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12 Maggio 2026
12 Maggio 2026
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La rivolta delle case funerarie contro la Regione Calabria: “Norma cambiata senza confronto”

Funercalabria e Cosfit attaccano la modifica alla legge regionale: "Ridotte le distanze da ospedali e cimiteri senza consultare il settore. A rischio trasparenza, concorrenza e legalità. Ritirare subito emendamento"

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Le organizzazioni sindacali e di rappresentanza del comparto funerario calabrese, Funercalabria, rappresentata dal presidente Giuseppe Triolo, e Cosfit, rappresentata da Rocco Caliò, esprimono una “netta e motivata contrarietà rispetto alla recente modifica della Legge Regionale n. 48/2019 adottata dalla Regione Calabria, che interviene sulla disciplina delle case funerarie riducendo in modo significativo le distanze minime da strutture sanitarie e cimiteriali”.

L’incidenza della normativa

Aggiungono le due sigle sindacali: “Tale intervento normativo, riconducibile a una proposta di iniziativa consiliare attribuita ai consiglieri regionali Marco Polimeni e Pierluigi Caputo, incide su un settore altamente sensibile e regolato, senza che sia stato attivato alcun preventivo percorso di consultazione con le parti sociali, le associazioni di categoria e gli operatori del comparto. Si evidenzia, in particolare, che il consigliere Marco Polimeni riveste altresì il ruolo di Presidente della Commissione consiliare regionale contro la ‘ndrangheta, la corruzione e l’illegalità diffusa, organo politico interno del Consiglio regionale della Calabria, circostanza che rende ancora più evidente la necessità di massima trasparenza e condivisione nei processi normativi che incidono su assetti economici e territoriali delicati”. I due sindacati ritengono “tale modalità di intervento normativo non coerente con i principi fondamentali dell’ordinamento. La giurisprudenza costituzionale e amministrativa è costante nel ritenere che l’esercizio della funzione pubblica, anche legislativa nelle sue forme di indirizzo e iniziativa, debba rispettare i principi di buon andamento e imparzialità dell’azione amministrativa (articolo 97 Costituzuone), nonché i criteri di ragionevolezza, proporzionalità e adeguata istruttoria, soprattutto quando le scelte incidono su categorie economiche organizzate e su interessi diffusi”.

Le pronunce giurisprudenziali

Dicono ancora le due sigle sindacali: “Il Consiglio di Stato, in numerose pronunce, ha ribadito che nei procedimenti che incidono su settori regolati è fondamentale garantire forme effettive di partecipazione e confronto preventivo, quale presidio di trasparenza e corretto bilanciamento degli interessi coinvolti. Analogamente, la Corte costituzionale ha più volte richiamato il principio di leale collaborazione e di non arbitrarietà delle scelte pubbliche quando queste determinano effetti significativi su assetti territoriali ed economici. Nel caso di specie, la riduzione delle distanze previste per le case funerarie rappresenta una modifica sostanziale dell’impianto originario della Legge regionale 48/2019, con impatti diretti sulla pianificazione urbanistica, sugli investimenti già sostenuti dalle imprese del settore e sull’equilibrio concorrenziale del mercato regionale”. I due sindacati evidenziano inoltre come, “dagli atti preparatori disponibili, non emerga una motivazione tecnica cogente o un obbligo normativo sovraordinato tale da rendere necessaria la modifica nei termini adottati, circostanza che rafforza ulteriormente la criticità del mancato coinvolgimento delle rappresentanze di categoria. Alla luce di quanto sopra, le organizzazioni firmatarie: contestano con fermezza il metodo adottato, ritenuto privo di adeguata concertazione istituzionale; denunciano la compressione dei principi di partecipazione e trasparenza che devono caratterizzare l’azione pubblica; chiedono l’immediata apertura di un tavolo tecnico con Regione Calabria e tutte le parti sociali interessate; sollecitano la pubblicazione integrale delle relazioni tecniche e delle motivazioni poste a fondamento della modifica normativa; richiedono la cancellazione dell’emendamento immediata e la sospensione di eventuali ed ulteriori interventi sulla materia funeraria fino al completamento di un percorso strutturato di confronto”.

Non un adempimento formale

Infine ribadiscono che “la partecipazione delle rappresentanze sociali non è un adempimento formale, ma un principio sostanziale di legittimazione delle scelte pubbliche, soprattutto quando incidono su settori economici regolati e su interessi collettivi sensibili. Le organizzazioni si riservano ogni iniziativa nelle sedi istituzionali competenti a tutela del comparto rappresentato e della corretta applicazione dei principi di legalità, trasparenza e partecipazione democratica”.

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