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8 Aprile 2026
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Vertenza Amaco, il grido disperato degli ex dipendenti: “Siamo stati svenduti nel silenzio delle istituzioni”

Dopo il fallimento dell'azienda storica cosentina, i lavoratori denunciano una gestione politica fallimentare e una disparità di trattamento rispetto ad altre realtà regionali.

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Il sipario sulla vicenda Amaco sembra essere calato definitivamente, ma non per chi in quell’azienda ha speso anni di vita e professionalità. Gli ex dipendenti denunciano come, dopo il fallimento dichiarato il 16 novembre 2023, la parola Amaco sia diventata un vero e proprio tabù per la classe dirigente locale e regionale. Secondo i lavoratori, si sta assistendo a un tentativo deliberato di rimuovere dalla memoria collettiva il crac di un’azienda pubblica storica, una realtà che per decenni sarebbe stata utilizzata dalla politica, senza distinzione di colore, come un bacino per favoritismi e “amici da accomodare”. Questa gestione priva di controlli ha trascinato l’ente verso un baratro inevitabile, lasciando oggi i lavoratori in un isolamento che definiscono inaccettabile, specialmente dopo una festività pasquale trascorsa nell’assenza totale di segnali da parte delle istituzioni.

Il paradosso della svendita e la disparità di trattamento

Il cuore della protesta degli ex dipendenti risiede in quello che viene definito un paradosso gestionale e patrimoniale. Mentre i chilometri del servizio di trasporto pubblico sono stati oggetto di annunci sulla titolarità da parte di CO.ME.TRA., il patrimonio aziendale avrebbe subito una svalutazione drastica. Gli ex lavoratori sottolineano come l’immobile acquistato dal Comune di Cosenza, stimato solo un mese fa circa 4,5 milioni di euro, sembri essere svanito in una procedura di vendita realizzata a meno della metà del valore reale. In questo contesto, l’amarezza aumenta nel confronto con altre realtà partecipate della Calabria. Gli ex Amaco sostengono infatti di essere stati “trattati come lavoratori di serie B”, evidenziando come ai colleghi di società come Sacal o Terme della Sibaritide siano state riservate tutele e attenzioni mediatiche di ben altro spessore. “Siamo stati svenduti con la compiacenza di tutti” è l’accusa amara che riassume il sentimento di una categoria che si sente abbandonata al proprio destino.

Un silenzio di convenienza in attesa delle urne

La critica si sposta poi direttamente sui vertici del potere regionale e nazionale. I lavoratori puntano il dito contro l’assenza di una presa di posizione chiara da parte del Presidente della Regione e del Senatore già primo cittadino di Cosenza, parlando di promesse assunte dall’Assessorato competente che sarebbero state regolarmente disattese. Il “problema” sarebbe stato dunque risolto con la strategia del silenzio, una scelta che i dipendenti leggono come una manovra di pura convenienza politica. Tuttavia, il messaggio inviato alla classe dirigente è chiaro: l’oblio attuale è destinato a finire con l’avvicinarsi delle prossime scadenze elettorali. Gli ex lavoratori avvertono che la memoria dei torti subiti e delle mancanze istituzionali resterà viva, pronti a ricordare i fallimenti di chi oggi si gira dall’altra parte quando torneranno a chiedere il sostegno del territorio.

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