Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lanciato un duro monito a Teheran, denunciando quella che definisce una “pessima e disonorevole” gestione del transito petrolifero attraverso lo Stretto di Hormuz. Secondo la Casa Bianca, la decisione iraniana di limitare il passaggio a non più di quindici navi al giorno viola i termini dell’accordo preliminare raggiunto all’inizio della settimana. Trump, respingendo le critiche della stampa internazionale su una presunta vittoria prematura, ha ribadito la propria linea di fermezza: l’obiettivo resta impedire all’Iran l’accesso all’arma nucleare e garantire il ripristino totale dei flussi energetici globali. La tensione resta altissima in vista dei colloqui previsti per il weekend in Pakistan, dove la delegazione americana guidata dal vicepresidente JD Vance incontrerà i rappresentanti iraniani per tentare di salvare la tregua di due settimane mediata da Islamabad.
Il Libano come fronte prioritario di Israele
Mentre sul piano diplomatico si cerca di stabilizzare il Golfo Persico, sul terreno il Capo di Stato Maggiore delle Forze di Difesa Israeliane (Idf), Eyal Zamir, ha gelato le speranze di una de-escalation immediata. Durante una missione operativa nei pressi di Bint Jbeil, nel sud del Libano, Zamir ha dichiarato esplicitamente che le truppe israeliane non si trovano in regime di cessate il fuoco, ma in pieno stato di guerra contro Hezbollah. L’Idf considera il settore libanese come il principale teatro di scontro, distinguendolo nettamente dalla situazione con l’Iran, dove vige invece una sospensione delle ostilità che Tel Aviv è pronta a revocare in qualsiasi momento. Nonostante le pressioni statunitensi per una riduzione della violenza, il premier Benjamin Netanyahu ha aperto a possibili negoziati con il governo di Beirut, ma ha categoricamente escluso ogni forma di tregua con le milizie sciite.
Pioggia di razzi e allerta antiaerea totale
L’alba di venerdì è stata segnata da una massiccia ondata di attacchi provenienti dal Libano, che ha fatto scattare le sirene d’allarme in gran parte del territorio israeliano. Per la prima volta dall’inizio dell’ultima escalation, Hezbollah ha preso di mira obiettivi profondi come l’area commerciale di Tel Aviv e la città portuale di Ashdod, nel sud del Paese. I sistemi di difesa aerea sono entrati in funzione ripetutamente per intercettare i vettori nemici, mentre le milizie libanesi rivendicavano tre ondate di lanci combinati tra missili e droni. La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione: Mosca, Ankara e diverse cancellerie europee hanno condannato i raid, mentre si attende l’esito del vertice in Pakistan per capire se la diplomazia riuscirà a precedere l’espandersi di un conflitto che minaccia di travolgere l’intera regione.







