I dossier che abbiamo annunciato lo scorso week end sono ancora sul tavolo della giunta, mica si sono mossi o sono evaporati nel chiacchiericcio. D’altro canto, era prevedibile che lo smaltimento delle tante pratiche sul menu presidenziale non sarebbe avvenuto in una unica soluzione, la riunione del primo giugno: la polpa sta tutta ancora là e non può essere congelata piu’ di tanto; puoi posticipare un po’ ma poi, tanto per fare un esempio, sul governo delle Asp una decisione va presa, non è che ti puoi affidare alla pericolosa logica delle prorogatio: la sanità necessità di manager non solo bravi, ma pienamente legittimati sul piano giuridico amministrativo, pronti ad agire e non ‘mpennuti ad un filo di sazizza secondo il canone calabro.
Qualche assessore tradizionalmente ‘non adesivo’
A ciò si aggiunga anche il fatto che qualche assessore tradizionalmente ‘non adesivo’, dotato cioè di personalità e autonomia di pensiero, gradirebbe maggiore riflessione condivisa prima di alzare il ditino. Qualche altro, invece, sta cercando di convincere il presidente che il proprio Direttore/a Generale va piano come una lumaca e quindi o si adegua o è meglio che vada a dirigere Cave&Torbiere. Perché questo è uno dei problemi che nessuno vuole ammettere apertamente, la distonia nel modus operandi tra assessore e rispettivo capo dipartimento, una dinamica che riguarda diverse strutture e che, inevitabilmente, condiziona la futura girandola dei dirigenti di settore, alcuni dei quali contano parecchio e stanno brigando per non farsi spostare. Mica son fessi, hanno un orto ben fornito da tutelare anzi un’intera valle degli orti ,per dirla come un famoso spot pubblicitario di fine ’80.
Voleranno gli “scaffettuni”
C’è però da rilevare che alcuni dossier sono ritornati alla casa madre, ovvero sulla cathedra del gubernator, “in primis, perché vi è necessità di un supplemento di istruzione”, e poi perché è meglio non spostare molto in previsione delle prossime delicate visite. In Cittadella è infatti giunta notizia dell’arrivo in successione degli emissari della Corte dei conti europea e dei mastini della Commissione Ue per il comitato di sorveglianza, dove, di sicuro, volerà qualche ‘scaffettune’ all’indirizzo nostro, perlomeno nella prima riservata fase dei colloqui, poi nella seconda tutti diranno, come da copione, che la Calabria è la prima del mondo nella spesa delle provvidenze continentali. Anche tali scadenze hanno contribuito in misura importante a posticipare le decisioni da assumere sul futuro di enti strategici (Sacal, Fincalabra e Aterp e Arssai) e sulla ennesima ristrutturazione (senza bonus) di un edificio burocratico, la Cittadella, comunque tra i piu’ antisismici dell’Europa occidentale, considerando tutte le scosse a cui Roberto Mercalli (Occhiuto) le sottopone periodicamente, eccezion fatta- guarda caso- per la Prociv guidata dal bravo e per nulla salottiero Costarella.
Tutto rinviato al dopo ballottaggi
Fortuna che la stragrande maggioranza dei dipendenti ha un grado di resilienza elevatissimo, altrimenti i reparti delle varie neuro sarebbero saturi da un pezzo. Sul piano politico, tutto rinviato al dopo ballottaggi. La chiusura delle partite di San Giovanni in Fiore e di Castrovillari è necessaria per tirare definitivamente le somme di un turno amministrativo che ha già ampiamente premiato Occhiuto e la sua maggioranza, con le debordanti vittorie di Reggio, Crotone e di quella che fu Ranuccioland (Palmi). Prima di procedere tuttavia all’allargamento della giunta a 9, è corretto disporre di un quadro completo. Com’è noto le postazioni da assegnare sono due, una alla Lega e l’altra a Noi Moderati, ma non si esclude, lo diciamo da tempo, una sostituzione di un assessore ‘senza portafoglio elettorale’ con un eletto/a. A proposito di Noi Moderati, sul partito di Lupi grava il ricorso al Consiglio di Stato promosso da quanti sostengono che esso non abbia raggiunto il necessario quorum per l’accesso in consiglio regionale. Staremo a vedere gli esiti di un match giudiziario che, se desse ragione ai ricorrenti, potrebbe ridisegnare in parte la geografia di Palazzo Campanella e, paradossalmente, liberare il governatore dagli accordi preelettorali dandogli modo di gratificare quelle frange azzurre rimaste scontente.









