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8 Aprile 2026
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Autonomia differenziata, l’allarme del Pd Calabria: “Un passo pericoloso che spacca la sanità”

Il partito guidato da Nicola Irto boccia senza appello le pre-intese tra Stato e Regioni: senza un riequilibrio del fondo nazionale, il diritto alla salute diventerà un mercato per soli ricchi

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La battaglia politica sull’autonomia differenziata si sposta sul terreno più delicato per i cittadini calabresi: quello della salute.
Il Partito Democratico della Calabria, sotto la guida del senatore Nicola Irto, ha preso una posizione netta e durissima contro le recenti pre-intese siglate in ambito sanitario. In una nota ufficiale, i dem richiamano il governo alle proprie responsabilità, evidenziando come questo processo rischi di trasformarsi in una trappola istituzionale per un territorio che già lotta quotidianamente con carenze strutturali e servizi al limite.

Le diseguaglianze territoriali e il nodo del Fondo sanitario

Secondo il Pd calabrese, l’avvio dell’autonomia avviene in un momento storico totalmente sbagliato, poiché le basi di partenza tra le diverse aree del Paese sono profondamente ingiuste. “Le pre-intese rappresentano un passo sbagliato e pericoloso. Arrivano in un contesto di profonde diseguaglianze territoriali che lo Stato non ha ancora affrontato alla radice”.
Il problema principale risiede nel modo in cui vengono distribuiti i soldi pubblici. Il criterio prevalente di distribuzione delle risorse ha prodotto divari crescenti nei servizi e nelle prestazioni, penalizzando storicamente il Mezzogiorno. “Il punto cruciale è invece la ripartizione del Fondo sanitario nazionale, che, nonostante le ultime modifiche, continua a penalizzare le regioni del Mezzogiorno e soprattutto la Calabria”.

Il rischio di una mobilità sanitaria fuori controllo

Senza una correzione di rotta immediata, il trasferimento di nuove competenze alle Regioni più ricche potrebbe innescare una reazione a catena disastrosa per gli ospedali calabresi. Il rischio non è solo una perdita di risorse, ma una vera e propria segregazione dei pazienti. “Senza un riequilibrio, anche per il passato, i trasferimenti di competenze in ambito sanitario andranno ad accrescere le distanze tra i Servizi sanitari regionali”.
L’autonomia differenziata, secondo i dem calabresi determinerebbe un aumento fuori controllo delle diseguaglianze, rendendo i viaggi della speranza verso il Nord non più una scelta estrema, ma una condanna obbligata. “Si potrebbero persino avere ulteriori storture, come i tetti al numero dei pazienti curabili fuori regione”, un’eventualità che renderebbe impossibile la cura per chi non ha i mezzi economici per spostarsi.

La necessità di centri d’eccellenza e investimenti reali

Per i dem, la soluzione non risiede nell’isolamento regionale, ma in un coraggioso piano di investimenti pubblici che tenga conto dei bisogni reali delle persone e delle fragilità di ogni singolo territorio. “Bisogna ristabilire condizioni di equità. Ma serve il coraggio di rivedere nel complesso la ripartizione del Fondo sanitario nazionale, tenendo conto dei bisogni effettivi di salute, dei fattori socioeconomici e delle fragilità territoriali”, riferisce una nota del partito.
Tra le priorità indicate dal Pd spicca la creazione di una struttura pubblica pediatrica d’eccellenza, fondamentale per “ridurre drasticamente la migrazione sanitaria e offrire risposte adeguate ai bambini e alle loro famiglie”. Un progetto che richiede risorse certe e non promesse di autonomia che rischiano di svuotare le casse regionali.

Una battaglia per la sanità pubblica contro il mercato della salute

Il Pd calabrese chiude con una critica feroce alla Giunta regionale di centrodestra, accusata di essere rimasta in silenzio davanti a un provvedimento che potrebbe affossare definitivamente i diritti dei calabresi.
Secondo Irto e i suoi, il silenzio della maggioranza su temi come l’equa distribuzione delle risorse è complice di un disegno che mira a privatizzare di fatto la tutela della salute. “Noi continueremo a batterci per la sanità pubblica e contro un’autonomia differenziata che punta a trasformare la tutela della salute in un mercato a misura di ricchi”. La tutela della salute non può essere legata al codice postale o al reddito dei cittadini, ma deve rimanere un pilastro universale e accessibile a tutti, indipendentemente dalla regione di appartenenza.

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