Dieci anni fa veniva uccisa Maria Chindamo, donna, madre e imprenditrice che aveva scelto di restare nella propria terra per costruire autonomia e indipendenza. Una scelta di libertà che, secondo le ricostruzioni e le dichiarazioni istituzionali, l’avrebbe resa un bersaglio della ‘Ndrangheta.
Il suo nome è oggi ricordato come simbolo di coraggio, dignità e resistenza civile in un contesto in cui il controllo mafioso continua a incidere su vite e territori.
Le parole della commissione antimafia
A ricordarla è la presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo, che sui social ha scritto: “Maria Chindamo era una donna, madre, imprenditrice coraggiosa. Una storia che non può e non deve essere dimenticata. Maria rappresenta tutte le donne che ogni giorno lottano per la propria libertà, per il diritto di scegliere, di costruire, di vivere senza paura”.
Colosimo sottolinea anche il significato della sua scelta di vita: “Aveva scelto di restare nella propria terra e di affermare, con coraggio, la propria autonomia e la propria dignità. Per questo è stata colpita dalla ‘Ndrangheta”.
Memoria come impegno civile
Per la presidente dell’Antimafia, la vicenda di Maria Chindamo non appartiene solo al passato ma continua a interpellare il presente: “Il suo nome è diventato simbolo di dignità, di legalità, di una battaglia ancora aperta contro ogni forma di criminalità, violenza e sopraffazione. Ricordarla oggi non è solo un atto di memoria, ma un impegno per trasformare il dolore in consapevolezza, il silenzio in voce”.
Il ruolo delle istituzioni e della società
Colosimo richiama infine una responsabilità collettiva: “Le istituzioni, la società civile, ciascuno di noi è chiamato a fare la propria parte: per affermare con forza che nessuna donna deve essere lasciata sola, che la legalità e la giustizia non sono principi astratti, ma diritti concreti da difendere ogni giorno”. E conclude con un richiamo alla memoria attiva:“A dieci anni dalla sua scomparsa, Maria Chindamo continua a parlarci. Sta a noi ascoltarla, ricordarla e agire. Perché la memoria diventi futuro”.







