Nel provvedimento che ha disposto il carcere per i due 31enni pakistani accusati della strage di Amendolara, il gip di Castrovillari delinea un quadro accusatorio definito di “particolare gravità”.
Secondo quanto riportato nell’ordinanza, gli indagati avrebbero agito con “crudeltà e premeditazione”, provocando la morte di quattro braccianti e il ferimento di una quinta persona. Una dinamica che viene descritta come “efferata violenza in assenza di ragioni plausibili”.
“Glaciale risoluzione criminosa”
Il giudice parla di un’azione portata avanti con “glaciale risoluzione criminosa”, mantenuta fino al completamento dei fatti contestati. Un elemento centrale evidenziato nell’atto è l’assenza di qualunque segnale di pentimento o ripensamento da parte degli indagati nel corso del procedimento.
Pericolosità e condotta degli indagati
Per il gip i due arrestati mostrerebbero una “spiccata incapacità di autocontrollo” e una personalità “incline a delinquere”, con un livello di pericolosità soggettiva definito elevato. L’ordinanza sottolinea inoltre la presenza di una “coordinazione e strategia” nell’azione, pur in assenza di riscontri su accordi verbali tra i due soggetti.
Il movente ricostruito
La vicenda sarebbe scaturita da una reazione sproporzionata rispetto a richieste avanzate dalle vittime in ambito lavorativo e contrattuale, o comunque da una lite poi degenerata. Per il giudice, tuttavia, il contesto non sarebbe sufficiente a giustificare la violenza, interpretata come espressione di un impulso criminale privo di freni.









