I veli sul business illecito e sulle infiltrazioni della criminalità organizzata all’interno delle tifoserie organizzate di San Siro tornano a sollevarsi nelle aule di giustizia. La terza sezione penale della Corte d’Appello di Milano ha fissato per il prossimo 14 luglio l’inizio del processo di secondo grado riguardante il filone principale, giudicato con rito abbreviato, scaturito dalla maxi-inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia, dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza. L’indagine, che nel settembre del 2024 aveva azzerato i vertici delle curve milaniste e interiste attraverso una raffica di arresti, si appresta a vivere un passaggio cruciale dopo le pesanti condanne inflitte in primo grado. A promuovere il ricorso contro la sentenza emessa il 17 giugno 2025 dalla giudice per l’udienza preliminare Rossana Mongiardo è stato, tra gli altri, il capo indiscusso della Curva Sud rossonera, Luca Lucci.
Le strategie dei legali e le rinunce dei capi della Nord
Il quadro processuale che si presenterà davanti alla Corte d’Appello risulta parzialmente ridisegnato rispetto al primo grado, a causa delle scelte strategiche compiute da alcuni dei principali protagonisti della galassia ultras nerazzurra. Quasi un anno fa, il tribunale milanese aveva condannato complessivamente sedici imputati a pene detentive che sfioravano, nel loro insieme, i novanta anni di reclusione. Tra le condanne più significative spiccavano i dieci anni comminati a Luca Lucci e altrettanti ad Andrea Beretta, ex leader della Curva Nord interista.
Beretta, attualmente collaboratore di giustizia e formalmente imputato sia per associazione a delinquere con l’aggravante mafiosa dovuta ai legami con la ‘ndrangheta, sia per l’omicidio del rampollo dei clan Antonio Bellocco avvenuto nel 2024, ha deciso di non presentare ricorso in appello. Una scelta analoga è stata intrapresa da altri condannati della sponda nerazzurra, tra cui Marco Ferdico, che ha visto così diventare definitiva la sua condanna in primo grado a otto anni di carcere.
I nove imputati alla sbarra e l’intreccio con i fatti di sangue
L’imminente dibattimento di secondo grado si concentrerà su una rosa ristretta di nove imputati che intendono ridiscutere le responsabilità penali emerse nel corso delle indagini. Oltre a Lucci, sul quale grava anche una recente e separata condanna a diciotto anni e otto mesi di reclusione per traffico internazionale di stupefacenti, i giudici d’appello valuteranno le posizioni di Giuseppe Caminiti, figura considerata dagli inquirenti particolarmente vicina alle cosche calabresi, e di Renato Bosetti della Nord.
Il fronte rossonero dei ricorrenti comprende poi i sodali storici di Lucci, ovvero Alessandro Sticco, Fabiano Capuzzo, Islam Hagag e Luciano Romano. A completare il gruppo figurano Matteo Norrito, esponente della tifoseria interista, e Daniele Cataldo, ritenuto il braccio destro di Lucci e già sotto accusa in un altro procedimento per il tentato omicidio dell’ultrà Daniele Anghinelli, avvenuto nel 2019.
Sullo sfondo il delitto Boiocchi e le ammissioni dei pentiti
L’attività giudiziaria milanese attorno ai traffici dello stadio Meazza non si esaurisce però con il filone dell’appello. Già il prossimo 25 maggio, davanti alla Corte d’Assise di Milano, è prevista la ripresa del processo relativo all’omicidio di Vittorio Boiocchi, lo storico capo della Nord freddato in un agguato nel 2022.
In quella sede è atteso l’esame di tre imputati chiave che hanno già reso ampie ammissioni e confessioni davanti al pubblico ministero della Dda Paolo Storari. Si tratta dello stesso Andrea Beretta, individuato come il mandante dell’esecuzione, di Marco Ferdico in veste di organizzatore del delitto, e di Daniel D’Alessandro, noto negli ambienti con il soprannome di “Bellebuono”, considerato l’esecutore materiale del delitto. Un tassello ulteriore che conferma la gravità degli equilibri criminali cresciuti all’ombra delle due curve.








