30 Giugno 2026
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Bandiera Blu a Falerna, basta fake e autogol: ecco perché chi la scredita fa male al territorio (VIDEO)

C’è chi critica con dati e chi liquida tutto come una “bandiera comprata”. Ma il riconoscimento si basa su criteri rigorosi e verificabili. Il vero rischio è l’autolesionismo di chi diffonde luoghi comuni e rovina l’immagine di un intero comprensorio

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Ogni anno, puntualmente, l’assegnazione della Bandiera Blu scatena un copione già visto: c’è chi esulta e chi, nascosto dietro una tastiera, liquida tutto con sarcasmo, insinuando che il riconoscimento sia frutto di favori o, peggio, di denaro.

Realtà molto meno comoda

La realtà è molto meno comoda per chi ama i giudizi facili. La Bandiera Blu non si compra. Se fosse così, i comuni più ricchi d’Italia l’avrebbero conquistata tutti da tempo. Invece viene assegnata sulla base di criteri rigorosi e verificabili: qualità delle acque di balneazione, servizi, raccolta differenziata, depurazione, sicurezza, accessibilità, educazione ambientale e gestione sostenibile del territorio. E proprio sulla qualità del mare si misura il livello di disinformazione di molti commentatori. Parlano di acque sporche senza sapere come funzionino i controlli, ignorano il ruolo dell’ARPACAL e non consultano nemmeno i dati ufficiali, pubblici e accessibili a chiunque. È molto più semplice affidarsi ai luoghi comuni che ai fatti. Falerna merita un ragionamento più serio. Chi conosce la storia del Tirreno calabrese sa che negli anni Settanta e Ottanta rappresentava uno dei poli turistici più importanti della costa. Alberghi, ristoranti, stabilimenti balneari e la mitica Happy Days, dove si esibirono artisti come Vasco Rossi, Gianna Nannini, Loredana Bertè, Gianni Morandi e Franco Califano, raccontano una stagione di grande vitalità.

Un significato diverso

Poi arrivò la crisi. Ma non fu solo la crisi di Falerna: fu la crisi di un intero modello turistico, costruito sull’idea che il mare, da solo, fosse sufficiente a garantire sviluppo. Il mercato è cambiato e con esso sono cambiate le esigenze dei visitatori. Oggi la Bandiera Blu assume un significato diverso. Non rappresenta un punto di arrivo, ma il segnale che qualcosa sta cambiando. È il riconoscimento di un lavoro amministrativo concreto, portato avanti dalla giunta del sindaco Stella, in sinergia con l’assessorato regionale all’ambiente guidato da Antonio Montuoro e con volontà di tanti operatori economici e imprenditori che stanno investendo per rilanciare il territorio. Un territorio che può contare sulla vicinanza dell’aeroporto internazionale di Lamezia Terme ,suo il primo svincolo sul mare da Milano in giù e su un’offerta capace di unire mare, collina e montagna, con una fioritura di locali molto promettente. Naturalmente una Bandiera Blu non risolve tutti i problemi: non basta un vessillo per riempire alberghi e ristoranti o per costruire un’economia turistica solida. Ma denigrare un riconoscimento di questo valore significa fare un danno prima di tutto al territorio e a chi ogni giorno lavora per renderlo più competitivo.

Tre atteggiamenti possibili

Esistono tre atteggiamenti possibili. C’è chi festeggia, ed è comprensibile. C’è chi mantiene uno spirito critico, evidenziando ciò che ancora non funziona: un contributo utile, se mosso con onestà intellettuale. E poi c’è la categoria degli “sfigati da tastiera”, quelli che trasformano ogni occasione in un esercizio di autolesionismo collettivo, screditando il proprio territorio senza conoscere i fatti. La promozione di una destinazione turistica non passa solo dalle campagne pubblicitarie o dagli investimenti pubblici, ma anche dalla responsabilità con cui i cittadini raccontano il l’hinterland in cui vivono, perché la cattiva pubblicità, soprattutto quando nasce da chi quel territorio dovrebbe difenderlo, finisce per colpire un intero comprensorio, non soltanto un singolo comune. La critica è sempre legittima. La disinformazione, invece, resta soltanto rumore.

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