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25 Maggio 2026
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Telefonate illecite dal carcere, la Dda di Catanzaro chiede 17 condanne nel processo “Call Me” (NOMI)

Nel rito abbreviato dell’inchiesta della Procura antimafia contestate migliaia di chiamate effettuate da detenuti verso l’esterno tramite cellulari introdotti illegalmente in carcere

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La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha chiesto 17 condanne nel troncone celebrato con il rito abbreviato dell’inchiesta antimafia denominata “Call Me”, eseguita nell’aprile dello scorso anno dalla Guardia di Finanza. Al centro dell’indagine vi sarebbero migliaia di telefonate effettuate da detenuti verso l’esterno attraverso telefoni cellulari che, secondo l’accusa, sarebbero stati introdotti illegalmente all’interno degli istituti penitenziari. Il reato contestato è quello di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti, con l’aggravante del metodo mafioso.

Le richieste di condanna

Queste le richieste formulate dalla pubblica accusa, già ridotte di un terzo per effetto della scelta del rito alternativo: un anno e 2 mesi per Cassandra La Rosa, 57 anni, di Tropea; 3 anni per Michele Bruzzese, 44 anni, di Tropea, marito di Cassandra La Rosa; 2 anni per Natascia Bruzzese, 45 anni, di Rombiolo; 2 anni per Pamela Bruzzese, 43 anni, di Briatico; un anno e 2 mesi per Robert Fargnoli, 53 anni, di Alife; un anno e 2 mesi per Alessandro Romeo Fargnoli, 26 anni, di Alife; un anno e 2 mesi per Carmine Fargnoli, 36 anni, di Pietravairano; 10 mesi per Maria Noemi Fargnoli, 24 anni, di Alife; 10 mesi per Loredana Lombardi, 37 anni, di Alife.

Chiesti inoltre 3 anni per Armando Galati, 72 anni, di Comparni di Mileto; 10 mesi per Francesca Galati, 28 anni, di Guardavalle; 10 mesi per Gabriele Galati, 30 anni, di Comparni di Mileto; 10 mesi per Rosa Galati, 58 anni, di Comparni di Mileto; 10 mesi per Vanessa Galati, 33 anni, di Mileto; un anno e 2 mesi per Giuseppe Maiuri, 42 anni, di Vibo Valentia; un anno e 4 mesi per Angelo Gagliardi, 31 anni, di Guardavalle; 10 mesi per Ilenia Vetromilo, 39 anni, di Lamezia Terme.

Le telefonate contestate

Secondo l’impostazione accusatoria, un ruolo centrale sarebbe stato ricoperto da Michele Bruzzese, al quale vengono contestate migliaia di chiamate dal carcere. L’uomo avrebbe utilizzato telefoni cellulari, pervenuti illegalmente all’interno dell’istituto penitenziario, per contattare Giuseppina Costa, imputata nel troncone con rito ordinario, e farsi portavoce di messaggi destinati a Francesco La Rosa, anche lui sotto processo con il rito ordinario e detenuto nella stessa casa circondariale. Sempre secondo l’accusa, i contatti avrebbero riguardato anche altri familiari, tra cui la moglie Cassandra La Rosa, alla quale vengono attribuite 1.953 chiamate, il suocero Domenico La Rosa, classe 1938, la suocera Carmela Addolorato e la sorella Natascia Bruzzese.

La posizione di Antonio La Rosa

Resta invece stralciata la posizione del principale indagato, Antonio La Rosa, 64 anni, di Tropea, detto “Ciondolino”. La sua posizione è attualmente separata in attesa che possa essere valutato un eventuale patteggiamento in continuazione con la condanna definitiva a 16 anni di reclusione riportata nel maxiprocesso Rinascita Scott. Antonio La Rosa, difeso dall’avvocato Giovanni Vecchio, è stato detenuto dal 22 ottobre 2020 al 21 maggio 2021 nel carcere di Avellino, dopo l’arresto del 19 dicembre 2019 nell’ambito della maxioperazione Rinascita Scott.

Il collegio difensivo

Nel collegio difensivo figurano gli avvocati Giuseppe Bagnato, Diego Brancia, Francesco Calabrese, Francesco Manti, Anselmo Torchia, Fabio Tino, Giuseppe De Lucia, Mauro Ruga, Michele Gambardella, Michele Cerminara e Agostino Mazzeo.

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