Si chiude con un bilancio pesante il processo di primo grado celebrato a Brescia, dove il giudice per l’udienza preliminare Valeria Rey ha riconosciuto la presenza di un vero e proprio “locale” della ‘Ndrangheta operante nel territorio di Flero.
Secondo quanto emerso in aula, si trattava di una struttura autonoma ma collegata alle cosche calabresi, capace di gestire relazioni e attività illecite mantenendo un saldo legame con la matrice originaria.
Pene fino a 18 anni: Tripodi figura centrale
La condanna più severa è stata inflitta a Francesco Tripodi, ritenuto al vertice dell’organizzazione, per il quale sono stati stabiliti 18 anni di reclusione. La ricostruzione accusatoria, accolta dal giudice, lo indica come promotore e punto di riferimento del gruppo. Nel complesso, il tribunale ha pronunciato 19 condanne, sei delle quali per associazione mafiosa, delineando un quadro ritenuto coerente con l’impianto investigativo.
Coinvolto anche un ex politico
Tra gli imputati figura anche Mauro Galeazzi, ex esponente politico locale, condannato a sei anni. Nei suoi confronti è stato riconosciuto il reato di scambio politico-mafioso, legato a un presunto accordo elettorale in occasione della candidatura alle comunali di Castelmella, con l’ipotesi di sostegno in cambio di futuri benefici.
Assoluzioni e procedimenti ancora aperti
A fronte delle numerose condanne, sono state disposte anche due assoluzioni per posizioni ritenute marginali. Tuttavia, il procedimento giudiziario non si esaurisce con questa sentenza. Prosegue infatti il processo con rito ordinario nei confronti di altri imputati, tra cui l’ex consigliere comunale Gianfranco Acri e la religiosa Anna Donelli, accusata di aver svolto un ruolo di collegamento con detenuti legati al gruppo.







