Al Question Time della Camera va in scena un nuovo capitolo della saga sull’autonomia differenziata. Il ministro Roberto Calderoli tira dritto, senza concedere aperture: “Non si ritira nulla, si va avanti”.
Una linea che resta immutata nonostante la sentenza della Consulta e soprattutto le 1,3 milioni di firme raccolte contro la riforma, liquidate nei fatti come un ostacolo politico, non come un segnale da raccogliere.
Dall’altra parte dell’emiciclo, Vittoria Baldino prende la parola e ribalta il piano del confronto. Il suo è un attacco frontale, costruito punto dopo punto.
“Non avete letto la sentenza. E neanche il Paese”
La deputata calabrese parte proprio dalla Corte Costituzionale: “Evidentemente non avete letto bene la sentenza”, dice, rivolgendosi alla maggioranza. Il riferimento è ai rilievi sui limiti dell’autonomia e sulle cosiddette “specificità territoriali”, che secondo la deputata vengono svuotate da accordi troppo uniformi. Ma il passaggio più politico arriva subito dopo:
“Non avete capito la lezione di 1,3 milioni di cittadini”. È al tempo stesso una critica nel merito ed un’accusa più ampia perche andare avanti significa ignorare un pezzo di Paese che si è già espresso contro.
Sanità, il punto che divide
Quando il discorso si sposta sulla sanità, i toni si fanno ancora più duri. La deputata calabrese passa all’attacco. “Vi state assumendo la responsabilità di colpire il principio universalistico delle cure”, ricorda, citando Tina Anselmi. Poi, a consolidare la sua tesi, tira in ballo la sua regione e rammenta anche che “in provincia di Cosenza un paziente oncologico può aspettare nove mesi per una visita”.
Quindi rimarca che “non può essere normale che la vita di un bambino nato in Campania valga meno di quella di un bambino nato altrove”.
“Non è efficienza, è una scelta politica”
Nel finale, l’intervento si sposta apertamente sul piano politico. La vicepresidente del M5S mette in discussione le motivazioni della riforma.
“State anteponendo l’interesse di partito a quello nazionale – tuona – altro che efficienza o autonomia, questo è un disegno secessionista”.
Parole che riportano il confronto alle radici storiche della Lega e al sospetto, rilanciato dalle opposizioni, che dietro la riforma ci sia una visione precisa del Paese.
Il finale: “Segno di debolezza”
L’intervento della parlamentare originaria di Paludi scoperchia il pentolone che sta dietro la riforma. Altro che “efficienza” o “vicinanza ai territori”. Secondo la deputata del M5S, siamo di fronte al vecchio vizio della Lega: “Avete scelto di anteporre l’interesse del partito e il disegno secessionista che da sempre coltivate, agli interessi della Nazione che tanto decantate“.
Com’è nello stile della parlamentare, non manca il sarcasmo nel finale, perché questo procedere ostinati contro i muri della Consulta, di 1,3 milioni di italiani e del buonsenso potrebbe apparire come disperazione. È il “colpo di coda di un governo in declino“.
“Vuol dire che siete al capolinea. E questa, se mi permettete, forse è l’unica buona notizia”, chiosa Vittoria Baldino.
Calderoli bofonchia e incassa, ma l’eco di quel “nove mesi per una visita a Cosenza” rimane a galleggiare nell’aria, a futura memoria di chi, per una bandiera elettorale, è disposto a stracciare il diritto alla salute dei più deboli.






