× Sponsor
10 Maggio 2026
10 Maggio 2026
spot_img

“Ho visto morire i miei amici nel Mediterraneo”. Il dramma di Konè: dalla Costa d’Avorio a Vibo Marina inseguendo il sogno di una vita migliore

Il racconto choc del giovane migrante arrivato in Calabria dopo giorni in mare aperto su un barchino sovraffollato: "Sentivamo la morte sulle spalle". Oggi vive nel Vibonese e sogna di aiutare la famiglia rimasta in Africa

spot_img

“Avevamo con i miei amici la paura stampata sul volto. Per cercare una vita migliore abbiamo sfidato il mare forza 6.
Sentivamo la morte sulle spalle. Bastava un movimento brusco delle 50 persone che si trovano sulla mia stessa imbarcazione per finire nelle fredde acque del Mediterraneo. Chi ci finiva dentro difficilmente si salvava. Eravamo tantissimi a sfidare le violente onde che facevano traballare il barchino su cui stavamo solcando l’insidioso mare. Ho visto morire numerosi miei amici. Come me cercavano un futuro migliore. Personalmente sono stato più fortunato. Dopo diversi giorni di viaggio in mare aperto ho pianto dalla commozione quando ho visto l’isola di Lampedusa. Ridevo dalla gioia e piangevo per i miei amici morti annegati”.

Questo è il racconto di Konè Chigata Youssouf che nel lontano 2015, ad appena 10 anni, ha superato mille pericoli per arrivare in Italia. Anzi in Calabria, nella provincia di Vibo Valentia, dove si è perfettamente inserito con la popolazione locale.

Dalla Costa d’Avorio alla Calabria

“Abitavo in Costa D’Avorio – ha aggiunto Kone’ – insieme ai miei genitori e ai miei 6 fratelli. Sognavo di fare il calciatore per questo ho sfidato 1000 pericoli per raggiungere dalle coste libiche la Costa degli Dei dove ho trovato lavoro. Quando ho messo piede in Italia avevo 13 anni. Avevo solo uno zio che si è preso cura di me. Ho conosciuto tante persone buone che mi hanno aiutato. Tra queste l’assistente sociale Domenica Loiacono a cui devo tutto. Nel mio lungo ed interminabile viaggio ho visto la morte. Non vedo la mia famiglia da circa 11 anni. Grazie al telefono parlo ogni giorno con i miei fratelli e le mie sorelle. Adesso voglio realizzare i miei sogni e aiutare la mia famiglia che è rimasta a vivere in Costa D’Avorio”.

La rotta del Mediterraneo: una delle più letali al mondo

Il viaggio dei migranti attraverso il Mediterraneo è una pericolosa traversata su imbarcazioni di fortuna, spesso gommoni o vecchi pescherecci gestiti da trafficanti, che mira a raggiungere l’Europa.

Le rotte principali, come quella centrale, comportano elevati rischi di naufragio, con migliaia di vittime registrate dal 2014, rendendo il percorso una delle rotte migratorie più letali al mondo. I migranti provengono da oltre 25 Paesi, tra cui Mali, Sudan e Siria, e affrontano lunghi viaggi via terra prima di raggiungere le coste di Libia e Tunisia. In questi viaggi vengono utilizzati gommoni di circa 11 metri, spesso progettati per pochi passeggeri ma caricati fino a un centinaio di persone, quasi sempre senza giubbotti di salvataggio.

La traversata può durare giorni, tra motori guasti, mare in tempesta e imbarcazioni alla deriva. Fame, sete, freddo e violenza accompagnano migliaia di persone nel tentativo disperato di raggiungere le coste italiane, greche o spagnole. Alcuni vengono salvati da navi umanitarie o pescherecci, altri invece spariscono nel nulla tra le onde.

“Ogni sera ripenso a quei momenti”

La storia di Konè ha avuto un lieto fine per una serie di circostanze favorevoli. Oggi il giovane migrante vive nel Vibonese, lavora e si è integrato nel territorio. Ma il ricordo di quel viaggio continua a tormentarlo.

“Quegli attimi di paura – ha ricordato Konè – li passo a rassegna ogni sera prima di addormentarmi. Sono musulmano e prego il mio Dio affinché trovino quella pace che cercavano su questa terra. Quanto dolore e quanta disperazione ho visto negli occhi dei miei connazionali. Siamo in Italia per cercare una vita migliore. Farò di tutto per realizzare il mio sogno. Sono felice per le persone che mi hanno accolto. Si comportano meravigliosamente bene. Non mi manca niente. Spero di poter andare a trovare i miei familiari che non vedo da diverso tempo. Terribile l’esperienza che ho vissuto. Il viaggio sul barchino mi fa ancora paura. Momenti drammatici. Non riesco a dimenticare il freddo patito sull’imbarcazione. Freddo, fame e paura ho dovuto affrontare per arrivare in Italia”.

spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img