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1 Maggio 2026
1 Maggio 2026
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Scontro sullo Statuto Regione Calabria, referendum bloccato. Le opposizioni: “Così si nega la voce ai cittadini”

I consiglieri di opposizione presentano l’istanza ma l’iter si ferma. La minoranza parla di violazione di un diritto costituzionale

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Un duro scontro istituzionale si è acceso a Reggio Calabria dopo lo stop all’iter per il referendum sulla riforma dello Statuto della Regione Calabria. La richiesta, presentata da sette consiglieri regionali di opposizione, si è arenata negli uffici del Segretariato generale del Consiglio regionale, aprendo un caso politico di primo piano.

La richiesta dei consiglieri e il nodo tecnico

I consiglieri Ernesto Alecci, Rosellina Madeo, Giuseppe Falcomatà, Giuseppe Ranuccio, Enzo Bruno, Elisabetta Barbuto e Francesco De Cicco avevano formalmente depositato l’istanza per indire un referendum popolare sulla legge regionale del 3 marzo 2026 che modifica lo Statuto.

La procedura si fonda sull’articolo 123 della Costituzione, che consente a un quinto dei consiglieri regionali di chiedere il voto dei cittadini su modifiche statutarie. Tuttavia, il Segretariato generale guidato da Tommaso Calabrò ha messo nero su bianco che l’iter “non può essere avviato”, richiamando la normativa regionale vigente.

“Stop alla democrazia”: la denuncia dell’opposizione

Durissima la reazione politica dei proponenti: “Viene impedito ai cittadini di scegliere”. Secondo i consiglieri, si tratta dell’esercizio di uno strumento pienamente previsto dalla Costituzione, volto a garantire il controllo diretto dei cittadini sulle modifiche fondamentali dell’assetto istituzionale.

“Non si tratta di un atto politico generico, ma di uno strumento preciso di democrazia”. Il punto critico, sottolineano, è il conflitto tra diritto costituzionale e normativa regionale, che di fatto bloccherebbe la possibilità di attivare il referendum.

Enzo Bruno: “Democrazia negata”

Enzo Bruno definisce quanto accaduto “non un semplice passaggio tecnico, ma un fatto politico gravissimo”, sostenendo che sarebbe stato impedito l’esercizio di uno strumento previsto dalla Costituzione e, quindi, negata ai cittadini la possibilità di esprimersi su una riforma ritenuta rilevante per l’assetto istituzionale regionale.

Secondo Bruno, la risposta degli uffici regionali – che hanno ritenuto non avviabile la procedura – si tradurrebbe in un ostacolo sostanziale alla partecipazione democratica. “Di fronte a questa richiesta abbiamo trovato un muro – afferma – e dire che la procedura non può essere avviata significa, nella sostanza, impedire ai calabresi di scegliere”. Il consigliere contesta inoltre il rapporto tra normativa regionale e diritto costituzionale, sostenendo che una legge ordinaria non possa svuotare un principio previsto dalla Carta, ma solo eventualmente regolamentarlo senza renderlo di fatto inapplicabile.

Nel suo intervento Bruno allarga poi la critica al quadro politico complessivo: “I calabresi hanno bisogno di risposte concrete, non di logiche di potere”, sottolinea. Il consigliere ribadisce la volontà di proseguire nella battaglia politica sulla vicenda, definendola una scelta di campo più ampia tra istituzioni e cittadini. “Porteremo avanti questa iniziativa fino in fondo”.

Scontro istituzionale e mobilitazione in arrivo

La vicenda assume così un significato che va oltre l’aspetto tecnico, trasformandosi in un confronto politico sul rapporto tra istituzioni e cittadini. “Viene meno la possibilità per i cittadini di intervenire direttamente su scelte fondamentali”.

L’opposizione annuncia ora una mobilitazione sul territorio e la presentazione di una proposta di legge d’iniziativa popolare, con l’obiettivo di riaprire il confronto e riportare la decisione nelle mani dei calabresi.

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