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9 Aprile 2026
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“Appartiene alla ’ndrangheta”, falso dossier per screditare imprenditore calabrese: dirigente Eni indagato per calunnia

Secondo la Procura di Milano, il report sarebbe servito a screditarlo per coprire un’operazione di trading di petrolio iraniano mascherato da iracheno

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Il nome di Stefano Speroni, 63 anni, direttore Affari legali e Negoziati commerciali di Eni, è comparso nell’ultimo filone dell’inchiesta milanese su Equalize, la società di dossieraggio fondata da Enrico Pazzali. L’accusa è pesante: la Procura di Milano contesta a Speroni di aver contribuito a calunniare Francesco Mazzagatti, imprenditore calabrese di Polistena, in provincia di Reggio Calabria, “affinché venisse falsamente” indicato come “appartenente alla ‘ndrangheta”. Lo scopo, secondo i magistrati, era coprire un’operazione ben più compromettente: una società del gruppo Eni aveva intrapreso con Mazzagatti “un’attività di trading di petrolio iraniano“, in quel momento “sotto embargo”, facendolo passare per petrolio “iracheno“.

Il dossier commissionato a Equalize

Speroni è indagato per calunnia in concorso con l’ex superpoliziotto Carmine Gallo, deceduto nel marzo 2025, per aver commissionato alla società di via Pattari — il cuore operativo di Equalize — un “report reputazionale” su Mazzagatti con lo “specifico interesse” di “screditarne la figura”. L’imprenditore reggino si era inserito nei rapporti commerciali con Eni Trading & Shipping grazie a Piero Amara, già legale esterno del Gruppo di San Donato, protagonista di vicende giudiziarie che hanno attraversato più stagioni della giustizia italiana. A Gallo sarebbe stato affidato il compito di descrivere Mazzagatti come esponente della mafia calabrese o, in subordine, come “soggetto che aveva goduto di fondi riconducibili ad attività delittuose” — costruendo così i presupposti per un’indagine a suo carico per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio.

Il report depositato in Procura e il pentito convinto a mentire

Il meccanismo accusatorio, secondo la Procura di Milano, si è dispiegato su più livelli. Su richiesta di Speroni, il report incriminato sarebbe stato depositato in Procura a Milano dall’avvocata esterna di Eni, Nadia Alecci. Non solo: Gallo avrebbe poi convinto il proprio “confidente” Annunziatino Romeo — già affiliato alla ‘ndrangheta e poi collaboratore di giustizia nel processo ‘Ndrangheta stragista — a rendere ulteriori “false dichiarazioni” sul conto di Mazzagatti. Dichiarazioni nelle quali si sosteneva che il quarantenne di Polistena avrebbe “riciclato il denaro dei Piromalli“.

Gli accessi abusivi alle banche dati del Viminale

Per la medesima vicenda, collocata temporalmente fra settembre e ottobre 2021, Speroni risponde anche di concorso in accesso abusivo a sistema informatico. Avrebbe dato “mandato” a tre avvocati dello studio legale DentonsPasquale Annicchiarico, Matteo Danieli e Sara Biglieri, tutti indagati — di attivare la rete di Equalize per penetrare nelle banche dati riservate dello Stato.

Nell’operazione sarebbero stati coinvolti l’hacker informatico Samuele Calamucci — assistito dagli avvocati Antonella Augimeri e Paolo Simonetti — e il finanziere della DIA di Lecce, Giuliano Schiavo. Insieme avrebbero violato la banca dati SDI del Ministero dell’Interno, estraendo dati coperti “da segreto d’ufficio” relativi proprio a Mazzagatti.

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