Si chiamavano Ombrosa, Rosa, Paolina. Per molti erano solo delle mucche. Per Giuseppe Ioverno, 44 anni, abitante nella frazione Sorbo di Campana, in provincia di Cosenza, no. Erano qualcosa di molto più difficile da quantificare, erano la sua abitudine, la sua pace, il confine rassicurante di un mondo che invece sarebbe caotico.
Nella notte tra il 3 e il 4 maggio scorso, ignoti hanno caricato su un mezzo e portato via nove bovini dalla proprietà della famiglia. Un furto di bestiame, si direbbe nelle liturgie della cronaca nera. Nella routine della vita di Giuseppe, invece, erano qualcosa di molto più.
Giuseppe è una persona neurodivergente. Per lui, la cura quotidiana degli animali è lavoro nel senso puro del termine, è un senso, è identità. È quel filo che connette il mattino alla sera, il rito che trasforma il tempo in una giornata.
L’appello che merita di essere ascoltato
È l’associazione Unici Diversi Uguali a farsi portavoce di questa storia, con un appello pubblico che chiede giustizia e qualcosa di molto concreto, la restituzione degli animali.
L’associazione, fondata a Corigliano Rossano da un gruppo di genitori e presieduta da Francesco Galati, opera da oltre un anno sul territorio sibarita per rompere l’isolamento delle famiglie che vivono ogni giorno la disabilità e per aiutare nell’accesso ai servizi, nella compilazione dei bandi, nel conoscere i professionisti che operano in questo settore.
Il post
Le parole utilizzate per denunciare sui social questa storia sono toccanti: “Ombrosa, Rosa, Paolina. Per molti sono solo nomi su un registro, ma per Giuseppe erano il centro del mondo. Giuseppe ha 44 anni e la sua neurodivergenza trova pace e senso nella cura quotidiana dei suoi animali. Nella notte del 4 maggio, in località Sorbo a Campana, qualcuno ha portato via 9 mucche alla famiglia Ioverno. Ma a Giuseppe hanno tolto molto di più: gli hanno sottratto la sua routine, la sua sicurezza, il suo sogno di vita. Ci rivolgiamo direttamente – scrivono su Facebook – a chi ha compiuto questo gesto: guardate oltre il valore economico di quegli animali. Dietro quel furto c’è un uomo che oggi non capisce perché il suo mondo sia sparito. Vi chiediamo un sussulto di coscienza: RESTITUITE QUELLE MUCCHE. Non lasciate che l’avidità distrugga il percorso di una persona fragile che con quegli animali parlava e viveva. Tornate sui vostri passi, riportate a Giuseppe la sua ragione di sorridere. Come associazione Unici Diversi Uguali, chiediamo a tutti di condividere questo appello. Non restiamo in silenzio di fronte a tanta crudeltà”.
Ciò che colpisce di queste parole sono la precisione antropologica con cui viene descritto il danno.
Il furto di bestiame in Calabria: un crimine antico in una terra che non può permettersi indifferenza
Già, un furto di bestiame. Non è solo una ruberia in sé, è un fenomeno endemico in alcune aree interne della Calabria, spesso sottostimato nelle statistiche perché avviene in zone rurali scarsamente popolate, in cui la denuncia si scontra con l’isolamento geografico e la sfiducia nelle istituzioni.
I bovini spariti nella notte di Campana non sono i primi di quest’anno, né saranno gli ultimi se non si inverte una tendenza che colpisce in misura sproporzionata le famiglie più vulnerabili, ovvero quelle che della terra e degli animali fanno non una rendita ma una ragione di vita.
Ma questa storia ha un elemento che la distingue e che non si può ridurre a mera cronaca nera: chiama in causa la dimensione della tutela delle persone fragili e la responsabilità collettiva verso chi vive la neurodivergenza senza le protezioni che la legge promette, ma il territorio spesso non riesce a garantire.
Unici, Diversi, Uguali: tre parole che reggono insieme
Il presidente Galati è stato chiaro fin dalla fondazione dell’associazione: “Unici, diversi, uguali sono tre parole che vivono solo se stanno insieme”. Il logo stesso è un messaggio: “Abbiamo scelto i colori primari – blu, giallo e rosso – perché da lì nasce tutto. E l’abbraccio che li unisce rappresenta la forza della solidarietà: nulla è più forte di una catena di braccia che si stringono”.
L’associazione ha lavorato nelle settimane scorse anche nelle scuole primarie di Corigliano Rossano per promuovere la conoscenza dello spettro autistico, con la convinzione che “i primi responsabili del cambiamento siamo noi genitori” e che occorra “chiedere risposte concrete”.
Questo appello per Giuseppe è coerente con quella missione: non si può costruire consapevolezza nelle scuole e tacere quando la vita concreta di una persona neurodivergente viene violata nel modo più brutale possibile, quello che non lascia segni visibili ma svuota una vita dall’interno.
A chi ha preso quelle mucche
L’associazione si rivolge direttamente ai responsabili del furto, e anche Calabria7 si unisce a quell’appello senza reticenze: restituite gli animali. Perché la legge lo impone, ma soprattutto perché esiste una soglia sotto la quale nessun tornaconto economico può giustificare quello che si è fatto. È stato portato via il centro gravitazionale della vita di un uomo che ha costruito il suo equilibrio intorno a quelle creature.
Ombrosa, Rosa, Paolina aspettano di tornare a casa.







