La Corte d’Appello di Catanzaro, presieduta dal giudice Alessandro Bravin, ha pronunciato la sentenza nel nuovo processo di secondo grado a carico di 29 imputati del maxiprocesso Rinascita Scott, celebrato con rito abbreviato. Si tratta dell’appello bis, arrivato dopo l’annullamento con rinvio disposto dalla Corte di Cassazione il 22 maggio dello scorso anno. Il nuovo giudizio ha preso atto dell’esclusione, da parte della Suprema Corte, dell’articolo 416-bis comma 6 del codice penale, cioè l’aggravante legata al finanziamento di attività economiche controllate con il provento di delitti. Tra le posizioni più rilevanti figura quella di Luciano Macrì, di Vibo Marina, per il quale la pena resta fissata a 20 anni, la stessa del precedente giudizio.
Il nuovo passaggio davanti ai giudici
Per il resto la decisione incide in modo significativo sul quadro sanzionatorio già definito nel precedente giudizio d’appello. In diversi casi, infatti, le pene sono state rideterminate al ribasso rispetto alle condanne pronunciate in precedenza. Rideterminata a 15 anni e 2 mesi la pena per Domenico Macrì, detto “Mommo”, già condannato a 19 anni e 10 mesi in secondo grado. Per Francesco Antonio Pardea la pena è stata fissata a 14 anni e 8 mesi, rispetto ai 20 anni precedenti. Per Pasquale Gallone, di Nicotera Marina, la Corte ha stabilito 15 anni, a fronte dei 19 anni e 8 mesi del precedente appello. Lo sconto di pena è la conseguenza dell’esclusione da parte della Cassazione dell’ormai famoso comma 6, ovvero l’aggravante legato al finanziamento di attività economiche con proventi illeciti.
Le pene rideterminate
La sentenza dispone 11 anni e 10 mesi per Luca Belsito, di Pizzo, già condannato a 16 anni nel precedente appello. Domenico Camillò è stato condannato a 11 anni e 4 mesi, mentre la pena per Michele Dominello è stata rideterminata in 11 anni e 4 mesi. Stessa pena, 11 anni e 4 mesi, per Giuseppe Lopreiato, di Sant’Onofrio, e per Michele Pugliese Carchedi. Per Filippo Di Miceli, di Piscopio, la Corte ha disposto 10 anni e 8 mesi, mentre Sergio Gentile, alias “Toba”, è stato condannato a 10 anni e 8 mesi. A Carmelo D’Andrea, alias “Coscia d’Agneiju”, sono stati inflitti 10 anni. Stessa pena per Filippo Orecchio. Per Carmelo Chiarella la pena è di 9 anni e 8 mesi. Giovanni D’Andrea e Gregorio Giofrè sono stati condannati entrambi a 9 anni e 4 mesi.
Le altre condanne
La Corte ha poi fissato a 8 anni e 8 mesi la pena per Francesco Gallone. Condanne a 8 anni e 8 mesi per Raffaele Antonio Giuseppe Barba, detto “Pino Presa”, Paolo Carchedi a 8 anni e 8 mesi, Domenico Cracolici, Nazzareno Franzè, detto “Paposcia” a 8 anni e 8 mesi, Nicola Lo Bianco, Salvatore Lo Bianco, detto “u Gniccu”, Michele Manco, Salvatore Morgese e Domenico Prestia. Per Domenico Pardea la pena è stata rideterminata in 12 anni. Per Pasquale D’Andrea la Corte ha disposto 3 anni e 4 mesi, mentre Cristiano Gallone è stato condannato a 3 anni, 5 mesi e 11 giorni.
Le parti civili
Nel processo sono costituiti diversi Comuni del Vibonese, assistiti dai rispettivi legali. Parte civile anche la Provincia di Vibo Valentia, rappresentata dall’avvocato Maria Rosa Pisani, la Regione Calabria, assistita dall’avvocato Michele Rausei, e l’Associazione antiracket della provincia di Vibo. Tra le parti civili figurano inoltre la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dell’Interno e il commissario straordinario del Governo per il coordinamento antiracket e antiusura, assistiti dall’Avvocatura generale dello Stato.
Il collegio degli avvocati
Nel procedimento sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Salvatore Staiano, Giuseppe Gervasi, Francesco Gambardella, Luca Cianferoni, Gabriella Riga, Salvatore Sorbilli, Giuseppe Di Renzo, Fabrizio Merluzzi, Francesco Catanzaro, Sergio Rotundo, Antonio Galati, Gianluca Fontana, Diego Brancia, Giosuè Monardo, Raffaele Manduca, Walter Franzè, Francesco Capria, Paride Scinica, Guido Contestabile, Valerio Vianello Accorretti, Maria Emanuela Genovese, Francesco Lojacono, Elisabetta Polito, Giuseppe Orecchio, Pamela Tassone, Stefano Luciano, Giuseppe Morelli, Giuseppe Zofrea, Antonio Barillaro, Santino Cortese, Mario Antinucci, Gaetano Scalamogna, Giuseppe Bagnato, Renzo Andricciola e Letterio Rositano.
Per le parti civili compaiono inoltre gli avvocati Domenico Paglianiti, Domenico Sorace, Massimiliano De Benetti, Domenico Talotta, Maria Antonietta La Monica, Antonella Fava Smiriglia, Paolo Del Giudice, Maristella Paolì, Maria Rosa Pisani, Michele Rausei e l’Avvocatura generale dello Stato.








