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8 Giugno 2026
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Salme dei braccianti uccisi ad Amendolara, Corbelli chiede il rimpatrio. Occhiuto apre ai fondi regionali

Dopo l’appello di Franco Corbelli, il governatore annuncia in Aula una norma nella prossima variazione di bilancio per sostenere l’arrivo dei familiari e il rimpatrio dei corpi

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La tragedia di Amendolara apre anche il capitolo più doloroso: il destino delle salme dei quattro giovani braccianti morti nei giorni scorsi, tre afghani e un pachistano, arrivati in Calabria per lavorare e finiti vittime di una vicenda che ha scosso l’intero Paese. Una storia che non si chiude con il cordoglio e che ora chiama in causa istituzioni regionali, Governo nazionale, rappresentanze diplomatiche e famiglie lontane migliaia di chilometri.

Il tema del possibile rimpatrio dei corpi è stato rilanciato dal leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che ha reso noto di avere ricevuto una risposta dal presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. Corbelli aveva rivolto un appello al governatore chiedendo alla Regione di farsi carico delle spese per il ritorno delle salme nei Paesi d’origine delle vittime. Aveva chiesto anche un ulteriore gesto di solidarietà verso le famiglie, con l’assegnazione di un contributo economico pari a un anno di lavoro per ciascuno dei quattro braccianti.

La risposta a Corbelli: “Serve il Governo nazionale”

Secondo quanto riferito da Corbelli, Occhiuto gli ha risposto con un messaggio WhatsApp chiarendo la posizione della Regione. “La Regione aveva già offerto la sua disponibilità dopo la tragedia di Cutro. Ma è il governo nazionale a doversi attivare perché ci sono adempimenti che riguardano i rapporti tra Paesi”, ha scritto il presidente della Regione. Una risposta che sposta il baricentro della questione anche sul piano istituzionale e diplomatico. Il rimpatrio delle salme, infatti, non riguarda soltanto il pagamento delle spese, ma anche le procedure con i Paesi d’origine, in questo caso Afghanistan e Pakistan, e i contatti con le rispettive rappresentanze diplomatiche. Corbelli ha ringraziato Occhiuto, riconoscendogli “sensibilità per le tematiche sociali” e ricordando anche “l’importante sostegno” dato alla realizzazione, a Tarsia, del Cimitero internazionale dei Migranti, definito dal leader di Diritti Civili una grande opera umanitaria.

L’annuncio in Consiglio regionale

La questione è poi entrata anche nell’Aula del Consiglio regionale, durante il lungo dibattito sul caporalato seguito alla tragedia di Amendolara. Occhiuto ha preso la parola per ultimo, a chiusura di una discussione segnata dagli interventi dei consiglieri regionali e dalla consapevolezza che la morte dei quattro lavoratori stranieri non possa essere archiviata come l’ennesima emergenza. Tutti hanno parlato. Nessuno ha rinunciato al proprio tempo. Ma è nelle conclusioni che arriva l’annuncio più concreto della seduta. Il presidente della Regione ha infatti annunciato l’intenzione di inserire nella prossima variazione di bilancio una norma regionale per consentire alla Regione di sostenere le spese necessarie all’arrivo in Calabria dei familiari delle vittime, chiamati al riconoscimento delle salme, e successivamente finanziare il rimpatrio dei corpi nei Paesi d’origine. “Sarebbero pochissime risorse”, ha spiegato Occhiuto in Aula, “ma sarebbe un gesto di civiltà nei confronti di persone che sono venute in Calabria cercando una vita migliore e che qui hanno trovato la morte”. La misura, nelle intenzioni del governatore, dovrebbe accompagnare le famiglie delle quattro vittime nelle procedure ancora necessarie per il riconoscimento ufficiale e per il rientro delle salme. Un primo intervento concreto, dal valore economico limitato ma dal forte significato umano e istituzionale.

L’appello di Corbelli: “Evitare che restino dimenticati negli obitori”

Nel suo intervento, Corbelli ha richiamato esperienze già vissute in passato. “Ho affrontato, anche con un contributo economico personale, altri casi di rimpatri di immigrati morti tragicamente e che erano stati lasciati e dimenticati per diverso tempo negli obitori di alcuni ospedali”, ha spiegato. Il leader di Diritti Civili ha sottolineato di conoscere “bene il problema e le procedure” e di avere lanciato l’appello proprio per evitare che una vicenda simile possa ripetersi anche per i quattro braccianti morti ad Amendolara.

Per evitare che si ripeta per questi quattro sfortunati immigrati regolari quello che è successo in passato per diversi altri poveri migranti di cui mi sono personalmente occupato per favorire il rimpatrio”, ha aggiunto Corbelli. Il punto, per il leader del Movimento Diritti Civili, è impedire che il destino delle salme resti sospeso tra burocrazia, assenza di contatti familiari e difficoltà economiche.

I familiari potrebbero non sapere nulla

Secondo quanto riferito ancora da Corbelli, ad oggi i corpi dei quattro giovani braccianti, tutti identificati, non sarebbero stati ancora rivendicati dai familiari. Le salme si troverebbero nell’obitorio dell’ospedale di Rossano e dovrebbero essere trasferite nel cimitero di Amendolara per i funerali, che potrebbero svolgersi tra una decina di giorni se nel frattempo nessun parente dovesse reclamarle. Corbelli avanza anche un’ipotesi precisa: “Se questa rivendicazione non è ancora avvenuta è assai probabile che ciò sia dovuto alla mancata conoscenza della strage da parte dei familiari delle quattro vittime che vivono in Afghanistan e Pakistan”. Da qui la richiesta di un intervento del Governo italiano presso le ambasciate dei due Paesi. “Sarebbe opportuno che il governo italiano intervenisse presso le Ambasciate in Italia di questi due Paesi per facilitare questa comunicazione”, ha affermato.

Il nodo tra pietà umana e diplomazia

La vicenda, dunque, non riguarda soltanto l’organizzazione dei funerali. Dentro la tragedia di Amendolara si intrecciano pietà umana, rapporti internazionali, procedure amministrative e il dovere di garantire alle famiglie delle vittime la possibilità di sapere, decidere e, se possibile, riavere i propri cari. Corbelli ha confermato l’impegno del Movimento Diritti Civili a seguire la vicenda. “Resta naturalmente l’impegno di Diritti Civili a seguire e a dare il proprio contributo per favorire il rimpatrio delle salme di questi quattro poveri immigrati nei loro Paesi”, ha concluso.

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