immagini”.

Oggi, però, quella tradizione ha superato i confini locali: “Negli ultimi anni è cresciuta tantissimo. È diventata una manifestazione di rilievo nazionale”. E arriva persino oltre oceano: “L’anno scorso Lady Gaga ha condiviso un contenuto sull’Affruntata. È stato un segnale di quanto questa tradizione sia arrivata lontano”.

Dietro le quinte: niente prove, solo memoria

A differenza di quanto si potrebbe pensare, l’Affruntata non si prova. Non esistono prove generali, né allenamenti strutturati. “Non viene provata. È qualcosa che si impara vivendo, fin da bambini. Diventa un automatismo”, spiega Colelli. Un rito che si interiorizza: “Chi la fa, la sogna da sempre. Io ricordo mio padre, la tensione, l’ansia. Oggi provo le stesse cose”.

Il peso della statua e il ruolo del capospalla

Essere capospalla della Madonna significa guidare il movimento della statua, dare il ritmo, prendere decisioni in frazioni di secondo. “Il capospalla è quello che gestisce tutto: il passo, i movimenti, le indicazioni. È una responsabilità enorme”. Ogni statua ha le sue difficoltà: “San Giovanni richiede resistenza, il Cristo è pesante, la Madonna è lo scatto finale, la corsa decisiva”.

L’adrenalina che non si può spiegare

Il momento clou è uno solo: la caduta del velo della Madonna. “Quando cade il velo e senti il boato, ti vengono i brividi. In quel momento la città è unita”. Un’emozione difficile da tradurre: “Non l’ho mai provata in nessun’altra cosa nella mia vita. È qualcosa che non si può paragonare”. E ancora: “Durante l’Affruntata entri in uno stato quasi mistico. Non ti accorgi nemmeno della folla”.

Tra fede e scaramanzia

Accanto alla dimensione religiosa, sopravvive anche una componente scaramantica. Colelli lo ammette senza esitazioni: “Io uso le stesse scarpe da 23 anni. Le metto solo a Pasqua. Se le cambiassi, avrei problemi”. E non è l’unico rituale: “La vesta si lega sempre nello stesso modo e spesso dalla stessa persona. Sono gesti che si tramandano”.

Il futuro: custodire, non cambiare

In un tempo in cui molte tradizioni si trasformano o si perdono, l’Affruntata resiste. E Colelli ha un solo desiderio: “Vorrei che rimanesse così com’è. Non deve diventare uno spettacolo, è già perfetta nella sua autenticità”. Un’eredità da proteggere: “È qualcosa che dopo 500 anni riesce ancora a emozionare. Ed è questo il suo valore più grande”.

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