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10 Maggio 2026
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Terremoto al Ministero della Cultura: Giuli licenzia lo staff dopo i veleni sul caso Regeni

Il ministro Alessandro Giuli revoca gli incarichi ai suoi collaboratori più vicini. Nel mirino il dossier sul documentario dedicato a Giulio Regeni e le tensioni esplose dopo la Biennale di Venezia

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Clima rovente al Ministero della Cultura, dove il ministro Alessandro Giuli avrebbe deciso di azzerare parte del suo staff con una serie di decreti di revoca già partiti nelle ultime ore. Secondo quanto anticipato dal Corriere della Sera, la scelta sarebbe maturata al termine di settimane di tensioni interne e scontri su alcune vicende considerate esplosive dal ministro. Una resa dei conti che avrebbe portato al siluramento di due figure centrali dell’organizzazione del dicastero.

Chi sono i collaboratori revocati

Tra i primi a lasciare l’incarico c’è Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Ministero della Cultura. Merlino era stato nominato durante la gestione di Gennaro Sangiuliano ed era stato successivamente confermato proprio da Giuli. Revocato anche l’incarico di Elena Proietti, capo della segreteria personale del ministro. Dal Ministero, al momento, filtra soltanto un secco: “Nessun commento”.

Il caso Regeni avrebbe fatto infuriare Giuli

Dietro la rottura ci sarebbe soprattutto il caso legato al mancato finanziamento del documentario su Giulio Regeni, vicenda che nelle scorse settimane aveva provocato forti polemiche politiche e mediatiche. Secondo il quotidiano milanese, Giuli avrebbe contestato ai suoi collaboratori di non averlo informato tempestivamente sulla bocciatura del progetto dedicato al ricercatore italiano ucciso in Egitto. “Inaccettabile non finanziare il docufilm su Regeni”, aveva dichiarato pubblicamente il ministro, promettendo di “mettere ordine” e denunciando “opacità o imperizia” nella gestione della pratica.

La missione a New York e lo scontro sulla Biennale

Per Elena Proietti, invece, avrebbe pesato anche l’assenza alla missione istituzionale di Giuli a New York, durante la restituzione di 17 opere trafugate. Ma il nuovo terremoto interno arriva in un momento già delicatissimo per il ministro, reduce anche dallo scontro con il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, sulla riapertura del padiglione russo. Una vicenda che aveva spinto il Ministero a inviare ispettori alla Biennale, definendo quanto accaduto “un pasticcio”.

Una resa dei conti dentro il Ministero

Le revoche segnano di fatto una profonda riorganizzazione del dicastero guidato da Giuli e mostrano il clima di forte tensione che da settimane attraversa il Ministero della Cultura. Ora resta da capire quali saranno le prossime mosse del ministro e se il rimpasto interno si allargherà ad altri incarichi strategici.

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