× Sponsor
11 Aprile 2026
spot_img

‘Ndrangheta e droga a Lamezia, Cassazione annulla la condanna a Giuseppe Costanzo

La Suprema Corte ribalta la sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro: prescrizione per un capo d’accusa e nuovo processo per rideterminare la pena. Svolta nel procedimento sul presunto narcotraffico legato al clan Giampà

spot_imgspot_img

La Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha deciso di annullare la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Catanzaro, accogliendo alcune questioni difensive sollevate dagli avvocati Antonio Larussa e Tiziana D’Agosto del Foro di Lamezia Terme.

In particolare, la Suprema Corte ha disposto l’annullamento senza rinvio per un capo d’imputazione dichiarato prescritto, mentre per un altro ha ordinato un nuovo giudizio davanti alla Corte d’Appello in diversa composizione, chiamata a rideterminare la pena.

L’inchiesta “Bar del Vino” e le accuse di narcotraffico

L’indagine, coordinata dalla Dda di Catanzaro, riguardava una presunta associazione dedita al narcotraffico con base a Lamezia Terme. Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe gestito un traffico di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina, utilizzando un linguaggio criptato nelle comunicazioni.

Termini come “pantaloni”, “paninetto” e “documenti” sarebbero stati impiegati per indicare la droga, nel tentativo di eludere i controlli.

L’organizzazione, secondo l’accusa, avrebbe operato tra ottobre 2016 e giugno 2017, anche in collegamento con il clan Giampà.

La posizione di Giuseppe Costanzo

A Giuseppe Costanzo veniva contestato un ruolo di vertice nell’organizzazione: avrebbe promosso e diretto l’associazione, oltre a partecipare attivamente alle attività di acquisto, trasporto e spaccio di droga.

Tuttavia, già nel processo di primo grado era caduta l’accusa di associazione per insussistenza del fatto, mentre restavano in piedi alcune imputazioni legate allo spaccio.

Le sentenze precedenti: dalla condanna alla revisione

In primo grado, il gip distrettuale di Catanzaro aveva condannato Costanzo a 5 anni e 10 mesi di reclusione, pena poi leggermente ridotta in appello a 5 anni, 9 mesi e 20 giorni.

Con la decisione della Cassazione, però, il quadro cambia nuovamente: una parte delle accuse cade definitivamente, mentre per il resto si apre un nuovo capitolo giudiziario.

Nuovo processo e pena da rivedere

Sarà ora la Corte d’Appello di Catanzaro, in diversa composizione, a dover riesaminare il caso, tenendo conto delle indicazioni della Cassazione e ridefinendo il trattamento sanzionatorio.

spot_imgspot_img

ARTICOLI CORRELATI

ULTIME NOTIZIE