Un colpo durissimo alla ‘ndrangheta delle Preserre vibonesi. Ancora una volta la Dda di Catanzaro colpisce il “locale di Ariola”. Dopo i Maiolo di Acquaro, al centro dell’inchiesta ci sono ora altre due famiglie di ‘ndrangheta di Serie A dell’entroterra: gli Idà e gli Emanuele di Gerocarne.
Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, Arianna Roccia, ha firmato un’ordinanza cautelare che vede complessivamente coinvolte 61 persone. Per 46 è stata applicata la misura cautelare in carcere mentre per altri otto l’obbligo di dimora o la presentazione alla polizia giudiziaria. A vario titolo sono accusati di essere affiliati o contigui al Locale dell’Ariola, storica articolazione mafiosa egemone nell’area sin dagli anni Ottanta.
Il cuore dell’inchiesta: la ‘ndrina Emanuele-Idà
Al centro del procedimento si trova la ‘ndrina Emanuele-Idà, attiva nei territori di Vazzano, Soriano Calabro, Sorianello e Gerocarne. L’indagine ne ha ricostruito l’attuale organigramma, i settori operativi — armi, estorsioni, narcotraffico — e la posizione dominante conquistata dopo decenni di faida contro il clan rivale dei Loielo. I fratelli Bruno ed Gaetano Emanuele, da lungo tempo detenuti, sono indicati dai collaboratori di giustizia come i vertici indiscussi della consorteria. In loro assenza, la reggenza è stata affidata nel tempo a figure come Franco Idà, detto “Nuccio” o “Linuccio”, cognato degli Emanuele, e a Domenico Zannino, detto “Testazza”, descritto come capo dell’ala militare con controllo diretto sul territorio. Antonino Grillo è indicato come braccio destro dello Zannino, con mansioni specifiche di controllo del territorio per conto dei vertici detenuti.
La struttura è verticistica, con cariche e doti attribuite secondo i rituali codificati della ‘ndrangheta — picciotto, camorrista, sgarrista, fino alla dote della Santa e ai gradi superiori — e si inserisce organicamente nel Locale dell’Ariola, la cui posizione all’interno del Crimine di Polsi è documentata dall’ordinanza attraverso il ritrovamento di un pizzino con la copiata del 2014, recante il nome di Antonio Altamura quale riferimento d’area.
Le prove: intercettazioni, collaboratori, riscontri investigativi
L’impianto probatorio su cui si regge l’ordinanza è stratificato. Il gip ha valorizzato una mole imponente di intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, integrate da servizi di osservazione e controllo, dall’analisi dei tabulati telefonici e da monitoraggi Gps. A queste si sommano le dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, la cui attendibilità — già positivamente vagliata in precedenti procedimenti — ha consentito di ricostruire con precisione le gerarchie interne, le alleanze, le faide e i singoli episodi delittuosi.
Tra i collaboratori più rilevanti figurano Andrea Mantella, già considerato il boss più potente della città di Vibo Valentia prima della sua scelta di collaborare; Raffaele Moscato, cugino di Franco Idà e fonte privilegiata sulle dinamiche interne alla cosca; Nicola Figliuzzi, affiliato al clan Loielo, che ha ricostruito il piano di eliminazione sistematica dei vertici Emanuele elaborato dal cugino Rinaldo Loielo; Walter Loielo, che ha descritto dall’interno la faida e gli assetti attuali del Locale; e ancora Bartolomeo Arena, Enzo Taverniti, Francesco Loielo, Michele Ganino, Michele Camillò, Diego Zappia, Onofrio Barbieri e Rocco Oppedisano. Il gip sottolinea la “convergenza del molteplice” tra tutte queste fonti: soggetti diversi, provenienti da fazioni contrapposte, con canali informativi distinti, hanno descritto in modo sovrapponibile le stesse strutture, le stesse gerarchie, gli stessi episodi.
