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5 Aprile 2026
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La lezione del luminare vibonese Giuseppe Curigliano: “Vi spiego come si può sconfiggere il cancro”

Il numero uno degli oncologi europei: niente svolta definitiva nel breve periodo, ma oggi si può battere il tumore giocando d’anticipo tra diagnosi precoce, tecnologie e prevenzione

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C’è un filo sottile ma potentissimo che lega la Calabria alle eccellenze mondiali della medicina. È quello che attraversa la storia del dottor Giuseppe Curigliano, oggi presidente degli oncologi europei, ordinario alla Statale di Milano e vicedirettore scientifico dell’Ieo. A raccontarlo è lui stesso in una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, firmata da Aldo Cazzullo. «Calabresi di Monterosso, piccolo paese in provincia di Vibo. Generazioni di emigranti», dice. Una memoria familiare segnata dalle partenze, dai sacrifici, dalla ricerca di un futuro migliore. E proprio da lì nasce anche la sua identità scientifica. «Quando feci un periodo di formazione a Harvard – ricorda – mi chiesero di tenere una conferenza. La prima slide che proiettai era la foto del nonno in uno studio fotografico di Boston, con il fucile in pugno».

L’emigrazione, la famiglia e il ritorno

Una storia che è anche quella di tanti calabresi. «Mio padre Vincenzo nacque in Calabria, ma alla fine degli anni ’50 la vita era impossibile. Così partì per il Canada con mia madre Rosina. Sono cresciuto bilingue. Siamo tornati che avevo dieci anni». Nel cuore dell’intervista al Corriere della Sera, il messaggio più forte riguarda proprio il rapporto con la malattia. «Il paziente non deve mai perdere la speranza. Mai. Perché la speranza è il motore del malato». Parole che non sono slogan, ma una vera e propria visione terapeutica. «Bisogna fare tutto il possibile perché quella persona possa convivere con la malattia, senza perdere mai la speranza che un giorno possa arrivare una scoperta capace di cambiarne la storia».

La sfida al cancro: tra ricerca e futuro

La cura definitiva resta lontana. «Temo non nei prossimi cento anni», ammette con realismo. Ma la scienza, intanto, corre. Oggi, spiega Curigliano, è già possibile intercettare il tumore in fase precoce. «Utilizziamo la biopsia liquida, troviamo tracce del Dna tumorale nel sangue». Una rivoluzione silenziosa che cambia completamente l’approccio alla malattia. E poi c’è la frontiera dei peptidi, capaci non solo di individuare le cellule tumorali ma anche di colpirle selettivamente: «Lo stesso peptide che svela le cellule tumorali lo puoi caricare di più per ucciderle».

Prevenzione e stile di vita: la lezione della Calabria

Accanto alla ricerca, resta centrale la prevenzione. E qui tornano le radici. «Uno stile di vita sano, più rallentato, meno stressante. Non a caso i più longevi sono nei paesini della Calabria e della Sardegna». Curigliano insiste su concetti chiave: alimentazione equilibrata, attività fisica, meno fumo e alcol, screening regolari. Perché oggi più che mai la differenza la fa la diagnosi precoce.

L’incontro con Veronesi e l’eccellenza dell’Ieo

Nel suo percorso c’è anche un nome simbolo della medicina italiana: Umberto Veronesi. «Per noi oncologi era una divinità in terra», racconta. Fu lui a convincerlo a tornare in Italia: «Mi disse: “Tu devi venire a lavorare qui, nascerà un istituto nuovo, davvero internazionale”». Da quell’incontro nasce una delle realtà più avanzate in Europa, l’Ieo di Milano. La visione finale è quasi filosofica. «Se arrivasse la cura per il cancro, diventeremmo quasi immortali. Scoprire la cura potrebbe significare scoprire il codice della vita».

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