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17 Maggio 2026
17 Maggio 2026
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Sanità in Calabria, il Pnrr cambia ancora: 115 interventi rimodulati e target spostati sulle grandi apparecchiature

La Regione approva la quinta revisione: dentro Case della Comunità, Ospedali di Comunità e macchinari sanitari. Nel Vibonese fondi per Tropea, Soriano, Jazzolino e nuove tecnologie ospedaliere

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La sanità calabrese cambia ancora il suo piano Pnrr. Si tratta di una nuova rimodulazione che riguarda complessivamente 115 interventi tra Case della Comunità, Ospedali di Comunità e grandi apparecchiature sanitarie. Il provvedimento è contenuto in un decreto dirigenziale pubblicato sul Burc n. 100 del 15 maggio 2026, con cui la Regione Calabria approva la quinta modifica del Piano operativo regionale Pnrr – Missione 6 Salute, già approvato nel 2022 e poi più volte rivisto negli anni successivi.

Il documento richiama espressamente la necessità di rispettare milestone e target del Pnrr e interviene su tre capitoli decisivi: la sanità territoriale, le strutture intermedie e l’ammodernamento tecnologico degli ospedali. In altre parole: luoghi dove prendere in carico i cittadini prima che arrivino in ospedale, presidi per alleggerire la pressione sui reparti e macchinari diagnostici più moderni.

La quinta rimodulazione: cosa cambia davvero

Il decreto approva la rimodulazione del Piano operativo regionale Pnrr già definito con il DCA n. 59 del 2022 e successivamente modificato con altri provvedimenti nel 2024, nel 2025 e nel febbraio 2026. Questa è dunque una nuova tappa di un percorso amministrativo complesso, nato per utilizzare le risorse della Missione 6 Salute e adeguare la rete sanitaria calabrese agli obiettivi fissati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.

La rimodulazione riguarda tre linee di investimento. La prima è quella delle Case della Comunità, cioè i presidi territoriali pensati per avvicinare l’assistenza sanitaria ai cittadini. La seconda riguarda gli Ospedali di Comunità, strutture intermedie destinate a pazienti che non hanno bisogno di un ricovero ospedaliero tradizionale ma necessitano comunque di assistenza sanitaria. La terza interessa le grandi apparecchiature sanitarie, quindi il rinnovo del parco tecnologico e digitale ospedaliero. Nel dettaglio, il decreto parla di 25 CUP rimodulati per le Case della Comunità, 5 CUP rimodulati per gli Ospedali di Comunità e 85 CUP rimodulati per le grandi apparecchiature sanitarie. Il totale è di 115 interventi toccati dalla nuova revisione.

La mappa degli interventi: Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio e Vibo

Gli allegati al decreto contengono la mappa degli interventi rimodulati e dei relativi importi. Il quadro è regionale e coinvolge tutte le principali articolazioni del sistema sanitario calabrese: Asp di Cosenza, Catanzaro, Reggio Calabria, Crotone e Vibo Valentia, oltre alle aziende ospedaliere e ospedaliero-universitarie. Non si tratta, dunque, di una variazione circoscritta a pochi cantieri, ma di una revisione che attraversa l’intera architettura della Missione 6 Salute del Pnrr in Calabria.

La parte più visibile riguarda le Case della Comunità, cioè le strutture pensate per spostare una quota dell’assistenza sanitaria fuori dagli ospedali tradizionali e più vicino ai cittadini. Compaiono numerosi interventi riferiti all’Asp di Catanzaro: Badolato, Catanzaro, Curinga, Lamezia Terme, Nocera Terinese, San Mango d’Aquino, Sersale, Soverato, Squillace e Taverna. Sono interventi con importi composti da diverse fonti di finanziamento: fondi PNRR, fondi regionali e, in alcuni casi, anche fondi aziendali.

La stessa logica riguarda l’Asp di Cosenza, dove la programmazione include centri come Amantea, Bisignano, Casali del Manco, Cassano all’Ionio, Cetraro, Cosenza, Crosia e Longobucco. La geografia degli interventi mostra una scelta precisa: non concentrare la nuova sanità territoriale solo nei grandi centri urbani, ma provare a distribuirla anche in aree più periferiche, interne o comunque lontane dai principali presidi ospedalieri. È qui che il Pnrr dovrebbe produrre il suo effetto più concreto: evitare che ogni bisogno sanitario, anche quello meno complesso, finisca per scaricarsi sugli ospedali e sui pronto soccorso.

Nel Piano rimodulato, il fabbisogno regionale delle Case della Comunità viene indicato in 75 strutture complessive, tra nuove realizzazioni e ristrutturazioni: 28 nell’Asp di Cosenza, 18 nell’Asp di Catanzaro, 7 nell’Asp di Crotone, 5 nell’Asp di Vibo Valentia e 17 nell’Asp di Reggio Calabria. La dotazione finanziaria indicata comprende 84,6 milioni di euro di risorse Pnrr, oltre a fondi regionali per efficientamento energetico e nuovi interventi, fondi aziendali e ulteriori risorse per interventi in overbooking.

