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7 Giugno 2026
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“Il mare della Costa degli Dei è eccellente”: il direttore dell’Arpacal smonta gli allarmi e avverte i furbetti dell’ambiente

Dalle microalghe ai depuratori, dai cambiamenti climatici alle allerte meteo. Michelangelo Iannone a tutto campo: "Controlliamo quasi 4mila campioni di mare tra aprile e settembre. La trasparenza è una bandiera vera"

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Ambiente, salute pubblica, mare, cambiamenti climatici, depurazione e controlli in tempo reale. Sono i temi al centro dell’intervista realizzata da Nicolino La Gamba al direttore generale dell’Arpacal, Michelangelo Iannone, nel corso del programma “Pagina protetta” di Radio Onda Verde. Un confronto ampio, nel quale il numero uno dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria ha rivendicato il ruolo tecnico dell’ente, la centralità dei dati e la necessità di leggere i fenomeni ambientali senza allarmismi, ma anche senza sottovalutazioni.

Il sistema Arpacal e il ruolo dentro la rete nazionale

Iannone ha ricordato che l’Arpacal nasce dall’evoluzione dei vecchi presidi multizonali di prevenzione e opera oggi dentro il Sistema nazionale di protezione ambientale, insieme a Ispra e alle altre agenzie regionali. Un passaggio decisivo, perché consente di utilizzare criteri omogenei in tutta Italia. “Non è possibile che l’aria in Calabria, o l’acqua, venga valutata in maniera diversa qui oppure in Campania“, ha spiegato Iannone. Per questo, ha aggiunto, i dati sulle acque di balneazione vengono raccolti dalle singole agenzie regionali ma secondo “le stesse linee guida, le stesse modalità, le stesse attività“. Il direttore generale ha insistito anche sul rapporto tra ambiente e salute, definendolo un binomio ormai dimostrato. “È innegabile che lo stato dell’ambiente influenzi la salute umana“, ha detto, richiamando la necessità di una maggiore consapevolezza individuale: “Ognuno di noi deve avere una coscienza, deve sapere che l’ambiente ci influenza“.

Mare, aria e dati in tempo reale

Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda la mole di attività svolta da Arpacal. Iannone ha ricordato che il monitoraggio del mare non avviene soltanto d’estate, quando aumenta l’attenzione pubblica, ma durante tutto l’anno. “Lo stato del mare non viene valutato soltanto d’estate“, ha chiarito. Dal 2018, ha spiegato, l’Agenzia porta avanti il progetto di strategia marina, finanziato dall’Unione europea, che consente di controllare “la salute dei pesci, lo stato del mare e dei sedimenti“. E proprio i sedimenti, ha sottolineato, “conservano la memoria decennale dell’inquinamento“.

Sul fronte dei numeri, Iannone ha indicato una serie di dati: “Noi facciamo un’analisi di 500 corpi idrici all’anno. Abbiamo per la qualità dell’aria 40 stazioni automatiche operative e 150 stazioni della rete regionale di idrometeorologia“. Poi il richiamo alla trasparenza: “Ne abbiamo fatto una bandiera vera e propria. In questo momento chi vuole può andare ad aprire il nostro sito e troverà i dati in tempo reale di queste centraline, così come troverà i dati in tempo reale dello stato delle acque marine per la balneazione“.

Cambiamenti climatici e Calabria fragile

Ampio spazio è stato dedicato anche ai cambiamenti climatici. La Gamba ha richiamato il tema della tropicalizzazione, della riduzione delle piogge in alcuni periodi e degli eventi estremi sempre più concentrati. Iannone ha invitato a non leggere il clima guardando solo al mese o all’anno precedente. “Non dobbiamo guardare al mese scorso“, ha detto. “Le nostre proiezioni sono proiezioni a 10 anni. Dobbiamo valutare la situazione del clima così come è stata da 10 anni ad ora e vedremo che c’è un aumento costante delle temperature“.

Il direttore dell’Arpacal ha collegato gli eventi estremi anche alla capacità del suolo di assorbire l’acqua. “Un terreno secco reagisce in maniera differente da un terreno già imbibito d’acqua“, ha spiegato. E ha richiamato la necessità di ripensare l’urbanistica: “Mettere più alberi, più aiuole, meno cemento: questa sarebbe un’indicazione da dare“. Per Iannone, la grande sfida è cambiare prospettiva: “Nella nostra idea limitiamo la nostra visione del cambiamento dell’ambiente alla durata della nostra vita. L’errore è stato questo. Ora dobbiamo pensare a 300 anni“.

