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5 Giugno 2026
5 Giugno 2026
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Armi e ricettazione, assolti a Catanzaro i fratelli Passalacqua: “Il fatto non sussiste”

I giudici hanno accolto la linea difensiva degli avvocati, ritenendo non provata la riconducibilità delle armi agli imputati. Per entrambi è arrivata la formula piena

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Il Tribunale collegiale di Catanzaro ha assolto Daniele e Marco Passalacqua dai reati a loro contestati in relazione a fatti risalenti al 2019. La decisione è arrivata al termine del processo che vedeva i due imputati rispondere, a vario titolo, di detenzione illegale di armi e ricettazione.

Accuse di detenzione di armi e richiesta di condanna

Per Daniele Passalacqua, difeso dall’avvocato Francesco Ansani, il pubblico ministero aveva richiesto una condanna a quattro anni di reclusione e 1.500 euro di multa. Le accuse riguardavano il possesso di una pistola, due fucili – di cui uno a pompa – e 44 proiettili, oltre alla ricettazione di un’arma risultata rubata.

Per Marco Passalacqua, assistito dall’avvocato Giovanni Gemelli, era invece contestata la detenzione illecita di una pistola a tamburo. Per lui la richiesta dell’accusa era pari a un anno e sei mesi di reclusione.

Secondo l’impianto accusatorio, le armi rinvenute sarebbero state nella disponibilità degli imputati, circostanza che le difese hanno contestato integralmente nel corso del dibattimento.

La linea difensiva e la decisione del Tribunale

Nel corso della discussione, i legali hanno evidenziato l’assenza di una prova certa e diretta sulla riconducibilità delle armi agli imputati, sollevando dubbi sull’intero quadro accusatorio. Il collegio giudicante ha accolto tale impostazione, pronunciando l’assoluzione con formula ampia perché “il fatto non sussiste”, chiudendo così il procedimento a carico dei due fratelli.

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