Una mobilitazione pacifica, ordinata, senza tensioni. Ma con un nodo politico e urbanistico che resta tutto sul tavolo: il futuro di Vibo Marina, la presenza dei depositi costieri e le conseguenze del nuovo Piano di emergenza esterna della Meridionale Petroli. Nel tardo pomeriggio di ieri, davanti ai cancelli dello stabilimento, si è svolto il sit-in promosso dal comitato “No Depositi” per chiedere la delocalizzazione dei serbatoi di carburante e contestare le limitazioni previste nell’area di via Amerigo Vespucci. Una partecipazione con una presenza di un centinaio di persone. Meno di quanto gli organizzatori si aspettassero per una vertenza che dovrebbe unire l’intera comunità. Al centro della contestazione c’è il nuovo assetto previsto dal Piano: la realizzazione di una corsia di emergenza per i mezzi di soccorso, con la conseguente eliminazione degli attuali parcheggi utilizzati dai cittadini per raggiungere l’arenile pubblico.
Via Vespucci, spiaggia e parcheggi: il prezzo del Piano di emergenza
La questione è semplice solo in apparenza. Da una parte c’è l’obbligo di garantire le misure di sicurezza attorno a un impianto considerato sensibile. Dall’altra c’è una frazione marinara che rischia di vedere ulteriormente compressi spazi, viabilità, accessi alla spiaggia e possibilità di sviluppo turistico. Per residenti, operatori economici e associazioni, la chiusura parziale di via Vespucci e la soppressione degli stalli di sosta rappresentano un colpo pesante, soprattutto in vista della stagione estiva. Il timore è che l’arenile diventi di fatto meno accessibile, con ripercussioni dirette su cittadini, attività commerciali e immagine complessiva della zona.
Tra i presenti anche l’imprenditore Francesco Cascasi, che nei giorni scorsi aveva criticato duramente il nuovo assetto: “Dalla delocalizzazione dei serbatoi siamo passati alla ‘delocalizzazione’ dell’arenile”, aveva dichiarato, denunciando il rischio di una spiaggia pubblica sempre più difficile da raggiungere.
Il comitato “No Depositi” e il messaggio alla politica
Ad aprire la manifestazione è stata Adriana Teti, tra le promotrici del comitato, che ha ribadito il senso dell’iniziativa: sostenere l’amministrazione comunale nella battaglia per la delocalizzazione dei depositi, ma allo stesso tempo fare da pungolo nei confronti di tutti gli attori istituzionali coinvolti. Nel corso del presidio, presidiato dalle forze dell’ordine, sono intervenuti cittadini, rappresentanti di associazioni, amministratori locali e operatori economici. Tra i manifestanti anche un cittadino con un cartello eloquente: “Free Vibo Marina” e “Vibo merita”. Assenti, invece, rappresentanti regionali e organizzazioni sindacali. Un’assenza che non è passata inosservata, soprattutto perché il tema della delocalizzazione richiede inevitabilmente un coinvolgimento politico e istituzionale più ampio rispetto al solo perimetro comunale.
Romeo arriva al sit-in: “Questa battaglia è condivisa”
Atteso dai partecipanti, il sindaco Enzo Romeo ha raggiunto il presidio poco dopo le 18, accompagnato da assessori e consiglieri comunali. Il primo cittadino ha rivendicato il lavoro svolto dall’amministrazione negli ultimi mesi e ha collegato la vertenza di Vibo Marina allo sviluppo dell’intera città. “Questa sera mi sento più forte perché la vostra presenza dà forza a una battaglia che l’amministrazione comunale porta avanti da circa un anno”, ha affermato Romeo davanti ai manifestanti. Poi il richiamo al valore strategico della frazione: “Lo sviluppo di Vibo Marina determina anche lo sviluppo di Vibo Valentia. Questa risposta così partecipata dimostra che la battaglia per la delocalizzazione dei depositi è condivisa dalla cittadinanza”. Il sindaco ha ricordato anche il voto unanime del Consiglio comunale sull’ordine del giorno dedicato al trasferimento degli impianti costieri, presentando quel passaggio come il segnale di una volontà politica trasversale.
