Un’inchiesta della Procura di Catanzaro scuote i vertici istituzionali della Regione Calabria e i quadri della Polizia di Stato. Giuseppe Cannizzaro, attuale Commissario straordinario di Governo per le persone scomparse e già Questore di Cosenza fino al dicembre 2025, risulta iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di rivelazione di segreto d’ufficio. La vicenda, rivelata da Il Fatto Quotidiano, affonda le proprie radici nella primavera del 2025, periodo in cui i militari della Guardia di Finanza stavano sottoponendo a intercettazioni ambientali e telefoniche il Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, nell’ambito di un autonomo procedimento penale per presunta corruzione.
I riscontri investigativi si sono concentrati su un colloquio riservato avvenuto nell’ufficio del governatore a Catanzaro. Secondo le tesi formulate dai magistrati inquirenti, il dirigente della Polizia di Stato avrebbe condiviso con il presidente della giunta regionale informazioni coperte da segreto istruttorio relative a un fascicolo parallelo, gestito dalla Procura di Cosenza, concernente l’attività del giornalista Gabriele Carchidi, direttore del portale d’informazione lacchite.blog. Per i pubblici ministeri titolari del fascicolo, Cannizzaro non disponeva di alcun titolo formale per interessarsi a quelle indagini e, a maggior ragione, per discuterne con Occhiuto, il quale figura nella vicenda come mero recettore delle confidenze e non come istigatore, rimanendo di conseguenza escluso dal registro degli indagati.
La carriera di Cannizzaro e la strategia della difesa
Il prefetto Giuseppe Cannizzaro, sessantaduenne originario di Messina, vanta una lunga carriera nei contesti territoriali a più alta densità criminale della Calabria, avendo diretto uffici investigativi e commissariati nella Locride, a Cittanova, Gioia Tauro e Reggio Calabria. Il funzionario, che gode di una consolidata considerazione da parte del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del Capo della Polizia Vittorio Pisani, ha ricevuto l’invito a comparire nel dicembre 2025. In sede di interrogatorio dinanzi ai magistrati, l’indagato ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere su stretto parere dei propri legali difensori.
Il sostituto procuratore Stefania Caldarelli e il procuratore aggiunto Giulia Pantano stanno completando la valutazione degli elementi probatori per determinare se formulare una richiesta di archiviazione o procedere alla notifica dell’avviso di chiusura delle indagini preliminari, atto propedeutico alla richiesta di rinvio a giudizio. Nei confronti del rappresentante dello Stato rimane pienamente valida la presunzione di non colpevolezza fino a un eventuale pronunciamento definitivo.
Lo scontro editoriale e il dissequestro del portale web
La vicenda giudiziaria si innesta in un lungo e aspro contenzioso legale tra il governatore calabrese e Gabriele Carchidi, sessantunenne giornalista alla guida di una testata locale nota per le sue inchieste e i duri attacchi alle nomenclature politiche del territorio. Carchidi registra al suo attivo numerose querele e condanne definitive per diffamazione a mezzo stampa, incluse diverse sentenze sfavorevoli depositate presso la Corte di Cassazione nei primi mesi del 2026. Proprio a seguito degli esposti presentati da Occhiuto, il giudice per le indagini preliminari di Cosenza, Letizia Benigno, aveva ordinato il 18 febbraio 2026 l’oscuramento telematico del sito d’informazione, ravvisando il superamento dei limiti della continenza formale e l’uso di un registro linguistico ritenuto lesivo della reputazione personale del politico.
Il provvedimento di sequestro preventivo è stato successivamente ribaltato dal Tribunale del Riesame di Cosenza, presieduto dal magistrato Marco Bilotta. Accogliendo il ricorso presentato dal difensore di Carchidi, l’avvocato Nicola Mondelli, il collegio giudicante ha disposto il dissequestro del portale il 21 marzo 2026, argomentando la decisione con una specifica valutazione sul ruolo delle figure pubbliche nel dibattito democratico:
“L’efficienza causale della penna (anzi, deldito sul pc) perde vigore tenuto conto del ridotto numero di articoli realmente diffamatori, è evidente al collegio che articoli del tenore di quelli richiamati non possano causare stati d’animo così intensi e pregiudizievoli nei confronti di un uomo pubblico, che si mette in gioco, che si espone e si deve esporre alle critiche della minoranza, peraltro ben consapevole dell’appoggio della maggioranza dei cittadini calabresi, che lo hanno eletto e lo hanno rieletto. I contenuti critici hanno sempre ad oggetto la veste pubblica di Roberto Occhiuto, la sua persona in quanto coinvolta in fatti di pubblico interesse”.









