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8 Giugno 2026
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LIVE Strage di Amendolara, il Consiglio regionale si ferma: minuto di silenzio e impegno contro caporalato e sfruttamento

La seduta si apre con il ricordo delle vittime. In Aula il richiamo alla responsabilità istituzionale, alla legge regionale contro lo sfruttamento e alla necessità di dare risposte concrete ai lavoratori “invisibili”

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Il dramma di Amendolara entra nell’Aula del Consiglio regionale della Calabria e impone alla politica un momento di raccoglimento, ma anche una presa di responsabilità collettiva. La seduta si è aperta con un punto all’ordine del giorno dedicato al grave episodio che nei giorni scorsi ha scosso l’intera regione, su invito e in accordo con il presidente della Regione Roberto Occhiuto. Prima dell’avvio della discussione, l’Aula si è alzata in piedi per osservare un minuto di silenzio in memoria delle vittime. Un gesto di rispetto e vicinanza alle famiglie colpite dalla tragedia, ma anche il segnale plastico di una vicenda che non può restare confinata alla cronaca nera.

La cronaca entra in Aula

A introdurre il punto all’ordine del giorno è stato il presidente dell’Assemblea, Salvatore Cirillo. “Apriamo questa seduta del Consiglio regionale – ha detto – con un punto all’ordine del giorno che abbiamo voluto inserire su invito con il presidente della Regione, Roberto Occhiuto. Il gravissimo episodio accaduto nei giorni scorsi ad Amendolara ha scosso profondamente l’intera comunità calabrese e richiama tutti noi a una maggiore responsabilità e a un’azione istituzionale più forte sui temi del caporalato, dello sfruttamento lavorativo e della tutela della dignità delle persone”. Cirillo ha quindi auspicato che dal dibattito in Aula possa emergere “una risposta condivisa, chiara e ferma: un segnale concreto di vicinanza alle famiglie delle vittime e un rinnovato impegno della Calabria a favore della legalità, del lavoro dignitoso e della difesa dei diritti umani”. Poi l’invito all’Aula: “Chiedo a tutti i presenti di alzarsi in piedi e osservare un minuto di silenzio in memoria delle vittime”.

Il richiamo della minoranza e la manifestazione della Cgil

Nel corso della seduta è stato richiamato anche il significato politico e civile della manifestazione organizzata dalla Cgil, alla quale hanno preso parte sindacato, leader nazionali e diversi consiglieri regionali di minoranza. Dai banchi dell’opposizione e, in particolare, dal capogruppo del Pd Ernesto Alecci, è arrivato il rammarico per l’assenza della maggioranza a quella mobilitazione. Una presenza più ampia, è stato osservato, avrebbe potuto rappresentare un’immagine unitaria delle istituzioni calabresi davanti a una vicenda che travalica gli schieramenti politici. Il tema posto è quello della risposta pubblica al fenomeno dello sfruttamento: una risposta che, secondo gli interventi emersi in Aula, non può limitarsi alla condanna formale, ma deve tradursi in strumenti operativi, controlli, prevenzione e sostegno ai lavoratori più fragili.

Certificazione per le aziende sane e legge regionale contro lo sfruttamento

Tra le proposte richiamate in Aula c’è quella di dotare le aziende agricole che non sfruttano i lavoratori di una certificazione di qualità, uno strumento pensato per distinguere le realtà produttive rispettose delle regole da quelle che alimentano lavoro nero, intermediazione illecita e condizioni degradanti. È stata inoltre ricordata la legge regionale n. 9 del 2018, che prevede, tra le altre misure, la possibilità di istituire un servizio di trasporto gratuito per i lavoratori dai luoghi di residenza ai campi, l’attivazione di presidi medico-sanitari mobili, il potenziamento delle attività di tutela, informazione e formazione dei lavoratori. Misure che oggi, alla luce della tragedia di Amendolara, tornano al centro del dibattito politico. Il nodo non è solo normativo, ma riguarda l’effettiva capacità di dare attuazione agli strumenti già previsti e di trasformarli in presidi reali nei territori più esposti.

Bruno chiede la convocazione della Commissione contro la ’ndrangheta

Nel dibattito è intervenuto anche Enzo Bruno, vicepresidente della Commissione regionale contro la ’ndrangheta e l’illegalità diffusa, che ha chiesto al presidente Marco Polimeni la convocazione dell’organismo consiliare dopo la tragedia di Amendolara. Per Bruno la Commissione deve “accendere un faro sulle condizioni di vita e di lavoro dei migranti impiegati nelle campagne calabresi”, attraverso audizioni con prefetti, forze dell’ordine, Ispettorato del lavoro, organizzazioni sindacali e associazioni impegnate nell’assistenza ai lavoratori migranti. “La drammatica vicenda di Amendolara – ha affermato – impone una riflessione che non può fermarsi al pur doveroso cordoglio né limitarsi all’accertamento delle responsabilità penali che spetta alla magistratura. Di fronte a una tragedia di tale portata credo sia necessario che anche il Consiglio regionale faccia la propria parte”. Secondo Bruno, il tema investe direttamente le competenze della Commissione perché “quando si parla di illegalità diffusa si pensa spesso a fenomeni criminali immediatamente riconoscibili. Ma esiste una dimensione più profonda dell’illegalità che riguarda aree sociali nelle quali diritti, tutele e dignità delle persone risultano fortemente compromessi”.

Bruno ha poi richiamato il nesso tra marginalità sociale, sfruttamento lavorativo e possibile penetrazione degli interessi criminali. “Quando migliaia di persone vivono in una zona grigia fatta di precarietà, lavoro irregolare, assenza di tutele e condizioni abitative spesso indegne di un Paese civile – ha aggiunto – non siamo soltanto di fronte a una questione sociale. Siamo di fronte a un contesto che può diventare terreno fertile per forme di sfruttamento e di condizionamento da parte della ’ndrangheta, che prospera proprio nelle aree dove i diritti arretrano e la presenza dello Stato si indebolisce”. Da qui la richiesta di verificare “se e in quale misura esistano oggi in Calabria aree nelle quali sfruttamento lavorativo, lavoro irregolare, disagio abitativo e marginalità sociale costituiscano un ecosistema favorevole alla penetrazione degli interessi criminali”. La Calabria, ha concluso Bruno, “non può ricordarsi di questi lavoratori soltanto quando diventano vittime. Ha il dovere di conoscere come vivono, come lavorano e quali siano le condizioni che caratterizzano la loro presenza sul territorio”.

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