Secondo la ricostruzione della Questura di Forlì-Cesena, quello avvenuto il 21 marzo, a ridosso della sfida di campionato tra Cesena e Catanzaro, non sarebbe stato un episodio casuale di tensione tra tifoserie, ma una vera e propria azione cercata. Le autorità parlano infatti di una sorta di “agguato” messo in atto da un gruppo di ultras calabresi, poi identificati nel corso delle indagini.I fatti si collocano a circa un’ora dal calcio d’inizio, nei pressi di viale Oberdan, non lontano dallo stadio Manuzzi, dove un pullman di tifosi ospiti avrebbe deviato il percorso indicato per raggiungere l’impianto sportivo.
Il viaggio deviato e l’arrivo nei pressi dello stadio
Gli investigatori della Digos di Forlì e del commissariato di Cesena, con il supporto della Questura di Catanzaro, hanno ricostruito il tragitto del gruppo: partito dalla Calabria, con scalo a Verona, il pullman sarebbe arrivato a Cesena con a bordo tifosi già travisati e, secondo gli atti, in parte armati di bastoni e aste.
La ricostruzione della polizia sostiene che il mezzo non avrebbe seguito il percorso predisposto per i tifosi ospiti, imboccando invece la viabilità ordinaria che conduce anche verso zone frequentate dai tifosi locali. In questo contesto, il gruppo si sarebbe fermato nei pressi di un circolo ricreativo, dove erano presenti alcuni sostenitori del Cesena non appartenenti al mondo ultras.
L’aggressione e l’intervento delle forze dell’ordine
È in quel momento che, secondo quanto riferito dagli inquirenti, alcuni tifosi del Catanzaro sarebbero scesi dal pullman e avrebbero dato origine a un’aggressione improvvisa. Le persone presenti nel circolo si sarebbero trovate in netta inferiorità numerica e avrebbero tentato di difendersi anche con oggetti reperiti sul posto, come sedie.
Nel giro di pochi minuti la situazione sarebbe degenerata in una colluttazione con pugni, calci e bastoni, interrotta soltanto dall’intervento delle forze dell’ordine, che hanno evitato ulteriori conseguenze per l’ordine pubblico.
Le indagini e l’identificazione degli ultras
Le successive attività investigative hanno portato all’identificazione di 34 tifosi calabresi, grazie all’analisi incrociata dei filmati delle telecamere cittadine, delle riprese dello stadio e delle immagini raccolte dalla polizia scientifica durante le procedure di controllo.
Nonostante la maggior parte dei partecipanti fosse travestita per evitare il riconoscimento, gli investigatori sono riusciti a ricostruire le singole condotte, attribuendo responsabilità individuali.
In una nota della Questura di Forlì-Cesena, diffusa al termine degli accertamenti, si sottolinea come l’azione sia stata interpretata come un tentativo deliberato di ricerca del contatto con la tifoseria avversaria, poi degenerato in violenza.
I 34 Daspo firmati dal questore
A conclusione dell’attività istruttoria, il questore Claudio Mastromattei ha firmato 34 provvedimenti di Daspo (Divieto di accesso alle manifestazioni sportive). Le misure, adottate dalla Divisione Anticrimine – sezione Misure di Prevenzione, prevedono interdizioni comprese tra 2 e 8 anni, per un totale complessivo di 134 anni di divieto.
Per nove soggetti già recidivi è stato inoltre disposto l’obbligo di firma, da eseguire in concomitanza delle partite del Catanzaro. Una misura che dovrà essere successivamente sottoposta alla convalida del tribunale di Forlì.
Le misure e il profilo degli indagati
Le autorità evidenziano come il quadro emerso delinei condotte organizzate e non improvvisate, con un’attenzione particolare alla dinamica del viaggio e alla scelta del percorso. L’intervento preventivo delle forze dell’ordine è stato decisivo per evitare che lo scontro assumesse proporzioni più gravi. La vicenda resta ora al vaglio dell’autorità giudiziaria, mentre le misure amministrative già adottate mirano a impedire la partecipazione degli interessati a future manifestazioni sportive.






