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3 Giugno 2026
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Favasuli, la favola azzurra parte da Africo: la freccia del Catanzaro titolare nell’Italia di Baldini

Dalla Calabria alla Nazionale: l’esterno giallorosso debutta dal primo minuto contro il Lussemburgo. Dopo una stagione da protagonista con la maglia giallorossa, si vesta di azzurro e riaccende l’orgoglio di una terra che ha già dato tanto alla maglia azzurra, da Fiore a Iaquinta, da Perrotta a Gattuso

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C’è una strada lunga, aspra e bellissima che parte da Africo, attraversa i campi di provincia, passa per il Catanzaro, si sporca di sudore, di fatica e anche di sangue, e arriva fino alla maglia azzurra. Costantino Favasuli l’ha percorsa senza scorciatoie, passo dopo passo, corsa dopo corsa, fino a prendersi una notte che può diventare una di quelle da raccontare per sempre.

Stasera, contro il Lussemburgo, nell’amichevole che segna l’avvio della giovane Italia affidata a Silvio Baldini, l’esterno del Catanzaro è pronto a partire dal primo minuto. Per lui sarà il debutto in azzurro. Non una semplice presenza, non una convocazione da spettatore privilegiato, ma una maglia da titolare, conquistata sul campo e dentro una stagione vissuta sempre al massimo.

Il ragazzo che non smette mai di correre

Favasuli non è arrivato alla Nazionale per caso. Ci è arrivato con il passo di chi ha imparato presto che nel calcio il talento non basta, se non lo accompagni con la testa, con la fame e con quella voglia feroce di non mollare mai.

A Catanzaro lo hanno capito in fretta. Il classe 2004 è cresciuto partita dopo partita, diventando uno dei volti più riconoscibili della squadra giallorossa. Accelerazioni, intensità, duttilità tattica, coraggio. Ma soprattutto un modo di stare in campo che piace alla gente: diretto, generoso, quasi antico. Favasuli corre, lotta, rincorre l’avversario, riparte, soffre. E quando serve stringe i denti.

L’immagine simbolo della sua stagione resta quella del naso grondante di sangue e della corsa che continua, senza chiedere cambio, senza arretrare di un metro. Una scena da calcio vero, da fotografia in bianco e nero dentro il calcio moderno. Una scena che spiega meglio di qualsiasi statistica perché il pubblico del Catanzaro si sia affezionato così tanto a lui.

La deroga, la finale playoff e poi Coverciano

Prima di aggregarsi definitivamente al gruppo azzurro, Favasuli ha avuto il via libera per disputare la finale playoff con il Catanzaro. Una deroga concessa dal ct ad interim Silvio Baldini, che gli ha permesso di chiudere la sua corsa con il club prima di raggiungere i compagni in ritiro a Coverciano.La finale ha consegnato al Monza il ritorno in Serie A, ma per Favasuli il finale di stagione ha avuto comunque il sapore forte di una promozione personale. Perché subito dopo è arrivata la Nazionale. E non una Nazionale qualsiasi: un’Italia ferita, giovane, in ricostruzione, alla ricerca di energie nuove e di facce pulite.

L’Italia giovane di Baldini riparte anche da lui

La partita con il Lussemburgo non vale punti, ma vale molto di più per chi deve costruirsi un posto. Vale un’occasione. Vale una prima fotografia con la maglia dell’Italia. Vale il diritto di dire: io ci sono.Favasuli partirà sulla corsia destra, pronto a mettere dentro la sua corsa e la sua energia. Non gli si chiede di essere già un campione fatto e finito. Gli si chiede di essere se stesso: aggressivo, ordinato, coraggioso, verticale. Lo stesso giocatore che ha conquistato Catanzaro con la semplicità dei gesti concreti e con la maturità di chi sembra sempre più grande della propria età.

Per Baldini, questa è la notte della prima Italia giovane. Per Favasuli, è la notte del primo passo dentro un sogno che fino a poco tempo fa sembrava lontanissimo. Dal campetto di Africo allo Stade de Luxembourg, il salto è enorme. Ma lui ci arriva con la naturalezza di chi non ha mai smesso di correre.

La Calabria e quella maglia che pesa

C’è anche un pezzo di Calabria dentro questa storia. Non solo perché Favasuli è nato calcisticamente e umanamente in una terra difficile, che spesso chiede il doppio prima di concedere qualcosa. Ma perché la maglia azzurra, per i calabresi, ha sempre avuto un peso speciale.

Prima di lui altri nomi hanno portato la Calabria dentro la Nazionale. Stefano Fiore, eleganza e intelligenza in mezzo al campo. Vincenzo Iaquinta, campione del mondo nel 2006. Simone Perrotta, anche lui protagonista nella notte di Berlino. E poi Gennaro Gattuso, cuore, rabbia, appartenenza, diventato simbolo di un modo di intendere il calcio prima da giocatore e poi anche da commissario tecnico sfortunato.

Favasuli non va caricato di paragoni impossibili. Sarebbe ingiusto e prematuro. Ma entra in quella scia. Non per curriculum, non ancora. Ci entra per origine, per fame, per spirito. Perché anche lui porta in campo qualcosa che sa di Calabria: resistenza, orgoglio, fatica, carattere.

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