A Dasà, poco più di mille abitanti nel cuore delle Serre vibonesi, la Pasqua non finisce la domenica. Prosegue, intensa e identitaria, nel martedì successivo, quando si celebra la ’Ncrinata, un rito che affonda le sue radici nel 1711. Il sindaco Raffaele Scaturchio ne sottolinea la forza della tradizione: “Questo rito si è tramandato di generazione in generazione per oltre tre secoli. Già da bambini i nostri nonni ci parlavano di questa festa”. Una continuità mai interrotta: “Perdersi nel tempo no, perché è l’unica festa davvero sentita dalla comunità”.
L’unica vera festa del paese
A Dasà la ’Ncrinata non è solo un appuntamento religioso. È la festa identitaria. “Siamo uno dei pochi paesi che non celebrano il santo patrono con processioni. L’unica vera festa è questa”, spiega Scaturchio. Un evento che tiene insieme comunità parrocchiale e civile, diventando il cuore stesso della vita collettiva.
Il significato del nome e il senso del rito
Il termine ’Ncrinata non deriva, come si potrebbe pensare, dall’inchino. “Deriva da una terminologia greca, dal verbo ‘inclinare’, cioè rivolgersi e girarsi verso il Cristo”. Il gesto è tutto lì: la Madonna della Consolazione che corre in salita, seguita dal popolo, per incontrare il Cristo risorto.
Il martedì di Galilea: perché non si celebra a Pasqua
Una delle particolarità del rito di Dasà è la data. “Non è una scelta casuale. Si celebra il martedì dopo Pasquetta, il cosiddetto martedì di Galilea, che segna la conclusione del periodo pasquale”. Un tempo liturgico preciso, che distingue la ’Ncrinata dalle altre rappresentazioni calabresi.
La corsa della Madonna e del popolo
Il cuore della celebrazione è una corsa. Ma non è solo simbolica. “La particolarità è che tutto il popolo corre dietro la Madonna. Non solo i portatori: tutti”. Un’immagine potente: “Ogni metro che la Madonna percorre, dietro c’è una marea di persone. È un popolo intero che si muove insieme”. E quando la corsa accelera: “Dopo la curva si parte di scatto. E chi guarda, finisce per correre anche lui”.
Il momento decisivo: “’Ncrinata cattabona”
C’è un attimo che decide tutto. “Il momento più emozionante è la fine, quando si dice ‘’ncrinata cattabona’, cioè è riuscita bene”. Ma il segnale arriva prima: “Quando viene tolto il manto nero e resta quello azzurro della resurrezione, lì capisci che tutto è andato come deve”.
Lacrime, fede e preghiera
Dentro quella corsa si concentra un anno intero di attese, paure, speranze. Scaturchio lo racconta senza retorica: “Alla fine scoppiamo tutti in lacrime. Sono lacrime di gioia, ma anche di liberazione”. E aggiunge: “C’è chi corre per un voto, chi per una grazia, chi per la propria famiglia. Chi crede, lì cerca una risposta”.
Un rito che diventa economia e turismo
Negli ultimi anni la ’Ncrinata è diventata anche un attrattore turistico. “Nonostante sia un giorno lavorativo, c’è sempre un grande afflusso. Abbiamo avuto anche oltre 5mila presenze”. E il paese si prepara: “Ristoranti e attività lavorano da giorni. È diventato un evento anche economico”.
Dalla tradizione al futuro: il museo e la “tornanza”
Attorno alla ’Ncrinata nasce anche un progetto di valorizzazione. “Abbiamo pronto il progetto per un museo multimediale dedicato al rito”, annuncia il sindaco. Ma la sfida più grande è contro lo spopolamento: “Non parliamo solo di restanza, ma di ‘tornanza’”. E qualcosa si muove: “Sette americane hanno comprato casa a Dasà grazie a un progetto legato alle tradizioni e al cibo locale”.
“Chi viene una volta, torna”
Il messaggio finale è un invito. “Chi viene a vedere la ’Ncrinata assiste a un evento unico, capace di trascinare emotivamente un intero paese”. E la promessa è semplice:
“Chi viene una volta, torna sicuramente”.