“La società è disponibile alla delocalizzazione”
Il punto più delicato riguarda la posizione della Meridionale Petroli. Romeo ha spiegato di mantenere interlocuzioni con il presidente dell’Autorità di sistema portuale Paolo Piacenza, con il Ministero competente e con i vertici della società. “La società non ha cambiato posizione ed è disponibile alla delocalizzazione”, ha dichiarato il sindaco. Una disponibilità che, tuttavia, non basta. Secondo quanto riferito dal primo cittadino, l’azienda ritiene necessario un sostegno economico da parte delle istituzioni nazionali e regionali per affrontare i costi del trasferimento. In sostanza: servono fondi pubblici, un sito idoneo e un percorso amministrativo condiviso. Romeo ha rivendicato anche il risultato ottenuto sulla durata della concessione, inizialmente prevista per vent’anni e poi ridotta a quattro. “In questo periodo dobbiamo creare le condizioni affinché l’azienda possa dismettere l’impianto di Vibo Marina e realizzare quanto necessario nell’area di Portosalvo”, ha aggiunto.
Il nodo Portosalvo e i fondi per la messa in sicurezza
Il possibile trasferimento nell’area di Portosalvo resta però uno dei nodi principali. Il sito sarebbe condizionato dalla classificazione di rischio idrogeologico R4, elemento che renderebbe complesso il trasferimento degli impianti. Romeo ha contestato questa lettura, ricordando l’esistenza di risorse già assegnate per la messa in sicurezza. “Esistono 18 milioni di euro assegnati al Comune di Vibo Valentia dal Dipartimento della Protezione civile per la messa in sicurezza delle aree interessate. Anche l’area di Portosalvo rientra in questo contesto”, ha spiegato. Per il sindaco, dunque, il percorso non è chiuso. Ma richiede un lavoro congiunto tra Comune, Regione, Ministero, Autorità portuale e azienda. Senza questo passaggio, la delocalizzazione rischia di restare una promessa sospesa tra atti amministrativi, dichiarazioni pubbliche e aspettative della comunità.
Il Comune non contesterà il Piano: “La legge va applicata”
Il passaggio più politico dell’intervento di Romeo è arrivato quando il sindaco ha chiarito la posizione del Comune rispetto al Piano di emergenza esterna. Pur comprendendo le preoccupazioni dei cittadini, il primo cittadino ha escluso una contestazione formale dell’atto. “Come istituzione non posso contestare un atto sostenuto dalla Prefettura, dal Comitato tecnico regionale e dall’Autorità di sistema portuale”, ha affermato. Romeo ha poi riconosciuto i disagi che si determineranno con la nuova organizzazione degli spazi: “Comprendo il disagio dei cittadini, ma le istituzioni non possono sottrarsi all’applicazione della legge. Il piano di emergenza deve essere predisposto, realizzato e applicato”.
Opposizioni critiche: “Azione troppo accondiscendente”
Non tutti, infatti, hanno condiviso l’impostazione emersa durante il sit-in. Alcuni rappresentanti di associazioni hanno manifestato delusione per i toni concilianti e hanno lasciato anticipatamente la manifestazione. Critiche anche dalle opposizioni. Il consigliere comunale Giuseppe Cutrullà, di Cuore vibonese, ha contestato l’azione dell’amministrazione: “Ciò che ha fatto finora l’Amministrazione non è stato sufficiente ad assicurare il risultato. L’azione del Comune è stata, per alcuni versi, troppo accondiscendente con la Meridionale Petroli, con l’Autorità portuale e con tutti gli Enti coinvolti nella questione. I fatti parlano chiaro”.









