Un incontro diretto per tentare di chiudere oltre quattro anni di guerra. È la proposta avanzata dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky in una lettera aperta indirizzata al leader del Cremlino Vladimir Putin, in un momento in cui da Mosca arrivano segnali di apparente apertura verso una soluzione negoziale del conflitto.
“Sono pronto a porre fine alla guerra attraverso un dialogo diretto tra noi e voi. Propongo un faccia a faccia e propongo di fissare una data precisa”, scrive Zelensky, lanciando quella che appare come la più esplicita offerta di confronto personale dall’inizio delle recenti iniziative diplomatiche.
L’appello di Trump: “Devono incontrarsi”
La proposta ucraina ha immediatamente raccolto il sostegno del presidente americano Donald Trump, che ha definito auspicabile un vertice tra i due leader.
“Sarebbe bellissimo se si incontrassero, devono farlo”, ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, intervenendo sul nuovo tentativo di dialogo tra Mosca e Kiev.
Le parole di Trump arrivano tuttavia in una fase di crescente tensione tra Washington e il Cremlino. Poche ore prima, il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov aveva accusato gli Stati Uniti di non rispettare gli impegni assunti durante il vertice di Anchorage, in Alaska, tenutosi lo scorso agosto.
Putin apre alla pace e coinvolge l’Europa
Da San Pietroburgo, dove partecipa al Forum Economico Internazionale (Spief), Putin ha sostenuto che la Russia resta disponibile a una soluzione del conflitto “attraverso mezzi pacifici”, pur mentre le operazioni militari proseguono lungo il fronte.
Il presidente russo ha inoltre aperto alla possibilità di un coinvolgimento dell’Unione Europea nei futuri negoziati.
“La Russia non rifiuta i contatti con la Ue. L’Unione Europea potrebbe contribuire alla soluzione della crisi ucraina”, ha affermato, precisando però che qualsiasi iniziativa dovrà essere compatibile con gli accordi raggiunti ad Anchorage.
Putin ha anche ribadito che Mosca non si oppone all’integrazione economica dell’Ucraina nell’Unione Europea, ma guarda con preoccupazione a un eventuale rafforzamento del ruolo militare del blocco comunitario.
“Non siamo contrari all’adesione dell’Ucraina alla Ue. Siamo contrari al fatto che la Ue diventi un blocco militare”, ha sottolineato.
Schroeder torna al centro della mediazione
Nel delineare un possibile percorso negoziale, Putin ha rilanciato il nome dell’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, indicandolo come figura credibile per facilitare il dialogo.
“Non è un amico di Putin. È prima di tutto un politico tedesco e uno dei migliori, a mio avviso, perché ha una propria posizione e il coraggio di difenderla”, ha affermato il leader russo.
Una proposta che, tuttavia, non convince pienamente Kiev. Nella sua lettera, Zelensky ha infatti ribadito che il futuro dell’Ucraina non può essere deciso esclusivamente attraverso accordi bilaterali.
“Le questioni ucraine ed europee non vengono decise ad Anchorage”, ha scritto il presidente ucraino, proponendo l’inclusione di Europa e Stati Uniti nel processo negoziale.
Nuove armi a Kiev, Washington accelera
Mentre Germania, Francia e Regno Unito lavorano a una propria iniziativa diplomatica per riportare Putin al tavolo delle trattative, gli Stati Uniti si preparano a sbloccare un nuovo pacchetto di assistenza militare per Kiev dopo mesi di stallo.
Alla Camera dei Rappresentanti è in discussione una misura che prevede ulteriori finanziamenti per l’Ucraina, mentre l’amministrazione americana sta completando l’iter autorizzativo per nuove forniture militari.
Secondo il segretario di Stato Marco Rubio, i nuovi aiuti “sono in fase di approvazione da parte delle varie agenzie federali” e potrebbero essere annunciati a breve.
Tra le richieste avanzate da Zelensky continua a figurare il rafforzamento della difesa aerea, con particolare attenzione ai sistemi Patriot, ritenuti essenziali per proteggere le principali città ucraine dagli attacchi missilistici russi.
Il nodo politico per Trump
La ripresa degli aiuti a Kiev rischia però di trasformarsi in un delicato dossier interno per Donald Trump. Una parte significativa del Partito Repubblicano continua infatti a guardare con crescente scetticismo al sostegno economico e militare all’Ucraina.
Con le elezioni di medio termine all’orizzonte, la gestione della guerra rappresenta uno dei dossier più sensibili per la Casa Bianca. Il presidente americano si trova così a dover bilanciare la ricerca di una soluzione diplomatica con le pressioni interne del proprio schieramento, mentre il conflitto resta uno dei principali fattori di instabilità nello scenario internazionale.
*Fonte: ANSA









