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25 Maggio 2026
25 Maggio 2026
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Klaus Davi attacca il Pd dopo il voto: “Propal e woke hanno penalizzato i candidati progressisti moderati”

Il massmediologo legge così i risultati delle Comunali: "Il woke è castrante e fa fuggire ceti produttivi, artigiani e Pmi". Su Venezia: "Sconfitta responsabilità dei vertici del Pd"

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Il voto amministrativo riapre il dibattito dentro e attorno al centrosinistra. A urne chiuse e con i primi risultati ormai consolidati in diverse città, arriva la lettura di Klaus Davi, che al Giornale Radio della Rai individua nella linea nazionale del Partito democratico una delle ragioni delle difficoltà registrate da alcuni candidati progressisti.

Secondo Davi, il cosiddetto “Propalismo” dei vertici dem avrebbe finito per allontanare una parte dell’elettorato moderato, penalizzando anche candidati sindaci progressisti non pienamente riconducibili a quella impostazione politica.

“Il Propalismo spinto del Pd ha risvegliato l’elettorato moderato”

La valutazione di Davi è netta: “Il ‘Propalismo’ spinto del Pd ha risvegliato l’elettorato moderato e penalizzato quei numerosissimi candidati sindaci progressisti che non si riconoscono in una visione così unilaterale ma non osano manifestare il proprio dissenso e piuttosto rinunciano al simbolo del Partito e vincono”.

Una lettura politica che, secondo il massmediologo, non cancella il peso delle dinamiche locali, ma segnala un problema più generale nella narrazione nazionale del Pd.

“Ovviamente sono centrali vicende locali, ma è evidente che questa narrazione non sta funzionando, in più sta risvegliando l’elettorato moderato che non si riconosce nell’ideologia delle Flottiglie e che vede in questi estremismi un ostacolo per una forza che si propone di guidare una potenza occidentale”, afferma Davi.

“Ottimi candidati del Pd subiscono questa svolta woke”

Nel ragionamento di Davi entra anche il tema del woke, che viene indicato come un elemento capace di frenare il consenso verso candidati progressisti considerati competitivi nei territori. “Ottimi candidati del Pd subiscono questa svolta woke e ne vengono penalizzati, come accaduto per esempio a Crotone”, sostiene Davi. Poi l’affondo: “Il Woke è castrante, inquisitorio e censorio, e fa fuggire i ceti produttivi, artigiani, Pmi”. Secondo questa lettura, una parte del mondo produttivo e moderato non si riconoscerebbe più nel linguaggio e nelle priorità del centrosinistra nazionale, con ricadute anche nelle consultazioni amministrative.

“Molto debole l’effetto referendum”

Davi ridimensiona anche l’impatto del tema referendum sull’elettorato. “Molto debole l’effetto referendum: è un elettorato fluido che non crede alle proposte strutturate”, afferma. Una considerazione che inserisce il voto amministrativo dentro un quadro più ampio di volatilità elettorale, nel quale il consenso si muove meno per appartenenza stabile e più per valutazioni locali, identitarie o di fiducia personale nei candidati.

Il caso Venezia: “Responsabilità dei vertici del Pd”

Davi si sofferma anche sulla partita di Venezia. Il giudizio sui candidati è positivo, ma la responsabilità politica della sconfitta viene attribuita soprattutto alla linea del partito nazionale. “Entrambi i candidati erano validi, ma Martella non è riuscito a parlare il linguaggio dei settori produttivi, castrato anche da un certo ideologismo del partito centrale che gli legava le mani”, sostiene. Poi la conclusione: “Più che una sconfitta del candidato, è responsabilità dei vertici del Pd questa sconfitta in Veneto”. Per Davi, dunque, il voto amministrativo consegna un segnale chiaro: nei territori il centrosinistra può competere solo se riesce a parlare anche al mondo moderato, produttivo e civico, evitando una narrazione percepita come troppo ideologica.

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