× Sponsor
9 Aprile 2026
9.1 C
Calabria
spot_img

Massacrata di botte si lancia dal balcone a Botricello, chiesta una pena pesante per il marito geloso

L'uomo è accusato di maltrattamenti in famiglia. Il movente la gelosia accecante nei confronti della moglie e il sospetto di un tradimento

spot_imgspot_img
spot_imgspot_img

Era convinto che la moglie lo tradisse ed era tornato da Bolzano dove lavorava a Botricello dalla sua famiglia per mettere in chiaro le cose. Ma la gelosia era diventata una vera e propria ossessione, lo aveva accecato al punto di maltrattare la moglie, anche sotto gli occhi della figlia minorenne, controllandone i movimenti, installando delle telecamere in casa per spiarla. Poi la lite furibonda, lui aveva iniziato a picchiarla, tirandole pugni in testa e sul volto, tirandole i capelli, infilando la mano nelle sue parti intime, perché temeva che avesse nascosto proprio lì la prova del tradimento, una sim card, minacciandola con un coltello da cucina, inseguendola per casa. E lei per sfuggirgli si era lanciata dal balcone, dal primo piano di casa sua, una caduta che le poteva essere fatale e che le ha provocato tumefazioni e una serie di fratture alla colonna vertebrale. 

La richiesta di pena

Il pm Sara Cacciaguerra ha ripercorso, durante la requisitoria, il drammatico episodio che si è verificato il 28 marzo dello scorso anno, per poi chiedere per il 48enne, giudicato con rito abbreviato, difeso dagli avvocati Piero Chiodo e Giuseppe Trivolo, una pena pesante, 11 anni di reclusione e il gup del Tribunale di Catanzaro ha aggiornato l’udienza al prossimo 28 maggio, giorno delle arringhe difensive dell’imputato e dell’avvocato delle parti civili, (moglie e figlia), Francesco Mancuso. Per l’imputato, la Procura di Catanzaro aveva chiesto e ottenuto il giudizio immediato. Nei termini di legge, i legali difensori hanno, però, chiesto e ottenuto il rito abbreviato per l’uomo accusato di maltrattamenti in famiglia.

La ricostruzione dei fatti

Quel giorno la Centrale operativa di Catanzaro aveva segnalato la necessità di un tempestivo intervento per una lite in famiglia che aveva portato una donna a gettarsi dal balcone. I militari giunti sul posto avevano trovato la donna a terra sulla strada con tante persone che cercavano di aiutarla. Era dolorante, ma cosciente e aveva il corpo avvolto da alcune coperte, probabilmente messe dai passanti, e la testa piena di ecchimosi e ricoperta di sangue. I presenti avevano riferito che si era poco prima consumata una violenta lite con il marito della donna, al termine della quale la donna precipitava dal balcone, i militari chiedevano alla donna cosa fosse successo e lei aveva confessato che il marito l’aveva malmenata, prendendola a pugni sul volto e che aveva afferrato un coltello da cucina, per pugnalarla e  che per paura si era lanciava dal balcone nell’estremo tentativo di sfuggire al marito. Aveva riferito che si erano verificate altre liti simili in passato, ma che non aveva mai sporto denuncia, perché non erano mai state così violente come quella accaduto quella mattina. Sul posto il personale sanitario, due autoambulanze, l’ elisoccorso, la corsa per trasportare la donna all’Ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, poi il ricovero in prognosi riservata.

L’interrogatorio di garanzia   

Durante l’interrogatorio di garanzia, l’uomo aveva ammesso di avere da tempo sospetti su un presunto tradimento della moglie, controllata dalle telecamere piazzate in casa, monitorata con una app condivisa. Aveva spiegato di aver esternato i suoi dubbi alla moglie e che di fronte al suo continuo negare l’evidenza, era stato accecato dalla rabbia, iniziando a colpire i mobili, ferendosi alla mano destra. Si era sentito bloccare da dietro dalla donna e aveva iniziato a colpire alla cieca, finendo per tirarle due schiaffi, cadendo entrambi a terra. Lui si era rialzato chiedendo scusa, dicendo: “ho sbagliato” e mentre lei si stava gettando dal balcone, lui cercava di trattenerla, afferendola per i capelli,ma senza successo. La moglie era ormai scivolata giù. Una versione, non convincente per investigatori e inquirenti, l’uomo aveva negato di aver impugnato un coltello, di aver messo mano nella parti intime della donna, dichiarando di essersi allontanato a piedi in stato di alterazione, manifestando anche intenti suicidi. Verrà poi rintracciato nell’androne di un palazzo seduto sul pavimento sporco di sangue a terra.

La testimone

La madre dell’indagato aveva riferito agli investigatori di aver parlato con il figlio il 26 quando ancora si trovava a Bolzano e che gli aveva esternato il presentimento che la moglie lo tradisse, chiedendole di aiutarlo a saperne di più. Capisce che qualcosa non andava, perché non aveva mai visto atteggiamento così morbosi nel figlio. “Mi chiedeva di scendere a casa di mia nuora, al piano inferiore rispetto a casa mia e sono andata con una scusa di chiederle una pillola per vedere cosa stesse facendo, l’ho svegliata, dormiva. Il 27 mio nipote mi ha avvertito che mio figlio stava tornando a Botricello. Io avevo dato peso a questo, anzi ero anche un pò sollevata, ho pensato volesse chiarire. Quando è arrivato, io e la moglie eravamo a casa mia e noi cercavamo di convincerlo che la moglie non avesse nessuno, poi ha voluto che scendessimo a casa sua, ci faceva sedere intorno al tavolo senza darci la possibilità di muoverci per circa un’ora, durante la quale chiedeva insistentemente chi fosse il suo amante, chiedendo dove avesse l’altra sim con la quale si sentiva con l’altro”. La madre aveva spiegato che non riuscivano a tranquillizzarlo e preoccupata per quello che  poteva succedere, era andata a casa sua per chiamare il 112 . “Poco dopo mi affacciavo, si era lanciata dal balcone del primo piano”. 

spot_imgspot_img

ARTICOLI CORRELATI

ULTIME NOTIZIE