La faida: dagli anni Ottanta all’attualità
L’ordinanza ripercorre con puntualità cronologica l’intera parabola della faida tra gli Emanuele e i Loielo, che affonda le radici negli anni Ottanta e si trascina fino all’attualità con una sequela di agguati, tentati omicidi e progetti omicidiari mai interrotti. Il momento di svolta è il 22 aprile 2002, quando vengono uccisi i fratelli Giuseppe e Vincenzo Loielo, aprendo la strada all’egemonia degli Emanuele sulle preserre vibonesi. L’equilibrio regge fino al 2012, quando le misure cautelari dell’operazione “Luce nei boschi” privano la cosca dei suoi vertici. È in quel vuoto che Rinaldo Loielo tenta di riprendersi il territorio, avviando una nuova stagione di violenza: l’omicidio di Antonino Zupo (settembre 2012), i falliti agguati a Giovanni Emmanuele e Domenico Zannino, fino al tentato triplice omicidio del 5 novembre 2015 ai danni di Valerio, Rinaldo e Walter Loielo, uno degli episodi più analiticamente ricostruiti nell’ordinanza.
Per quel fatto — l’agguato lungo la S.P. 71 in direzione Gerocarne-Ariola, con diversi colpi esplosi contro una Fiat 500 — vengono ritenuti gravemente indiziati Alessio Sabatino e Vincenzo Sabatino, quest’ultimo alias “Portobello”. L’arma del delitto è identificata proprio nella Fiat 500 rossa di Sabatino Alessio, portata a lavare quella stessa sera presso un autolavaggio della zona industriale di Soriano Calabro. La spirale di violenza non si ferma: nel 2017 si susseguono il tentato omicidio di Giovanni Alessandro Nesci (1° aprile), l’omicidio di Salvatore Inzillo (21 giugno), un secondo attentato a Nesci (28 luglio) e l’esplosione di un ordigno sull’auto di Nicola Ciconte (25 settembre). Nel 2018, l’omicidio di Bruno Lazzaro, maturato all’interno di frizioni interne alla stessa cosca Emanuele. Le intercettazioni, citate nell’ordinanza, attestano infine la pianificazione di nuovi progetti omicidiari da parte delle nuove leve dell’organizzazione, le famiglie Idà, con il contributo di Antonio Campisi e Giuseppe Muzzupappa, quest’ultimo successivamente ucciso in agguato mafioso.
Maxi operazione: 350 uomini in campo
L’esecuzione dell’ordinanza ha visto un imponente dispiegamento di forze: circa 350 operatori della Polizia di Stato, con il coinvolgimento dello Sco, delle Squadre Mobili, della Sisco di Catanzaro, dei Reparti Prevenzione Crimine, unità cinofile, artificieri e Polizia Scientifica. Le indagini hanno documentato un controllo capillare del territorio, esercitato anche attraverso violenze e intimidazioni ai danni di cittadini e imprenditori. Dagli accertamenti emerge la disponibilità di armi, anche da guerra, utilizzate non solo per azioni criminali ma anche per attività di addestramento. Sul fronte del narcotraffico, l’inchiesta ha ricostruito una filiera strutturata con collegamenti nel Nord Italia. Gli indagati avrebbero utilizzato sistemi di comunicazione criptati, tra cui la piattaforma SkyEcc, per pianificare le attività.
Documentata la movimentazione di ingenti quantitativi di droga, tra cui marijuana e cocaina. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati: oltre 410 kg di marijuana; 1,5 kg di cocaina; hashish ed eroina; numerose armi, tra cui pistole, revolver, fucili e una mitragliatrice- Secondo gli investigatori, il traffico di stupefacenti rappresentava una fonte stabile di finanziamento per l’organizzazione.
