Per capire perché il Tribunale di Corigliano Rossano non compare più tra le possibili riaperture previste dalla riforma della geografia giudiziaria, bisogna confrontare due documenti.
Il primo è il testo illustrato pubblicamente il 21 luglio 2025 e presentato dal senatore Ernesto Rapani l’1 agosto proprio davanti all’ex tribunale di Rossano. Il secondo è il disegno di legge AC 2646, firmato dai ministri Carlo Nordio, Paolo Zangrillo e Giancarlo Giorgetti e depositato alla Camera il 3 ottobre 2025.
I due documenti hanno lo stesso impianto generale e affrontano la stessa materia. Ma nel passaggio centrale della delega al Governo, il contenuto cambia in modo significativo.
Le parole che scompaiono
L’articolo 1 affida al Governo il compito di ridisegnare la geografia degli uffici giudiziari entro dodici mesi. La differenza sta nelle operazioni che il Governo viene autorizzato a compiere.
Nel testo del 21 luglio era prevista la possibilità di ridefinire l’assetto territoriale anche attraverso il ripristino degli uffici soppressi nel 2012, l’attribuzione di porzioni di territorio a circondari limitrofi e l’istituzione di nuovi tribunali.
Nel testo depositato il 3 ottobre resta soltanto la possibilità di attribuire porzioni di territorio a circondari esistenti.
In altre parole, scompaiono proprio le due opzioni che avrebbero potuto riguardare Corigliano Rossano: il ripristino dei tribunali soppressi e l’istituzione di nuovi uffici giudiziari.
I criteri di valutazione restano invece invariati. Rimangono i riferimenti all’estensione del territorio, alla popolazione, ai carichi di lavoro e alle caratteristiche del circondario. Ma quei criteri, senza la possibilità di ripristinare o istituire tribunali, servono esclusivamente a eventuali modifiche dei confini tra uffici già esistenti.
Per questo motivo il testo depositato non vieta espressamente la riapertura di Rossano, ma non la prevede più tra le opzioni consentite dalla delega.
Scompare anche il riferimento agli immobili
C’è un’altra differenza tra le due versioni. Nel testo di luglio era previsto che il Ministero della Giustizia potesse tenere conto di accordi con le Regioni disponibili a sostenere le spese di adeguamento, gestione e manutenzione degli immobili destinati agli uffici giudiziari. Si trattava di un punto che Rapani aveva più volte indicato come decisivo per rendere sostenibili eventuali riaperture.
Anche questa previsione non compare più nel testo depositato alla Camera. La modifica interviene quindi non solo sugli strumenti giuridici per riaprire i tribunali, ma anche su uno dei meccanismi individuati per sostenerne i costi.
Il nodo della sede di Corigliano Rossano
Resta un interrogativo: perché Corigliano Rossano non era stata inserita direttamente nell’articolato già nella versione di luglio? Lo stesso Rapani, durante l’iniziativa pubblica dell’1 agosto 2025, aveva spiegato che nel novembre precedente un sopralluogo tecnico del Ministero aveva evidenziato la necessità di alcuni interventi sull’immobile dell’ex tribunale.
Da qui la scelta di non prevedere un ripristino immediato.
La spiegazione chiarisce la situazione dell’edificio, ma non risolve la questione normativa. Se il problema era legato all’adeguamento della struttura, la strada poteva essere quella degli interventi e delle convenzioni necessarie per renderla nuovamente utilizzabile.
Le tracce nelle relazioni tecniche
La documentazione allegata al disegno di legge mostra però un elemento ulteriore.
L’articolato definitivo istituisce un solo nuovo tribunale, quello di Bassano del Grappa. Di conseguenza la relazione tecnica quantifica un aumento di 7 magistrati e 25 unità di personale amministrativo.
L’analisi tecnico-normativa contenuta nello stesso fascicolo, invece, fa riferimento a un quadro diverso. In più passaggi cita espressamente i tribunali di Alba, Bassano del Grappa, Corigliano Rossano e Lucera e quantifica un fabbisogno di 20 magistrati e 100 amministrativi.
I numeri non coincidono. Sette magistrati corrispondono a un solo tribunale, venti a quattro uffici.
La differenza lascia immaginare che, in una fase precedente della stesura, l’ipotesi fosse diversa da quella arrivata in Parlamento e comprendesse anche Corigliano Rossano.
Rossano resta nell’elenco dei tribunali soppressi
Un altro elemento emerge dall’Allegato 4, che aggiorna la tabella degli uffici giudiziari soppressi nel 2012.
L’elenco viene modificato per eliminare i tribunali abruzzesi e le sezioni insulari che il disegno di legge prevede di ripristinare.
Per quanto riguarda il distretto di Catanzaro, però, continuano a comparire le voci “Rossano – Tribunale” e “Rossano – Procura della Repubblica”.
Nel testo normativo attualmente all’esame della Camera, quindi, Rossano continua formalmente a figurare tra gli uffici soppressi.
Cosa emerge dalla sequenza dei documenti
La documentazione consente di ricostruire almeno tre fasi.
Nella versione del 21 luglio la delega comprendeva il ripristino degli uffici soppressi, l’istituzione di nuovi tribunali e gli accordi con le Regioni sugli immobili.
Successivamente, come sembra emergere dall’analisi tecnico-normativa, sarebbe esistita una versione nella quale Alba, Bassano del Grappa, Corigliano Rossano e Lucera venivano istituiti direttamente.
Infine si arriva al testo depositato il 3 ottobre in cui resta solo Bassano del Grappa, la delega viene limitata alla redistribuzione di porzioni di territorio e scompare anche il riferimento agli accordi con le Regioni.
È in questo passaggio che Corigliano Rossano esce dal perimetro del provvedimento.
Cosa può ancora accadere
Sul piano normativo, il testo oggi non contiene alcuna disposizione che consenta la riapertura del Tribunale di Corigliano Rossano.
L’ufficio non compare tra quelli istituiti dall’articolo 2, non rientra tra quelli ripristinati dall’articolo 3 e non può essere recuperato attraverso la delega dell’articolo 1, che non contempla più il ripristino degli uffici soppressi.
Il procedimento parlamentare, però, è ancora aperto. Il disegno di legge è all’esame della Commissione Giustizia della Camera ed è stato abbinato a diverse proposte legislative, comprese quelle provenienti dalla Calabria.
La fase emendativa non si è ancora conclusa.
Le possibili strade, quindi, sono due: reintrodurre nella delega il riferimento al ripristino dei tribunali soppressi e all’istituzione di nuovi uffici, oppure inserire direttamente Corigliano Rossano tra i tribunali da ripristinare o istituire.
Dunque, oggi il dato politico e normativo coincide: nel testo depositato alla Camera il Tribunale di Corigliano Rossano non c’è più. Se dovrà rientrare nella riforma, bisognerò farlo attraverso una modifica della legge durante l’iter parlamentare.
Insomma, ecco spiegato perché, nel testo depositato dal governo Meloni alla Camera, non esiste più alcuna strada giuridica che consenta la riapertura del Tribunale di Corigliano Rossano.









