Il Pentagono riduce la propria impronta militare nel continente europeo e rilancia la linea dell’“America First” di Donald Trump. Il Dipartimento della Difesa ha annunciato il passaggio da quattro a tre Brigade Combat Teams assegnate all’Europa, riportando così la presenza operativa statunitense ai livelli del 2021.
La decisione, spiegano fonti del Pentagono, è maturata al termine di “un processo esaustivo e articolato su più livelli” sul posizionamento delle forze americane nel teatro europeo. Contestualmente viene rinviato il previsto schieramento aggiuntivo di truppe in Polonia, definita comunque “un alleato modello per gli Stati Uniti”.
Hegseth rassicura Varsavia
Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha avuto un colloquio con il vicepremier e ministro della Difesa polacco Władysław Kosiniak-Kamysz, nel tentativo di rassicurare Varsavia dopo il ridimensionamento annunciato.
“Gli Stati Uniti manterranno una solida presenza militare in Polonia”, sottolinea il Pentagono, precisando che il dialogo con le autorità polacche proseguirà nelle prossime settimane.
Nella nota emerge però anche un messaggio politico diretto agli alleati europei della Nato: “La Polonia ha dimostrato di possedere sia la capacità sia la determinazione necessarie per difendersi autonomamente. Gli altri alleati dovrebbero seguire lo stesso esempio”.
La strategia Trump: l’Europa paghi la propria difesa
Dietro la revisione del dispositivo militare americano si intravede la strategia dell’amministrazione Trump: spingere gli alleati europei ad assumersi il peso principale della difesa convenzionale del continente.
Il Pentagono chiarisce infatti che la futura collocazione delle tre brigate residue e delle altre forze Usa sarà decisa “sulla base dei requisiti strategici e operativi degli Stati Uniti” ma anche della capacità degli alleati Nato di contribuire concretamente alla sicurezza europea.
Un’impostazione coerente con la visione trumpiana secondo cui Washington non può continuare a sostenere quasi da sola i costi della deterrenza occidentale in Europa.
L’Ue cerca un canale con Putin: ipotesi Draghi o Merkel
Sul fronte diplomatico, intanto, l’Europa valuta una mossa autonoma per sbloccare il dossier ucraino. Secondo il Financial Times, nelle cancellerie europee starebbe crescendo il consenso attorno all’idea di nominare un inviato di alto profilo incaricato di dialogare direttamente con il presidente russo Vladimir Putin.
Tra i nomi circolati figurano quelli dell’ex cancelliera tedesca Angela Merkel e dell’ex presidente del Consiglio italiano Mario Draghi, considerati figure autorevoli e con il peso politico necessario per tentare una riapertura diplomatica.
L’ipotesi prende corpo mentre i colloqui guidati dagli Stati Uniti sulla guerra in Ucraina attraversano una fase di stallo e l’Europa teme di restare schiacciata tra il progressivo disimpegno americano e l’irrigidimento del Cremlino.
L’Europa davanti al bivio
Il ridimensionamento militare americano e il tentativo europeo di costruire un proprio canale con Mosca delineano un passaggio cruciale per gli equilibri geopolitici occidentali.
Da una parte Washington chiede agli alleati di diventare militarmente autosufficienti; dall’altra Bruxelles prova a ritagliarsi uno spazio diplomatico autonomo nella gestione della crisi ucraina.
Due segnali che raccontano la stessa trasformazione: l’Europa è chiamata a ridefinire il proprio ruolo strategico in un ordine internazionale sempre più instabile








