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3 Aprile 2026
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‘Ndrangheta nel Vibonese, revocata la sospensione della pena: in carcere Pantaleone Mancuso, “l’ingegnere”

Il provvedimento eseguito dai Carabinieri di Nicotera. L’uomo, padre del collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso, deve scontare 1 anno, 4 mesi e 8 giorni per violazioni alla sorveglianza speciale

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I Carabinieri della Stazione di Nicotera hanno dato esecuzione a un provvedimento di revoca del decreto di sospensione dell’ordine di esecuzione per la carcerazione, con contestuale ripristino dell’ordine stesso, emesso l’1 aprile dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura della Repubblica di Vibo Valentia. Il provvedimento riguarda Pantaleone Mancuso, detto “l’ingegnere”, figura nota nel contesto criminale del territorio vibonese

La condanna definitiva

La misura trae origine da una sentenza di condanna divenuta irrevocabile, con la quale è stata inflitta la pena di 1 anno, 4 mesi e 8 giorni di reclusione. La condanna è legata a reiterate violazioni degli obblighi connessi alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno.

L’arresto e il trasferimento in carcere

Dopo le formalità di rito, l’uomo è stato arrestato e quindi tradotto presso la Casa circondariale di Vibo Valentia, come disposto dall’Autorità giudiziaria procedente. Pantaleone Mancuso è il padre di Emanuele Mancuso, oggi collaboratore di giustizia, elemento che negli ultimi anni ha inciso sugli equilibri investigativi nel territorio. L’operazione si inserisce nell’ambito delle attività di controllo e repressione delle violazioni alle misure di prevenzione personali disposte dall’autorità giudiziaria.

Il profilo giudiziario

Nel gennaio del 2025, il Tribunale di sorveglianza di Napoli, accogliendo un ricorso dell’avvocato Francesco Capria, aveva disposto la cessazione della pericolosità sociale di Mancuso, consentendone il ritorno in piena libertà, senza alcuna misura restrittiva. Secondo i giudici partenopei, durante la permanenza nella casa-lavoro di Aversa, dove era stato trasferito dopo l’arresto del 15 marzo 2019 in una sala bingo di Roma, l’uomo avrebbe mantenuto un comportamento definito “immune da censure”.

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