La Cgil Calabria interviene con una nota ufficiale per esprimere “la propria piena e convinta solidarietà al Comitato spontaneo di tutela della Salute di Polistena e ai 2.400 cittadini che hanno sottoscritto un documento di denuncia relativo a disservizi e criticità riscontrati presso il presidio ospedaliero locale”. Al centro della contesa c’è la reazione dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria che, anziché avviare un’istruttoria sulle problematiche segnalate, ha scelto la via legale contro i firmatari. Una mossa che il sindacato definisce di estrema gravità: “Il tentativo di comprimere o delegittimare il dissenso rischia infatti di incidere su diritti democratici fondamentali, costituzionalmente garantiti, quali la libertà di espressione e il diritto di critica dei cittadini”.
Il rischio di un atto ritorsivo in un contesto emergenziale
In una regione dove il sistema sanitario vive una crisi strutturale cronica, il ricorso alla magistratura da parte di un ente pubblico contro la popolazione viene letto come un segnale pericoloso. Per la Cgil, “un simile comportamento si presta ad essere interpretato come un atto potenzialmente ritorsivo”. La nota sottolinea come la Calabria sia un territorio in cui “il diritto costituzionale alla salute risulta spesso di difficile esigibilità” e dove le preoccupazioni per il futuro, legate anche al processo di autonomia differenziata, esasperano il clima sociale. In questo scenario, “appare inaccettabile il ricorso a strumenti di natura repressiva nei confronti di cittadini che esprimono, in forma collettiva e responsabile, allarme e preoccupazione per la tutela della sanità pubblica”.
La richiesta di trasparenza e dialogo istituzionale
La critica del sindacato punta a ristabilire un corretto rapporto tra amministrazione e utenza, fondato sull’ascolto piuttosto che sullo scontro giudiziario. “L’ASP avrebbe, invece, dovuto privilegiare la via del confronto istituzionale, rispondendo nel merito delle questioni sollevate”, scrive la Cgil, sollecitando un’inversione di tendenza nella gestione del conflitto. Favorire “trasparenza, ascolto e dialogo con il territorio” sono indicate come le uniche condizioni indispensabili per ricostruire un rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini, oggi seriamente compromesso da quella che viene percepita come una censura delle legittime proteste popolari.








