× Sponsor
17 Maggio 2026
17 Maggio 2026
spot_img

“Dalla tragedia demografica alla rinascita”: a Melicuccà sindaci e studiosi a confronto sul futuro delle aree interne

Promosso dal primo cittadino di Dinami Antonino Di Bella, l’incontro ha messo a confronto amministratori, sociologi e demografi. I numeri dell’Osservatorio Regionale Demografico: in settant’anni Alto Mesima -56,42%, Serre -55,61%. E il rapporto tra giovani e anziani si è completamente ribaltato

spot_img

Un confronto serrato, denso di numeri e di proposte concrete, per provare a invertire la rotta. Il Centro di aggregazione giovanile di Melicuccà di Dinami ha ospitato venerdì scorso l’incontro-dibattito “Serre e Alto Mesima: dalla tragedia demografica alla rinascita dei territori”, promosso dal sindaco di Dinami Antonino Di Bella.
Un appuntamento partecipato, che ha riunito attorno allo stesso tavolo amministratori locali, studiosi e cittadini per affrontare quello che ormai non è più un rischio ma una realtà conclamata: lo spopolamento dei piccoli borghi e delle aree interne della Calabria.

I numeri di un’emorragia silenziosa

Dopo i saluti introduttivi del primo cittadino, è toccato a Giovanni Durante, studioso dell’Osservatorio Regionale Demografico (ORD) – nuovo soggetto associativo nato per sensibilizzare l’opinione pubblica sul dramma dello spopolamento – tracciare un’analisi statistica puntuale e impietosa.
“I nove comuni dell’Alto Mesima – ha spiegato Durante – sono passati in settant’anni da 30.002 a 13.075 anime, con un calo del 56,42%. I dodici centri delle Serre, che insieme contavano 39.055 abitanti, oggi ne hanno 17.338: -55,61%”.

Ma il dato più allarmante riguarda la composizione strutturale della popolazione. “Il rapporto tra under 14 e over 65 si è completamente ribaltato. Nel 1991 in queste aree c’erano 7.174 anziani e 8.977 giovani; oggi i giovani sono appena 3.458 a fronte di 8.544 anziani”.
Un autentico tsunami demografico, ha sintetizzato lo studioso pizzitano, frutto del crollo della natalità (Alto Mesima -68,73%, Serre -55,35%) e del vistoso calo della popolazione giovanile (rispettivamente -62,25% e -57,83%).
L’avvertimento è netto: “Se non si interviene nell’arco di un decennio con misure non episodiche ma strutturali, si andrà incontro – da Vibo a Soverato – a uno scenario di desertificazione antropica”.

Restanza, accoglienza, qualità della vita: la lezione della sociologa

A seguire la relazione di Alessandra Corrado, sociologa e docente dell’Università della Calabria, che ha capovolto la prospettiva, partendo non dai problemi ma dal potenziale di questi territori: “Le aree interne racchiudono una diversità e una ricchezza enormi – economica, culturale, ambientale e paesaggistica – che possono diventare importanti attrattori”.
La docente si è soffermata sul concetto di restanza, “che va declinato non solo come rivendicazione o come una sfida, ma anche come una strategia precisa”, e sull’importanza dell’accoglienza come rimedio allo spopolamento, citando l’esempio virtuoso del piccolo comune di Camini.
Guardando alla Spagna, Corrado ha richiamato “l’impatto di errati modelli di sviluppo e di fenomeni come la cementificazione selvaggia sul destino delle aree rurali”, criticando chi del turismo di massa “fa un mantra e lo propone come unica strategia”.
La via alternativa? “Un’agricoltura che coniughi l’aspetto produttivo con la salvaguardia della natura” e la valorizzazione di una qualità della vita “ancora legata a un ambiente incontaminato”.

La voce dei sindaci: sanità, viabilità, servizi

A rompere il ghiaccio sul fronte amministratori è stato Antonio Rosso, sindaco di Simbario, lui stesso emigrato e poi tornato in Calabria: “La drammaticità del vivere in città, rispetto a una dimensione più distesa e a misura d’uomo che i nostri piccoli centri offrono, può diventare una leva per attrarre popolazione”.
Antonino Schinella, sindaco di Arena, ha richiamato “la necessità di interventi straordinari soprattutto in ambito sanitario”, denunciando come “lo stanziamento dei cosiddetti fondi marginali non abbia portato benefici alle nostre comunità” e stigmatizzando “la polverizzazione degli interventi al posto di un numero minore di opere più strategiche”.
Francesco Angilletta, sindaco di Mongiana, ha posto il tema del circolo vizioso: “La diminuzione dei servizi genera ulteriore spopolamento, eppure le nostre sono comunità dove sarebbe piacevolissimo abitare”.
Francesco Fazio, primo cittadino di Fabrizia, ha indicato la ricetta sperimentata nel suo comune: “Una corretta gestione della spesa comunale unita a una politica capace di attrarre investimenti”, che ha portato alla riapertura di numerose attività, soprattutto nel settore del legno e della produzione di acqua minerale.

Le accuse alla politica regionale e nazionale

Toni durissimi quelli di Fabio Signoretta, sindaco di Ionadi: “Chi amministra la Regione oggi si ritrova a essere nulla più che un amministratore di sostegno di un paziente che rischia seriamente di morire”. La strategia, per Signoretta, passa dalla “vocazione specifica di ciascun territorio comunale”, come dimostra il progetto del borgo Erasmus nella frazione di Nao.
Vincenzo Caruso, sindaco di Pizzoni, ha denunciato “le imponenti carenze nel sistema sanitario” e il tema della viabilità: “Molte arterie favoriscono l’isolamento delle comunità e i comuni non possono nemmeno intervenire, essendo di competenza provinciale”.
Sergio Cannatelli, sindaco di Sorianello, ha puntato il dito contro la Strategia Nazionale delle Aree Interne (SNAI): “È stata costruita con un algoritmo che ha penalizzato le nostre zone”. Ha poi rilanciato la proposta sulla defiscalizzazione degli immobili vuoti avanzata dal collega di Dinami, denunciando il paradosso “di aver ottenuto milioni di finanziamenti per le scuole, che però subiscono i contraccolpi dei piani di dimensionamento”.

L’appello finale: “I paesi non devono morire”

A chiudere, due interventi di peso. Il sindaco di Mileto Salvatore Fortunato Giordano ha posto l’accento sulla “enorme difficoltà che i comuni del Mezzogiorno hanno ad assicurare i servizi esistenti, a causa della profonda sperequazione con quelli del Centro-Nord”, indicando come strada maestra “la riqualificazione dei nostri borghi senza sprecare ulteriore suolo”.
Infine la sindaca di Brognaturo Rosanna Tassone, che ha rivendicato l’investimento sulla cultura come leva strategica: “Quando decidiamo di riabitare i nostri paesi dobbiamo contestualizzare ciò che possono darci”.
Ha ricordato i progetti attivi nel suo comune – dal monitoraggio della qualità dell’aria alla partnership con l’Università di Bologna sulle piante officinali – con un appello finale che suona come un manifesto: “Bisogna uscire dall’ordinario e investire di più. Non sono assolutamente d’accordo con chi afferma che il destino di questi paesi sia quello di morire”.

spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img