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11 Maggio 2026
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Hantavirus, il focolaio della nave accende l’attenzione: cosa è e quali rischi si corrono

Dopo i casi registrati a bordo della MV Hondius, l’Oms monitora la situazione. Il virus si trasmette soprattutto dai roditori all’uomo, ma il ceppo Andes può diffondersi anche tra persone in circostanze limitate. Gli esperti: rischio basso per l’Europa, ma senza abbassare la guardia

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Un focolaio circoscritto ma sufficiente a richiamare l’attenzione delle autorità sanitarie internazionali. A bordo della nave da crociera MV Hondius sono stati registrati casi di infezione da hantavirus delle Ande, un ceppo raro associato a forme respiratorie severe. L’episodio è stato segnalato dall’Organizzazione mondiale della sanità il 2 maggio scorso, dopo la comparsa di sintomi gravi tra alcuni passeggeri e membri dell’equipaggio durante la navigazione.

Secondo gli ultimi aggiornamenti disponibili, i casi individuati tra confermati e sospetti sarebbero sette, con tre decessi collegati all’infezione. Le autorità sanitarie stanno ricostruendo i contatti avvenuti a bordo e monitorando eventuali ulteriori sviluppi.

Il virus identificato è l’Andes virus, uno dei ceppi più noti della famiglia degli hantavirus e considerato particolarmente osservato dagli epidemiologi perché, a differenza della maggior parte degli altri hantavirus, può trasmettersi in modo limitato anche tra esseri umani.

Cosa sono gli hantavirus e dove si trovano

Gli hantavirus sono virus trasmessi principalmente dai roditori selvatici, che rappresentano il loro serbatoio naturale. Come ricorda l’Istituto superiore di sanità nelle informazioni pubblicate sul proprio sito istituzionale, l’uomo può infettarsi accidentalmente entrando in contatto con urine, saliva o feci di animali infetti oppure respirando polveri contaminate disperse nell’aria.

Non si tratta quindi di virus “dei boschi” in senso stretto, anche se le aree forestali, rurali e agricole rappresentano ambienti favorevoli alla presenza dei roditori portatori. I contagi vengono osservati soprattutto in edifici chiusi da tempo, magazzini, rifugi, capanni o strutture dove possono accumularsi tracce biologiche degli animali.

La diffusione geografica cambia a seconda del ceppo. Nelle Americhe gli hantavirus sono associati soprattutto alla sindrome cardiopolmonare da hantavirus, una malattia che colpisce polmoni e sistema cardiovascolare. In Europa e Asia prevalgono invece forme legate alla febbre emorragica con sindrome renale.

I numeri restano relativamente contenuti. Nella Regione delle Americhe, nel 2025, sono stati registrati 229 casi e 59 decessi. In Europa, secondo i dati epidemiologici del 2023, le infezioni confermate sono state 1.885, il dato più basso degli ultimi anni. Al momento non risultano casi umani segnalati in Italia.

Perché il virus Andes preoccupa più degli altri

L’elemento che distingue il virus Andes dagli altri hantavirus è la possibilità, documentata in letteratura scientifica, di una trasmissione interumana limitata. Gli esperti sottolineano che non si tratta di un virus ad alta contagiosità, ma alcuni episodi verificatisi in passato hanno mostrato passaggi dell’infezione tra persone che avevano avuto contatti stretti e prolungati.

Sono stati descritti anche sporadici casi in ambito sanitario, tra operatori e pazienti, circostanze che hanno contribuito a mantenere elevata l’attenzione delle autorità internazionali dopo il cluster registrato sulla nave.

Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha comunque precisato che il rischio per la popolazione generale europea resta “molto basso”. Nella valutazione diffusa dopo il focolaio, l’agenzia europea ha spiegato che il virus “non si trasmette facilmente” e che appare improbabile un’espansione epidemica ampia in Europa, soprattutto in presenza di adeguate misure di prevenzione.

Un altro elemento considerato rassicurante riguarda l’assenza nel continente europeo del roditore che costituisce il principale serbatoio naturale dell’Andes virus.

I sintomi: dall’influenza alle complicanze respiratorie

La fase iniziale dell’infezione può essere facilmente confusa con una sindrome influenzale. Febbre, dolori muscolari, mal di testa, brividi, nausea, vomito e disturbi gastrointestinali rappresentano i sintomi più frequenti nelle prime fasi.

Nei casi più severi, però, il quadro clinico può peggiorare rapidamente. La sindrome cardiopolmonare da hantavirus può provocare difficoltà respiratorie acute, accumulo di liquidi nei polmoni e abbassamento della pressione arteriosa, con necessità di ricovero in terapia intensiva.

Il periodo di incubazione varia generalmente da una a otto settimane dopo l’esposizione. Attualmente non esistono vaccini autorizzati né antivirali specifici contro gli hantavirus. Le cure disponibili sono di supporto e mirano soprattutto a trattare le complicanze respiratorie, cardiache e renali.

Secondo gli specialisti, la diagnosi precoce e il monitoraggio tempestivo possono migliorare significativamente la prognosi.

Come ridurre il rischio di contagio

La prevenzione resta legata soprattutto al controllo dell’esposizione ai roditori e agli ambienti contaminati. Le autorità sanitarie raccomandano particolare attenzione durante la pulizia di locali chiusi da tempo o potenzialmente infestati.

Gli esperti suggeriscono di evitare di spazzare o aspirare a secco materiali contaminati, per non disperdere nell’aria particelle infette. Prima della pulizia è consigliato inumidire le superfici con detergenti o disinfettanti.

Per il virus Andes valgono inoltre le normali misure di prevenzione delle infezioni respiratorie, dall’igiene frequente delle mani alla limitazione dei contatti stretti in presenza di sintomi compatibili.

Un’infezione rara, ma da monitorare

Le autorità sanitarie internazionali continuano a seguire l’evoluzione del focolaio collegato alla MV Hondius, mentre gli esperti ribadiscono che il rischio per la popolazione europea rimane contenuto. L’attenzione, spiegano gli organismi sanitari, è legata soprattutto alla rarità del virus Andes e alla sua particolare capacità di trasmissione interumana, pur limitata rispetto ad altri agenti respiratori più diffusi.

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