Il deputato e vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Alfredo Antoniozzi, interviene pubblicamente a seguito della condanna in primo grado inflitta al figlio Tancredi, poco più che ventenne, giudicato con rito abbreviato per i reati di rapina aggravata e tentata estorsione. La vicenda, legata a una serie di colpi messi a segno ai danni di coetanei nel quartiere romano dei Parioli, ha suscitato un forte clamore d’opinione.
“Venerdì mio figlio (poco più che ventenne) è stato condannato in primo grado come ampiamente riportato dagli organi di informazione. Devo dire, che tutti gli organi di stampa hanno mantenuto correttezza, seppure è nota la compulsione mediatica di ignorare sempre e comunque le ragioni della difesa. Ho sempre invocato per mio figlio gli stessi diritti e gli stessi doveri di tutti i cittadini”.
Presunzione di innocenza ed espiazione della pena
L’esponente politico ha affrontato il delicato confine tra la sfera pubblica e il dramma familiare, sottolineando l’importanza delle garanzie costituzionali e ricordando che il giovane si trova già in regime di custodia.
“Tra i diritti – ha detto Alfredo Antoniozzi – c’è quello della presunzione di innocenza fino al terzo grado. Tra i doveri, in caso di condanna, c’è quello di espiare la pena, cosa che mio figlio sta già facendo, da 17 mesi, pur essendo ancora in attesa di giudizio. Il dolore personale lo tengo per me e so che un personaggio pubblico è esposto a tutto”.
La polemica contro la gogna social e i precedenti politici
Il parlamentare non ha risparmiato critiche verso le reazioni sollevate sulle piattaforme digitali e nel dibattito politico, rivendicando la coerenza delle proprie scelte passate, come il passo indietro compiuto mesi fa a tutela delle istituzioni.
“Ho sempre contrastato i massacri mediatici e social, la cultura della colonna infame, la canea di chi giudica, censura, dà i buoni consigli non potendo dare il cattivo esempio. Lo scorso anno – prosegue l’esponente di FdI – senza che il mio partito me lo chiedesse, mi sono dimesso dalla commissione antimafia (anche se mio figlio non c’entra nulla con reati del genere) fedele al principio che la moglie di Cesare è intoccabile. Ma ciò non mi ha evitato insulti, contumelie, l’attacco in consiglio regionale della Lombardia di un esponente del PD”.
I valori civili e il riscatto futuro
Nelle conclusioni della sua nota, Antoniozzi ribadisce la centralità del ruolo genitoriale che non inficia il rispetto delle regole dello Stato, richiamando illustri precedenti storici della Repubblica e invocando un ritorno al rispetto umano nella dialettica politica.
“Nella vita di una persona i figli vengono prima di ogni altra cosa. Questo non significa affatto esonerarli dalle loro responsabilità. Ma non ho visto nessuno di questi leoni social difendere quella Costituzione diventata intangibile a fasi alterne che contempla la presunzione di innocenza fino a sentenza passata in giudicato. Continuo ad avere fiducia nella magistratura e nella giustizia e in ogni caso, se mio figlio risulterà colpevole, avrà l’occasione come tutti di riabilitarsi, riscattarsi. Sono quei principi liberali e cristiani che hanno costruito un’idea di comunità civile”.
“E che troppo spesso releghiamo a particolari insignificanti. Da ragazzo, attraverso mio padre, ho visto galantuomini come Donat Cattin e tanti altri messi sotto accusa per vicende familiari. Mentre la politica dovrebbe preservare almeno il rispetto. Cosa che io continuerò a fare sempre verso chiunque” ha concluso Alfredo Antoniozzi, vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera.









