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28 Aprile 2026
28 Aprile 2026
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Riforma Schillaci, è rivolta dei medici: “Documento inefficace, inutile e dannoso”

I sindacati chiedono il blocco del decreto e l’intervento di Giorgia Meloni. La sanità territoriale rischia il collasso: "Così si distrugge il rapporto di fiducia col cittadino" mentre Occhiuto guarda "con favore alla riforma"

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La proposta di riforma della medicina generale, presentata il 24 aprile 2026 dal ministro della Salute Orazio Schillaci, ha innescato un vero e proprio terremoto nel mondo sanitario.
Quello che doveva essere un piano di rilancio per il territorio è stato accolto dai rappresentanti della categoria come un attacco frontale alla professione.
La critica è corale: i medici denunciano di essere stati esclusi dal tavolo delle decisioni e temono che il nuovo assetto trasformi il dottore di fiducia in un ingranaggio burocratico aziendale.

Una riforma “senza medici e senza cittadini”

Il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, non ha usato mezzi termini per bocciare il provvedimento.
“È una riforma fatta senza i medici e senza i cittadini: inefficace, inutile e dannosa”, ha dichiarato duramente, sottolineando come il testo metta in crisi il cuore del sistema sanitario nazionale.
Secondo Anelli, se la riforma passasse, “il medico di famiglia diventerebbe il medico dell’azienda tutelando l’interesse aziendalistico” anziché la salute del paziente. Il timore principale è che il passaggio alla dipendenza pubblica o a convenzioni troppo rigide rompa quel legame di fiducia che oggi garantisce la tutela della salute come diritto individuale.

Il doppio canale: tra libera professione e dipendenza pubblica

Il cuore del Dl Schillaci prevede una trasformazione radicale della medicina di base attraverso due strade parallele.
Da una parte rimarrebbero i medici di famiglia con un rapporto di convenzione “riformata”, caratterizzata però da vincoli strettissimi nei confronti delle Case di Comunità.
Dall’altra, si apre la possibilità per i medici di diventare dipendenti pubblici a tutti gli effetti. Questa scelta “binaria” è vista con estremo sospetto dai sindacati, che leggono nel provvedimento un tentativo di statalizzare una professione che ha sempre fatto dell’autonomia il suo punto di forza.

Fimmg: “Si rischia di distruggere il medico di famiglia”

Ancora più dura la posizione della Fimmg, il sindacato più rappresentativo della categoria, che ha lanciato un appello diretto a Palazzo Chigi.
Il provvedimento è stato definito “mai discusso con le categorie, inattuabile e pericoloso per i pazienti”, con il rischio concreto di incentivare la fuga dei giovani medici verso l’estero o il privato.
Secondo la Fimmg, smantellare l’attuale sistema provocherà inevitabilmente “accessi impropri al Pronto Soccorso, cronicità non gestita e un peggioramento delle disuguaglianze territoriali”. Per questo motivo, il sindacato ha chiesto formalmente a Giorgia Meloni di “intervenire direttamente per sospendere l’iter del decreto”.

Politica divisa: i governatori di centrodestra promuovono Schillaci

Mentre i pediatri della Fimp e la federazione Cimo-Fesmed avvertono che modelli “imposti dall’alto” potrebbero destabilizzare il Servizio Sanitario Nazionale, la politica si spacca tra critiche metodologiche e aperture speranzose. Se il PD contesta la mancanza di confronto e il M5S intravede qualche timido spunto interessante, i governatori di centrodestra fanno quadrato attorno al ministro.
“Guardo con favore alla riforma. Rappresenta un buon punto di partenza”, ha commentato Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria.
Anche Francesco Rocca (Lazio) si è detto convinto dai principi esposti, pur rimanendo in attesa di leggere il testo definitivo per sciogliere le riserve tecniche.

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