Allerte meteo, Protezione civile e fiducia dei cittadini

Secondo Iannone, il compito dell’Arpacal è anche quello di fornire dati e previsioni utili al decisore pubblico. “Arpacal fornisce queste informazioni“, ha spiegato, paragonando i dati ambientali alle indagini preliminari necessarie a un ingegnere prima di costruire una casa. Il direttore ha poi ricordato il lavoro del Centro multirischi e il coordinamento con la Protezione civile. “Quando vedete allerta arancione, quella è una previsione“, ha detto, sottolineando che negli ultimi anni è cresciuta l’integrazione tra gli enti. “È successo quest’anno che a fronte di eventi catastrofici importanti non c’è stata nemmeno una vittima“, ha affermato Iannone. Un risultato che, secondo il direttore dell’Arpacal, deriva da due fattori: “Ci siamo parlati con la Protezione civile, le nostre previsioni sono state discusse ed è stata diramata l’allerta idonea. L’altra cosa è che i cittadini hanno recepito, si fidano“.

La Costa degli Dei e il caso Bivona

Il tema più atteso è stato quello della balneabilità. Qual’è oggi lo stato del mare calabrese e, in particolare, della Costa degli Dei? Il direttore generale ha ricordato che le valutazioni sulla qualità delle acque vengono effettuate sulla base degli ultimi quattro anni e che anche il riconoscimento delle bandiere blu dipende da un lavoro lungo e integrato tra enti. “Quando noi sentiamo parlare di acque eccellenti o di acque di qualità buona, stiamo parlando di una valutazione che l’Agenzia fa sullo stato delle acque degli ultimi 4 anni“, ha spiegato. “Non è che l’acqua ieri andava bene e oggi ottieni la bandiera blu“.

Sulla Costa degli Dei, Iannone ha parlato di una situazione positiva, pur ricordando le criticità storiche nell’area di Bivona. “Abbiamo avuto dei problemi notissimi nella zona di Bivona“, ha detto, spiegando che la Regione ha avviato attività sul collettamento del depuratore della zona di Silica verso Porto Salvo. Alla domanda diretta sullo stato di salute del mare della Costa degli Dei, Iannone ha risposto: “Il mare della Costa degli Dei è eccellente“.

Microalghe e mare verde: “Non sono dannose per la salute”

Altro tema affrontato è quello del cosiddetto mare verde, fenomeno segnalato in particolare nella zona di Pizzo e del golfo lametino. Iannone ha spiegato che il cambiamento di colore è legato alla presenza di microalghe, favorite da una serie di condizioni: nutrienti, alte temperature, bassi fondali e correnti. “Il mare che cambia colore è legato alla presenza di una piantina microscopica, una microalga“, ha spiegato. “Il mare è vivo, è pieno di sostanze, è pieno di strutture anche vegetali“.

Il direttore dell’Arpacal ha chiarito che il fenomeno può essere sgradevole dal punto di vista visivo, ma non equivale automaticamente a un rischio sanitario: “Le microalghe non sono dannose per la salute“. E ancora: “Nessuno vuole negare che questa sia una cosa non bella. Però le azioni le stiamo mettendo in campo da anni“. Secondo Iannone, tra le cause ci sono anche “azoto e fosforo“, nutrienti che possono provenire dall’agricoltura, dalla depurazione o dalla cattiva depurazione. Ma ha richiamato anche comportamenti illeciti: “Esiste la delinquenza che anche e soprattutto durante l’inverno elimina fanghi in mare o nei fiumi, che poi arrivano in mare“.

Depuratori sotto controllo con 70 sonde

Sul fronte della depurazione, Iannone ha annunciato il completamento di un progetto di monitoraggio sui depuratori costieri. “Quest’anno, su impulso della Presidenza, abbiamo terminato un progetto che prevedeva la posizione di 70 sonde su 70 depuratori costieri“, ha spiegato. Queste sonde consentono di controllare in tempo reale i parametri principali: “pH, temperatura, stato di ossidoriduzione, torbidità“. Il sensore, ha spiegato Iannone, è collocato all’uscita del depuratore, nel cosiddetto pozzetto fiscale. In caso di allarme, Arpacal può intervenire con Guardia costiera o carabinieri per effettuare analisi sul posto. “Non è una questione repressiva, è una questione di controllo“, ha precisato. “La Regione Calabria ha giustamente pensato, tramite noi, di tutelare i cittadini controllando quello che funziona e quello che non funziona“.

Quasi 4mila campioni di mare e 10mila di acqua potabile

In chiusura, Iannone ha dato i numeri dell’attività dell’Agenzia. “I numeri nostri sono 670 chilometri di costa“, ha detto, precisando che si tratta della costa balneabile controllata. “Abbiamo fatto 649 acque di balneazione come controlli e 3.723 campioni di mare nel periodo tra aprile e settembre. Quest’anno abbiamo allargato a ottobre“. Non solo mare. Arpacal controlla anche le acque potabili: “10mila campioni all’anno di acque potabili“. A questi si aggiungono i controlli sui corpi idrici superficiali, sui fiumi, sulle aree costiere e le analisi svolte anche a supporto dell’autorità giudiziaria. “La repressione in alcuni casi serve e serve anche per far sapere ai delinquenti che il controllo c’è“, ha concluso Iannone. Infine, il direttore generale ha ricordato che i cittadini possono inviare segnalazioni all’Urp dell’Arpacal o utilizzare il portale regionale Difendi Ambiente: “Ci daranno più lavoro, ma noi siamo contenti così“.

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