I nomi dei 61 indagati
Custodia cautelare in carcere
Gerardo Accorinti, 42 anni, di Tropea
Ferdinando Bartone, 27 anni, di Gerocarne
Antonio Campisi, 35 anni, di Nicotera
Antonio Carnovale, 22 anni, di Piscopio
Michele Carnovale, 26 anni, di Piscopio
Giovanni Castagna, 54 anni, di Rombiolo
Maurizio Castagna, 50 anni, di Rombiolo
Domenico Chiera, 35 anni, di Gerocarne
Giuseppe Chiera, 38 anni, di Soriano Calabro
Michele D’Angelo, 26 anni, di Piscopio
Bruno Emanuele, 54 anni, di Ariola di Gerocarne
Caterina Emanuele, 55 anni, di Ariola di Gerocarne
Gaetano Emanuele, 51 anni, di Ariola di Gerocarne
Nazzareno Salvatore Emanuele, 21 anni, di Ariola di Gerocarne
Giovanni Emmanuele, 38 anni, di Sorianello
Salvatore Emmanuele, 32 anni, di Ariola di Gerocarne
Marco Ferdico, 41 anni, di Carugate
Giuseppe Giampaolo, 26 anni, di San Luca
Antonino Grillo, 42 anni, di Soriano Calabro
Arianna Idà, 27 anni, di Ariola di Gerocarne
Francesco Idà, 47 anni, di Gerocarne
Franco Idà, 61 anni, di Ariola di Gerocarne
Michele Idà, 34 anni, di Gerocarne (classe 1991)
Giovanni La Bella, 28 anni, di Piscopio
Santo Livoti, 39 anni, di Catania
Damiano Mamone, 43 anni, di Serra San Bruno
Filippo Mazzotta, 38 anni, di Soriano Calabro
Giuseppe Parisi, 49 anni, di Careri
Pietro Parisi, 46 anni, di Siderno (residente ad Alghero)
Giuseppe Santo Procopio, 41 anni, di Brognaturo
Michele Raso, 40 anni, di Polistena
Michele Ripepi, 26 anni, di Piscopio
Alessio Sabatino, 32 anni, di Gerocarne
Vincenzo Sabatino, 34 anni, di Gerocarne
Gianluca Serrao, 35 anni, di Ionadi
Aurelia Klaudia Solecka, 26 anni, di Rombiolo
Marco Stramondinoli, 42 anni, di Soriano
Gregorio Suriani, 38 anni, di Vibo Valentia
Domenico Tassone, 41 anni, di Gerocarne
Simone Tassone, 34 anni, di Gerocarne
Vincenzo Vallelunga, 40 anni, di Brognaturo
Salvatore Zannino, 48 anni, di Sorianello
Gaetano Zupo, 42 anni, di San Giovanni di Mileto
Arresti domiciliari
Marco Idà, 34 anni, di Gerocarne
Michele Idà, 29 anni, di Gerocarne (classe 1997)
Domenico Nardo, 25 anni, di Sorianello
Domenico Zannino, 37 anni, di Sorianello
Obbligo di dimora
Michelangela Alessandria, 44 anni, di Dasà
Lucia D’Agostino, 37 anni, di Soriano (residente a Cogliate)
Marco Fiorillo, 38 anni, di Piscopio (residente a Milano)
Sascha Fortuna, 47 anni, di Vibo Valentia (domiciliato a Monzuno)
Domenico Giardino, 60 anni, di Polistena
Ivano Idà, 44 anni, di Gerocarne
Valerio Leandro, 34 anni, di Simbario
Carmelo Ripepi, 25 anni, di Piscopio
Indagati a piede libero
Alberto Callagionda, 44 anni, di Ionadi
Carmelo Chiarella, 35 anni, di Vibo Valentia (domiciliato a Terni)
Salvatore Ciconte, 58 anni, di Sorianello
Vincenzo Cocciolo, 38 anni, di Sorianello
Nicola Criniti, 40 anni, di Soriano Calabro
Giovanni D’Anna, 41 anni, di Gerocarne
Nazzareno Di Renzo, 47 anni, di Vibo Valentia
Maria Assunta Emanuele, 35 anni, di Gerocarne
Nazzareno Emanuele, 28 anni, di Ariola di Gerocarne
Giuliano Nardo, 23 anni, di Sorianello
Vincenzo Primerano, 31 anni, di Soriano







