Forza Italia non derogherà alle proprie origini e manterrà salda la sua collocazione geopolitica e strategica all’interno della coalizione di governo. A blindare l’asse della maggioranza è Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale del partito, intervenuto nel corso della trasmissione “Start” su Sky TG24. Il governatore ha escluso categoricamente qualsiasi ipotesi di mutamento degli equilibri politici, rivendicando al contempo per la formazione azzurra un ruolo di pivot moderato, liberale e riformista capace di attrarre l’elettorato deluso dalle attuali leadership del centrosinistra.
“Forza Italia, fondata da Berlusconi che è il fondatore del centrodestra, rimarrà ancorata al centrodestra” indipendentemente dal risultato delle prossime elezioni. “Non c’è alcuna possibilità che Forza Italia si sganci dal centrodestra”. Altra cosa è il ruolo di FI nel centrodestra che deve competere con la sinistra, soprattutto su temi che riguardano il riformismo, le libertà. FI dovrebbe svolgere questo ruolo nell’interesse del centrodestra. Se sottraiamo al centrosinistra, grazie a FI, voti tra i riformisti che ormai non si sentono più rappresentati dalla leadership del centrosinistra facciamo una cosa buona. Credo che in questo Paese manchi un’offerta politica riformista e liberale”.
Nessuna sfida al congresso: l’obiettivo è frenare le spinte radicali
Sul fronte degli equilibri interni al partito e di una possibile competizione per la segreteria nazionale, il vicesegretario ha gettato acqua sul fuoco, ridimensionando la portata dei tradizionali riti congressuali nell’era della comunicazione digitale e ponendo l’accento sul confronto delle idee. La priorità, secondo Occhiuto, risiede nel consolidamento di un’area di pensiero che sappia fare da contrappeso alle tentazioni populiste della coalizione, evitando di inseguire posizioni radicali che rischierebbero di allontanare l’elettorato moderato.
“Se sfiderò Tajani al congresso? No, vorrei essere uno tra quelli in Forza Italia che svolgono un’azione di stimolo, per costruire quest’area più liberale, per evitare che ci sia la tentazione nel centrodestra di inseguire Vannacci. Non vinciamo le elezioni se inseguiamo Vannacci. Il congresso, peraltro, non è nemmeno all’ordine del giorno. Mi piacerebbe che si discutesse più delle idee. I congressi possono essere una grande festa, come è stata nella mia regione, però rappresentano anche un retaggio piuttosto arcaico. I congressi si facevano un tempo quando non c’erano altre forme per interrogare la base o per eleggere i gruppi dirigenti. Ora con le nuove tecnologie c’è la possibilità di arrivare capillarmente agli elettori di ogni partito. Il congresso è un vecchio rito che una volta era un grande esercizio di democrazia, oggi può esserlo ma anche no”.
Legge elettorale e fine vita: appello alla concretezza e ai diritti civili
Il dibattito sulle riforme istituzionali e sulla legge elettorale deve, nell’ottica del governatore calabrese, viaggiare di pari passo con la risoluzione delle problematiche economiche che colpiscono quotidianamente il tessuto produttivo e le famiglie italiane.
“Non mi occupo di legge elettorale da quando non faccio più il capogruppo di Forza Italia alla Camera. Ho ben altri problemi dei quali occuparmi oggi. Però credo che una legge elettorale che assicuri stabilità al governo e che consegni agli italiani un vincitore certo sia una legge elettorale che convenga sia al centrodestra che al centrosinistra. Io mi auguro che si faccia, ma mi auguro soprattutto che, mentre si discute della legge elettorale, si discuta di altre cose. Perché c’è una crisi economica che sta riguardando le famiglie, le imprese, c’è un Paese che ha bisogno che il Parlamento si occupi anche e soprattutto di questioni concrete. Non vorrei che la legge elettorale catalizzasse troppa attenzione da parte degli schieramenti e spegnesse i riflettori, invece, su altri ambiti dove l’intelligenza del governo può essere importante nei mesi che ci separeranno dalle elezioni”.
Pur auspicando un sistema che garantisca stabilità e un vincitore certo alle urne, l’esponente azzurro invita il Parlamento a concentrarsi su provvedimenti tangibili e, in particolare, sulla regolamentazione del fine vita, considerata un’opportunità di modernizzazione irrinunciabile per l’intero centrodestra.
“Il tema del fine vita è importantissimo. Peraltro, se il Parlamento nel suo complesso non intervenisse su un tema sul quale persino la Corte Costituzionale ha detto che il Parlamento deve intervenire, sarebbe un atteggiamento davvero omissivo. E’ come se si volesse rinunciare a intervenire su una questione che gli italiani vogliono diventi legge, che sia normata, e che non può essere nemmeno delegata alle singole leggi regionali. Si è provata questa via, la Corte Costituzionale invece ha detto che deve farlo il Parlamento. E’ un’occasione anche per il centrodestra. Il centrodestra a volte viene visto come una coalizione un po’ ingiallita, perché su alcuni temi come quelli dei diritti civili non riesce forse a parlare con la modernità che si aspettano soprattutto tantissimi giovani che, purtroppo, non guardano più al centrodestra come una coalizione attraente per loro. Intervenire su questi temi credo renda più forte il centrodestra, mi auguro che si faccia da qui alla fine della legislatura e spero che Forza Italia possa essere un motore propulsivo in questa direzione. Peraltro, Berlusconi ha sempre dato libertà di coscienza su questi temi ai suoi parlamentari, per cui, se serve, anche questo puo’ essere un modo per arrivare all’approvazione della legge”.
Politica estera: fermezza contro l’estremismo nel governo israeliano
Infine, l’analisi si è spostata sullo scacchiere internazionale e sulla gestione delle forti tensioni in Medio Oriente. Pur prendendo le distanze dalle modalità d’azione delle delegazioni umanitarie marittime, Occhiuto ha espresso una dura condanna nei confronti delle componenti più radicali dell’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu, esortando il premier israeliano a un netto cambio di rotta per preservare il sostegno della diplomazia occidentale e prevenire pericolose derive ideologiche in Europa.
“Non sono un tifoso della Flotilla. Quelli che si imbarcano fanno un gesto dimostrativo, legittimo, ma che non serve a dare aiuti alle popolazioni che invece avrebbero necessità di aiuti. Tutto ciò premesso, va isolato non il governo o lo Stato di Israele, perché questo condurrebbe soltanto a rigurgiti antisemiti che dobbiamo evitare, soprattutto nel nostro Paese e nel resto dell’Occidente. Va isolato, dal governo israeliano, da Netanyahu, il ministro della sicurezza Ben Gvir, che si è reso protagonista di comportamenti vergognosi. Netanyahu ne ha preso le distanze, ma non basta: un ministro che fa quelle cose dovrebbe essere indotto a dimettersi. Ci potrebbero essere ripercussioni politiche interne? Netanyahu deve scegliere, perché così continuando non ha la maggioranza della comunità internazionale, della quale sicuramente fa parte Israele, e del blocco occidentale. Per cui Netanyahu sta perdendo sul fronte proprio della comunicazione; dovrebbe avoir la capacità di isolare le frange più estremiste perché altrimenti, in questo modo, si danno solo degli argomenti micidiali e formidabili a chi fa dell’antisemitismo una bandiera, e veramente sarebbe una cosa antistorica”.








