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5 Aprile 2026
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LIVE L’Affruntata accende la Calabria: le immagini del rito più emozionante della Pasqua (VIDEO)

Da Sant’Onofrio a Stefanaconi fino a Vibo Valentia: immagini, volti e istanti della corsa che racconta fede, tradizione e identità. Segui il nostro live blog minuto per minuto

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La Pasqua in Calabria entra nel suo momento più intenso, quello in cui fede, tradizione e identità popolare si intrecciano in un unico racconto collettivo. È il giorno dell’Affruntata, il rito che simboleggia l’incontro tra la Madonna e il Cristo Risorto, capace ogni anno di richiamare migliaia di persone nelle piazze. Da Sant’Onofrio a Stefanaconi, fino a Vibo Valentia, la corsa dei simulacri diventa il cuore pulsante delle celebrazioni: un gesto antico che si rinnova, carico di emozione e significato.

Calabria7 segue in diretta i momenti più significativi, con immagini, aggiornamenti e testimonianze dai luoghi della tradizione.

🟥 Ore 10:00 – Sant’Onofrio, si rinnova il rito dell’Affruntata

A Sant’Onofrio si consuma uno dei momenti più intensi della Pasqua. Dopo l’attesa, la corsa dei portatori rompe il silenzio della piazza. La Madonna, ancora velata, viene condotta verso il Cristo Risorto. Poi l’incontro: il velo cade e la scena si carica di una forte partecipazione emotiva, tra applausi e commozione. Un rito antico che si ripete ogni anno, capace di coinvolgere l’intera comunità.


🟥 Ore 11:30 – Stefanaconi, fede e tradizione nel segno della continuità

Anche a Stefanaconi l’Affruntata si svolge secondo una tradizione profondamente radicata.
La piazza segue in silenzio i movimenti dei simulacri, fino al momento culminante della corsa. L’incontro tra la Madonna e il Cristo Risorto segna il passaggio dalla sofferenza alla gioia: un gesto simbolico che rinnova il significato della Pasqua e rafforza il senso di appartenenza della comunità.


🟥 Ore 12:00 – Vibo Valentia, l’Affruntata più attesa

Le lancette degli orologi segnano le 12. Siamo nel cuore pulsante di Vibo Valentia. Bambini, donne, giovani e anziani, stretti l’uno all’altro, quasi a proteggersi, con passo svelto si affrettano per trovare il posto migliore da dove vedere il secolare “Incontro”.

L’Affruntata o Affrontata, chiamata anche Cunfrunta, Cunfruntata, Cumprunta, Cumprunti, Ncrinata, a Giunta, è molto più di un rito: è un momento identitario che attraversa i secoli.

La “Svilata” e l’attesa che diventa emozione

È quasi mezzogiorno. Il secolare rito si ripete. Vibo Valentia è in festa. Tra piazza Municipio e corso Vittorio Emanuele III migliaia di volti. Tutti in religioso silenzio, concentrati ad assistere allo spettacolo emozionante della “Svilata”. San Giovanni con andatura svelta comincia a macinare strada. L’andatura è incerta, il passo tradisce l’incredulità. Poi quello sporgersi in avanti, quasi un saluto diffidente, uno strano inchino, seguito da una repentina marcia indietro. Ancora, di nuovo, la stessa scena. La stessa snervante ritrosia. Il confronto mancato ma cercato, con un incedere sempre più incalzante.

Il momento decisivo: quando la gioia scaccia il lutto

L’ansia diventa contagiosa. L’esitazione cresce. Poi, finalmente, l’incontro tanto sospirato. La madre, ormai sazia di disperazione, si trova davanti il figlio che credeva morto. Lascia andare via il suo lutto. Il manto nero viene strappato via. E così, finalmente, la gioia scaccia il dolore, la vita sconfigge la morte.Un’esplosione silenziosa ma potentissima, che ogni anno si rinnova identica e diversa.

Un rito antico, tra fede e teatro sacro

Più di tre secoli fa tutto ciò veniva descritto come un «mirabile artificio», un rito dalle radici antiche, carico di pathos ed emotività. Onofrio Brindisi raccontava con stupore di come, la domenica di Pasqua, “si accresce la festa nella città di Vibo Valentia con una processione di mattina col concorso di quasi tutta la città… incontro qual riempie di molta tenerezza d’affetto i circostanti”.

L’Affruntata, la Cumprunta, la Cunfruntata, la Svilata è oggi una tradizione diffusa in molti centri del Vibonese, del Catanzarese e del Reggino, con varianti anche significative. Le sue origini si collegano probabilmente alle sacre rappresentazioni medievali e rinascimentali, con analogie che arrivano fino alla Sicilia, Malta e Spagna.

Al di là dei nomi e delle varianti, ciò che resta immutato è il ruolo dei portantini. Sono loro a raccontare senza parole il messaggio della Resurrezione. È nella loro gestualità che prende forma la narrazione: l’annuncio di San Giovanni, l’incredulità di Maria, fino alla liberazione finale. Ogni movimento è rito, ogni gesto è significato, accompagnato da una partecipazione corale intensa.

Il rito senza parole che parla a tutti

La particolarità di questa rappresentazione è proprio questa: nessuna parola, solo azioni. Una liturgia popolare che diventa teatro sacro, dove il linguaggio è universale e arriva diretto al cuore. E anche l’attesa fa parte del rito: spesso il momento viene rallentato, quasi sospeso, aumentando la tensione tra i fedeli. Perché se qualcosa va storto – una caduta, un velo che non si apre – il timore è quello di un cattivo presagio per la comunità.

Anche quest’anno tutto è andato come doveva

Anche quest’anno è andato tutto bene. Il velo nero è caduto, senza esitazioni. Nessun colpo di scena. Nessuna ombra. Cristo risorto, Maria e Giovanni si sono presentati agli occhi della comunità vibonese, che li ha accolti con devozione e commozione. E mentre la folla si scioglie lentamente, resta quella certezza antica: questa storia si ripeterà ancora. E Vibo la custodirà nel cuore, aspettando la prossima Pasqua.

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