È stata molto più di una semplice conclusione di studi. La fine del corso di laurea in Medicina all’Università Magna Graecia di Catanzaro si è trasformata in una vera e propria festa della Calabria. Ieri pomeriggio, i lunghi corridoi e gli spazi esterni del Policlinico universitario “Renato Dulbecco” si sono riempiti di gioia, musica e abbracci. Protagonisti, circa 300 studenti, definiti non a caso “campioni di studio”, che hanno celebrato insieme un traguardo costruito tra sacrifici, studio e passione.
Le parole degli studenti: sacrifici, sogni e radici
A raccontare il senso profondo di questo momento è Massimo Palladino, studente prossimo a diventare medico: “Abbiamo voluto celebrare la conclusione di un percorso pieno di sacrifici e impegnativo quanto bello e ricco dal punto vista umano e accademico. Il mio pensiero va alle persone che hanno potuto rendere concreto il nostro sogno”.
Il ringraziamento è rivolto innanzitutto a genitori e familiari, ma anche ai docenti, descritti come una vera eccellenza della regione. Un ricordo particolare viene dedicato al professore Tullio Barni, docente di Anatomia, “per le sue lezioni così appassionanti e vicine a noi studenti”.
E poi il messaggio più forte, quello che guarda al futuro ma resta ancorato alla terra d’origine: “L’augurio è che la maggior parte di noi resti qui, in questa terra che ne ha molto bisogno”.
Non solo medici, ma persone: il valore dell’umanesimo
Il passaggio dalla formazione alla professione non è solo tecnico. È, prima di tutto, un salto umano. Ai neo laureati arriva un messaggio chiaro: essere medici significa curare la persona, non solo la malattia. Significa ascoltare, comprendere, costruire un rapporto umano prima ancora che clinico. Un insegnamento che nasce da una didattica definita come “della solidarietà”, capace di formare professionisti che sappiano “sapere, saper fare, ma soprattutto saper essere”.
L’orgoglio di una terra che guarda al futuro
Per la Calabria, questa non è solo una festa universitaria. È un momento di orgoglio collettivo. Vedere questi giovani medici festeggiare significa guardare al futuro della sanità regionale con speranza. Significa sapere che esiste una nuova generazione pronta a mettere in pratica ciò che ha imparato per lenire la sofferenza dell’umanità. A loro viene affidato un compito preciso: eccellenza nella cura e sapienza nel servizio.
Da oggi inizia tutto
La festa segna una fine, ma soprattutto un inizio. Da oggi, saranno loro a scegliere, a decidere, a mettersi ogni giorno al servizio dei pazienti. Con una consapevolezza: il medico che diventeranno dipenderà solo da loro. E con un invito che suona quasi come una promessa: “Siate orgogliosi di essere medici calabresi”. Perché in quella gioia improvvisata tra i corridoi del Policlinico non c’era solo la fine di un percorso, ma l’inizio di una responsabilità. E forse, anche, una nuova speranza per la Calabria.






