Ad Amendolara si prepara una giornata di mobilitazione e protesta dopo la morte dei quattro braccianti nel drammatico rogo avvenuto nell’area del Cosentino. Sabato è in programma una manifestazione promossa dalla Cgil che prenderà avvio dalla stazione di servizio dove si è consumata la tragedia e si svilupperà in corteo fino al centro cittadino, con arrivo previsto in piazza ad Amendolara.
Alla mobilitazione prenderà parte anche il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, atteso sul territorio per partecipare al corteo e alle iniziative di testimonianza e denuncia.
Un segnale sindacale forte dopo la strage dei braccianti
La manifestazione si inserisce nel solco delle iniziative avviate a livello nazionale e territoriale per chiedere maggiore controllo sul fenomeno del caporalato e sulle condizioni di lavoro nei campi agricoli.
La Cgil punta a riportare l’attenzione pubblica sulla sicurezza dei lavoratori, sulla regolarità dei rapporti di impiego e sulla necessità di rafforzare le attività ispettive nelle aree rurali più esposte allo sfruttamento.
Libera Calabria: “Un sistema malato che umilia e uccide”
Sulla vicenda interviene anche Libera Calabria, che definisce quanto accaduto ad Amendolara l’ennesima “tragedia annunciata” legata a un sistema di sfruttamento strutturale. “Ad Amendolara si è consumata l’ennesima tragedia annunciata, dove ancora una volta i braccianti sono vittime di un sistema che umilia, sfrutta e uccide”, afferma la Segreteria regionale.
Secondo l’associazione, il fenomeno del caporalato si inserisce in una più ampia economia illegale che alimenta lavoro povero, assenza di tutele e dinamiche di concorrenza al ribasso che penalizzano le imprese regolari.
Sfruttamento e illegalità: il nodo del caporalato
Nel documento diffuso, Libera Calabria descrive un quadro complesso in cui lo sfruttamento della manodopera si intreccia con reti criminali e con una filiera economica che abbassa sistematicamente il costo del lavoro. “Un sistema criminale alimentato da propri connazionali che diventano i primi carnefici”, si legge nella nota, che denuncia orari di lavoro senza limiti, salari sotto i contratti e condizioni di sicurezza insufficienti.
L’associazione richiama inoltre il ruolo delle mafie internazionali e locali e segnala come il fenomeno sia stato oggetto di numerose inchieste, con la Calabria tra le aree maggiormente coinvolte nello sfruttamento lavorativo in agricoltura.









