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12 Maggio 2026
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Il caso Moro e la Calabria: radici, ritorni e ombre di un mistero italiano ancora aperto

Le radici dello statista tra Reggio e Cosenza, la presenza della Renault R4 a Catanzaro e le domande ancora aperte sulla fase finale del sequestro

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Fra due anni il “caso Moro” raggiungerà mezzo secolo. La sua tragica conclusione, avvenuta il 9 maggio 1978 col ritrovamento in via Caetani a Roma dell’auto-tomba col cadavere di Aldo Moro, passò da Catanzaro come se fosse una sorta di remake storico.

L’origine catanzarese della saga

La saga dei Moro residua, infatti, un’origine catanzarese con diversi accenti. Lo spunto iniziale è stato dato dal fatto che nel 2025 la Camera di Commercio del Capoluogo, ospitò, nel senso che fu messa in vetrina alla visione del pubblico, la famosa Renault rossa, l’auto in cui fu trovato il cadavere dello statista pugliese. L’auto era custodita in un garage della Polizia a Roma, trasferita alla Cciaa di Catanzaro dove, lo scorso anno, c’è stato un evento rievocativo cui ha seguito un affollato e interessante dibattito.

Il secondo collegamento

Il secondo collegamento si riferisce al fatto che una zia diretta di Moro, Ada Stinchi, abitava a Catanzaro. E, comunque, tutta la famiglia Moro ha avuto origini calabresi. Infatti, Fida Stinchi, madre di Aldo Moro, dopo il matrimonio, celebrato il 7 febbraio 1914 a Cosenza, si trasferì con il marito a Maglie, dove insegnò nell’anno scolastico 1914-1915. Ebbe cinque figli: Alberto, Aldo, Alfredo Carlo, Salvatore e Maria Rosaria. Insomma, i nonni di Aldo Moro stettero a Reggio Calabria sino al 1908, anno in cui si verificò il tragico terremoto.

La ricostruzione del professor Nicola Trebisacce

Il professor Nicola Trebisacce ha riscostruito nel 2020 la saga completa dei Moro sulle pagine dell’ICSAIC di Cosenza. Ultima annotazione, ancor’oggi la più attuale e inquietante, rinviene dalla riflessione dello storico Mario Saccà che su Facebook ha scritto: “La presenza a Catanzaro della Renault R4 nella quale fu lasciato dalle BR il corpo dell’on. Aldo Moro mi ha fatto ricordare che tre o quattro giorni prima dell’assassinio dello statista passando davanti alla porta aperta sede della Democrazia Cristiana di Catanzaro, alloggiata nel Centro Mancuso, lato Teatro Comunale, vidi pacchi dei manifesti che furono affissi dopo il ritrovamento del cadavere in Via Caetani. Ne fui sorpreso e mi chiesi come mai erano già stati stampati ed inviati nelle sedi del Partito di tutta Italia mentre erano in corso i tentativi di salvare la via di Moro sia da parte del PSI che dell’on. Fanfani che stava per convocare il Consiglio Nazionale probabilmente per graziare un componente in carcere delle BR che non aveva commesso delitti?”. E, qui, si ritorna ai misteri irrisolti della morte di Aldo Moro.

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