Il senso della programmazione è chiaro: costruire una rete di presidi capaci di intercettare i bisogni sanitari prima che diventino emergenza. Ma la vera partita non si gioca solo sugli immobili. Una Casa della Comunità non è tale perché viene ristrutturato un edificio o perché viene apposta una targa. Lo diventa se dentro quella struttura ci sono medici, infermieri, specialisti, servizi diagnostici, continuità assistenziale, collegamento con i medici di famiglia e capacità reale di prendere in carico i pazienti. Questi dati raccontano quindi una trasformazione che, almeno sulla carta, dovrebbe ridisegnare la sanità calabrese: meno ospedale per tutto, più territorio, più prossimità, più filtro tra cittadino e reparti.

Il Vibonese: Tropea, Soriano, Jazzolino e il nodo delle nuove tecnologie

Nel Vibonese la rimodulazione tocca più fronti e incrocia alcuni dei presidi più sensibili della sanità provinciale. Il primo riguarda gli Ospedali di Comunità, che nel disegno del Pnrr dovrebbero rappresentare l’anello intermedio tra l’assistenza domiciliare, la medicina territoriale e il ricovero ospedaliero vero e proprio. Sono strutture pensate per pazienti fragili, cronici, anziani o in fase post-acuta, che non richiedono l’intensità di cura di un ospedale ma non possono essere lasciati senza assistenza sanitaria continuativa.

In questa partita compaiono Soriano Calabro e Tropea. Per Soriano Calabro l’importo complessivo indicato è di 3.387.090 euro. Per Tropea, invece, il finanziamento arriva a 4 milioni di euro, con risorse regionali. Sono due interventi che hanno un valore territoriale evidente: Soriano insiste su un’area interna e baricentrica rispetto a una parte importante del Vibonese; Tropea, invece, è uno dei poli più delicati della provincia, non solo per il bacino residente ma anche per la pressione stagionale legata al turismo. Il dato su Tropea è particolarmente significativo. In un territorio che nei mesi estivi moltiplica presenze, traffico, accessi e richieste sanitarie, un presidio intermedio realmente funzionante può diventare decisivo per alleggerire il peso sull’ospedale e garantire risposte più rapide ai bisogni meno acuti.

Il piano coinvolge poi il fronte delle grandi apparecchiature sanitarie, cioè uno dei capitoli più attesi dai cittadini perché riguarda direttamente diagnosi, esami, liste d’attesa e qualità delle prestazioni. Nell’area dell’Asp di Vibo Valentia compaiono interventi riferiti all’ospedale di Vibo Valentia, all’ospedale di Tropea, a Soriano Calabro, Serra San Bruno, Nicotera, al Poliambulatorio di Vibo Valentia e alla Casa circondariale. È una mappa che non riguarda solo i grandi presidi, ma anche punti sanitari periferici e strutture particolari, dove l’accesso alle tecnologie può fare la differenza tra una sanità di prossimità e una sanità costretta sempre a spostare i pazienti altrove.

Il capitolo delle apparecchiature, tuttavia, è anche quello più delicato dell’intero decreto. La rimodulazione riguarda 85 CUP sulle grandi tecnologie sanitarie e, per 78 CUP, viene indicato il differimento del target relativo all’operatività delle grandi apparecchiature. Questo significa che il tema non è soltanto acquistare o finanziare nuovi macchinari, ma portarli effettivamente a regime: consegna, installazione, collaudo, personale formato, manutenzione e pieno utilizzo nei percorsi diagnostici.

C’è poi il capitolo dell’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia. Nel documento emerge un passaggio rilevante: l’importo RRF inizialmente assegnato al presidio ospedaliero Jazzolino, pari a 10.804.607 euro, viene stralciato dalla programmazione PNRR, mentre si procederà alla realizzazione del solo lotto relativo all’adeguamento sismico mediante l’utilizzo di fondi regionali pari a 10.804.608 euro. Da un lato il decreto conferma una copertura finanziaria regionale per l’intervento sullo Jazzolino, presidio centrale dell’assistenza provinciale. Dall’altro, però, il passaggio segnala una modifica significativa rispetto all’impostazione originaria: l’intervento viene sottratto alla quota RRF/PNRR e ricondotto a fondi regionali per il lotto di adeguamento sismico.

Il nodo irrisolto: strutture nuove, ma chi le farà funzionare?

Il decreto riguarda opere, CUP, importi, target e apparecchiature. Ma sullo sfondo resta la domanda più difficile: una volta realizzate le Case della Comunità, gli Ospedali di Comunità e acquistati i macchinari, chi li farà funzionare? La sanità calabrese non soffre soltanto di carenze infrastrutturali. Soffre da anni di carenza di medici, infermieri, operatori sanitari, tecnici e personale amministrativo. La rete territoriale prevista dal PNRR ha senso solo se diventa servizio quotidiano: ambulatori aperti, presa in carico reale, continuità assistenziale, diagnostica funzionante, integrazione tra ospedale e territorio. Altrimenti il rischio è costruire contenitori nuovi senza riempirli adeguatamente. Ed è proprio qui che la rimodulazione del PNRR diventa una questione non solo tecnica, ma politica: il successo non si misurerà dalla firma dei decreti, ma dalla capacità di trasformare gli investimenti in cure effettive.

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