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9 Aprile 2026
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Attacchi dei lupi a bovini e ovini, Bruno incalza la Regione: “Così si mette a rischio la zootecnia”

Interrogazione all’assessore Gianluca Gallo dopo il moltiplicarsi delle segnalazioni nelle aree rurali: sotto accusa gli attacchi al bestiame, i risarcimenti ritenuti insufficienti e l’assenza di un piano strutturato

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Aumenta la tensione nelle campagne calabresi dopo i numerosi episodi segnalati dagli allevatori, soprattutto nelle aree interne e montane, dove la presenza di lupi e altri canidi viene indicata come una minaccia crescente per il bestiame. A portare la questione all’attenzione della Regione è il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente, che ha presentato un’interrogazione all’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo chiedendo interventi immediati.

Secondo Bruno, si starebbe registrando una situazione sempre più critica, con una recrudescenza degli attacchi che interesserebbe in modo particolare la Sila, ma che non sarebbe più circoscritta a quell’area. “Si registra una recrudescenza senza precedenti di attacchi di lupi ai danni del patrimonio bovino e ovino, in particolare nell’area della Sila ma anche in molte zone rurali dell’intero territorio regionale”, sottolinea il consigliere.

Danni economici e aziende sotto pressione

Il nodo principale riguarda le conseguenze che questi episodi stanno producendo sul comparto zootecnico calabrese. Le predazioni, infatti, non si fermano alla sola perdita di capi, ma si trasformano in danni economici pesanti per aziende che già operano in un contesto fragile, spesso in territori marginali e con costi di gestione sempre più elevati.

Bruno parla di un problema che rischia di colpire il cuore dell’economia rurale delle aree interne. “Siamo di fronte a una situazione che mette a rischio la sopravvivenza stessa del comparto zootecnico, che rappresenta la spina dorsale dell’economia delle aree interne e montane”, evidenzia il consigliere regionale.

Il tema della fauna selvatica e dell’equilibrio ambientale

Nell’interrogazione viene richiamata anche una questione più ampia, che riguarda la gestione dell’equilibrio tra tutela della fauna e difesa delle attività produttive. Bruno ricorda che il lupo è una specie protetta, ma osserva come l’attuale assetto dell’ecosistema stia determinando un avvicinamento sempre più marcato dei predatori alle aziende agricole e zootecniche.

Secondo il consigliere, questo scenario sarebbe legato anche ad altri fattori ambientali e gestionali, tra cui la pressione esercitata da altre specie selvatiche sul territorio. Il risultato, spiega, è che in diversi casi i predatori arriverebbero a colpire sempre più vicino alle stalle, con un impatto diretto sulla serenità e sulla sostenibilità del lavoro degli allevatori.

Risarcimenti insufficienti e costi che si sommano

Un altro punto critico sollevato da Bruno riguarda il sistema dei risarcimenti, giudicato non all’altezza della situazione. Secondo il consigliere, le procedure attuali non garantirebbero risposte uniformi e lascerebbero scoperti numerosi operatori, soprattutto quelli che si trovano fuori dai perimetri delle aree protette ma subiscono comunque le stesse conseguenze.

L’attuale meccanismo appare lacunoso e genera una disparità di trattamento, escludendo spesso gli allevatori che operano fuori dalle aree protette, pur subendo gli stessi danni”, osserva Bruno. A rendere ancora più gravoso il quadro ci sarebbe poi il tema dello smaltimento delle carcasse, che comporta ulteriori spese per le aziende già colpite dalle predazioni.

Il rischio concreto di abbandono del territorio

La preoccupazione, nel ragionamento del consigliere regionale, non riguarda soltanto la tenuta economica delle singole aziende, ma si estende alle conseguenze più generali che questa situazione potrebbe produrre sul territorio calabrese. Se gli allevatori dovessero trovarsi senza strumenti adeguati di protezione e sostegno, il rischio sarebbe quello di un progressivo abbandono delle attività zootecniche nelle zone più difficili.

Per Bruno, la perdita di presìdi produttivi nelle aree interne potrebbe tradursi anche in un indebolimento del controllo e della cura del territorio, con riflessi negativi che andrebbero ben oltre il settore agricolo. “Manca un servizio organizzato che supporti concretamente gli allevatori nella gestione dei predatori problematici. Questo vuoto sta contribuendo all’abbandono delle attività e, di conseguenza, del territorio, con ripercussioni anche sul rischio idrogeologico”, rimarca.

Le richieste avanzate alla Regione

Con l’interrogazione depositata in Consiglio regionale, Bruno chiede alla Regione Calabria di passare da una gestione emergenziale a una strategia più strutturata. L’obiettivo è arrivare a un piano operativo urgente che consenta di monitorare il fenomeno, affrontare i casi più critici e dare risposte concrete agli allevatori.

Nel dettaglio, il consigliere sollecita una revisione del sistema dei ristori, l’attivazione di strumenti economici per sostenere i costi accessori legati ai danni subiti e un rafforzamento delle misure di prevenzione già note nel settore, come recinzioni e sistemi di protezione del bestiame. Tra i temi posti all’attenzione della Giunta anche la possibilità di azioni mirate sugli esemplari ritenuti più problematici.

L’appello: “Non possiamo lasciare soli gli allevatori”

Il messaggio politico lanciato da Bruno è netto: la tutela della fauna selvatica non può tradursi nell’isolamento di chi lavora e produce nelle campagne calabresi. Per il consigliere, è necessario trovare rapidamente un punto di equilibrio che consenta di proteggere l’ambiente senza sacrificare la sopravvivenza delle imprese agricole e zootecniche.

È necessario intervenire subito per ristabilire un equilibrio tra tutela della fauna selvatica e salvaguardia delle attività produttive. Non possiamo lasciare soli gli allevatori di fronte a un’emergenza che sta assumendo dimensioni sempre più gravi”, conclude Bruno.

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