La Calabria continua a fare i conti con un divario strutturale profondo rispetto al resto del Paese. A confermarlo sono gli ultimi dati Istat sul Benessere Equo e Sostenibile (BES), che delineano un quadro di sofferenza su più fronti. E secondo il Pd calabrese “confermano che la Calabria continua a subire diseguaglianze enormi sul piano sanitario, economico e sociale. Noi lo denunciamo da anni, senza timori e smentite”.
Il dato statistico è eloquente: su 60 indicatori territoriali monitorati, la regione risulta al di sotto della media nazionale in ben 44 casi.
Crisi sanitaria e fragilità sociale
Le radici di questo arretramento sono molteplici e interconnesse. Il Pd punta il dito contro la crisi cronica del Servizio sanitario regionale, la povertà diffusa, la carenza cronica di servizi di base e le enormi difficoltà che colpiscono le aree interne.
Nonostante questo scenario critico, “il governo Meloni continua a sottovalutare che la Calabria ha molti più pazienti con malattie croniche e comorbilità, in rapporto alla media italiana”.
La battaglia per il Fondo sanitario nazionale
Al centro della polemica politica c’è il meccanismo di distribuzione delle risorse statali. Il senatore Nicola Irto, segretario regionale del Pd, torna a chiedere un cambio di rotta netto: “Da tempo chiediamo di rivedere i criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale. Lo Stato deve assicurare più risorse alle regioni come la Calabria, che hanno un elevato numero di malati cronici rispetto alla media nazionale, un disagio sociale superiore agli altri territori e maggiori difficoltà di accesso alle cure”.
Il limite del criterio basato sull’età
L’attuale modello di finanziamento, basato prevalentemente sulla popolazione pesata per età, viene ritenuto profondamente ingiusto.
Secondo i dem, questo sistema produce “effetti gravemente penalizzanti per il Mezzogiorno e soprattutto per la Calabria”, ignorando le reali condizioni di salute della popolazione.
L’appello: serve un riequilibrio urgente
La conclusione della nota è un monito per il futuro. È necessario un intervento che superi la mera logica demografica, introducendo parametri correttivi basati sull’effettiva diffusione delle patologie, sulla povertà sanitaria e sulla distanza geografica dai poli ospedalieri.
“Serve un riequilibrio delle risorse, anche per il passato, che tenga conto della diffusione delle patologie croniche, della povertà sanitaria, delle condizioni territoriali e della distanza dai servizi”, sottolinea il PD. In assenza di una riforma dei criteri, l’avvertimento è chiaro: le disuguaglianze sono destinate ad aumentare, costringendo sempre più calabresi al triste fenomeno della migrazione sanitaria.








